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Parroco come Robin Hood: non è peccato rubare ai ricchi

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«Basta suicidi, prendiamo i soldi ai ricchi per darli ai poveri». L'urlo disperato arriva da un parroco di periferia. La tragedia di Civitanova Marche ha lasciato il segno. I tre suicidi figli della crisi, pesano sulle coscienze e per don Enrico Torta, parroco di un quartiere ai limiti di Mestre, dove la città confina con quel che resta di campagna nel comune di Venezia, rappresentano una realtà che si rifiuta di accettare. Solo il giorno prima a Spinea, un paese dell’hinterland veneziano, un artigiano di 46 anni sposato e papà di una bambina, si era impiccato nella casa pignorata. Nel Veneto sono già 65 le vittime della crisi. Una strage di fronte alla quale don Torta, novello Robin Hood, ha sentito il bisogno di dire “Basta!”. Uno sfogo affidato al foglietto parrocchiale che forse non aiuta a risolvere i problemi ma che fotografa il clima di u na comunità. “Non capiti mai”, scrive don Torta, “che un mio parrocchiano sia tentato di uccidersi: insieme, io per primo, lo aiuterò a prendere i soldi che gli servono da chi si è arricchito sulla pelle dei poveri, perché sopravviva”. Parole pesanti come pietre, tanto più se pronunciate da un parroco che di fronte al testo del biglietto lasciato dai coniugi di Civitanova Marche: “Quando ho letto quel biglietto, nel quale marito e moglie scrivevano “scusateci ma abbiamo una dignità”, mi sono sentito annichilito, meno di niente. Questo è un macigno che dobbiamo portarci tutti sulla coscienza, perché quanto successo, anche in tono minore, ci sta attorno, quasi sempre vediamo simili situazioni ma non vogliamo guardarle e saperne portare il peso. Non dovete essere voi”, continua il parroco rivolto alla coppia suicida, “che dovete chiedere scusa a noi. Siamo noi che dobbiamo chiedere perdono a voi se siete arrivati a questo punto di disperazione di togliervi il dono più grande che è la vita”.
Le parole di don Torta nono hanno lasciato indifferente il patriarcato. Monsignor Valter Perini, vicario episcopale per l’evangelizzazione, non solo ha approvato le parole del parroco, ma ha rincarato la dose:”Questo è il grido di dolore di un pastore che, come ha detto Papa Francesco, ha l’odore delle pecore”. Monsignor Perini cita la teologia morale della Ciesa:”Quando una persona è ridotta agli stenti può appropriarsi di un bene altrui e procurarsi il cibo necessario per vivere. Ciò che ruba non è furto è l’applicazione del diritto naturale primario. Dio ha destinato i beni della terra universalmente a tutti gli uomini. La strada migliore è quella di trovare chi ti aiuti con forme di legalità, ma la dottrina della chiesa parla chiaro”.
Da "La Repubblica" dell'8.04.2013

Credits

A cura di Paola De Monte
In redazione:
Maria Chiara Beraneck, Natascia Cerqueti, Marco Pompi, Gianfranco Rossi

Francesca Sforza



Francesca Sforza lavora alla Stampa dal 1999. Ha trascorso quattro anni a Berlino come corrispondente e due anni a Mosca. Nel corso di questo periodo all’estero è stata più volte inviata in Polonia, in Repubblica Ceca, in Slovenia e a più riprese nel Caucaso. Il suo libro “Mosca-Grozny: neanche un bianco su questo treno” (2006, Salerno Editrice) ha vinto il Premio Antonio Russo  e il Premio Maria Grazia Cutuli. Dal 2007 al 2011 ha lavorato a Torino come caporedattore del Servizio Esteri. Attualmente è responsabile dei contenuti digitali della redazione romana per il sito www.lastampa.it

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