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Lettere dal 14 al 20 maggio

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Gentile redazione,
grazie per la profondità, la bellezza e” il pensiero altro” delle vostre trasmissioni. Vi seguo saltuariamente ma mi dà un piacere particolare sapere che quando sono a corto di nutrimento dell’anima, posso alimentarmi attraverso le vostre trasmissioni. Vi scrivo per  suggerirvi, di  aiutarmi a riflettere su una tematica che mi sta particolarmente a cuore: La promozione della spiritualità del bambino in una scuola sempre più multietnica. Sono una maestra di una scuola multietnica di Milano e mi accorgo che a volte nel timore di offendere i diversi credi religiosi  si evita di parlare con i bambini di valori come la fraternità, il perdono;le festività come il Natale, la Pasqua vengono fatte passare in sordina; si  crede di sbagliare perfino nel proporre le storie universali della Bibbia. Di contro sento invece un grande bisogno del bambino di confrontarsi con il sacro, i grandi ideali, l’Assoluto. E allora come conciliare il rispetto per le altre fedi senza far diventare la scuola un luogo che non  prende  in considerazione la spiritualità dell’uomo.Se già nel passato vi è capitato di affrontare questa tematica, vi sarei grata, se mi suggeriste qualche autore che si è occupato di questa tematica che io sento molto urgente e attuale.
Cordiali saluti
Anna Maria Latrofa
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Gentile signora Caramore,
sono vecchia e lo capirà subito dal mio argomentare e dai miei problemi. Rai 3 è il sottofondo della mia vita di pensionata casalinga, ormai lenta anche nei lavori domestici. Ascolto, mi rassereno navigando a mezz'aria fra la quotidianità in cui mi dibatto e l'atmosfera meno pedestre in cui vorrei vivere questi miei ultimi anni. Normalmente la cosa mi basta.Ma oggi, 15/5/11, ho avuto un piccolo momento di ribellione: Lei ed il suo interlocutore stavate disquisendo a fondo, analizzando termini che in fondo sono traduzioni e traduzioni , su Davide e Salomone. Mi perdoni, sono profondamente ignorante, molto desiderosa di superare il mio handicap, ma cosciente che non ne ho più il tempo: ma per favore mi spieghi: queste analisi da fino dell'antico Testamento non riguardano solo gli studiosi che hanno ben altri ambienti e modi per affrontarli fra loro? Chiedo ancora scusa, ma proprio in questi giorni rileggevo un testo della Zarri in cui diceva una cosa così consolante per i poveri di spirito come me: lei stessa trovava che certi Salmi non sono così vicini al nostro vivere ed allora perchè affannarci a capire cosa vogliono dire quando parlano di nemici che ci vengono addosso per distruggerci ecc.? C'è Dio che ci perdona e ci accoglie, c'è l'erba che al mattino nasce e la sera appassisce, c'è la vita che dura 60, 70, 80 anni per i più forti, a questo ci arrivo e so di avere tanti limiti: ma parlare della costruzione del tempio e di cosa c'era dentro e cosa voglia dire mi fa venire in mente "il sesso degli angeli" ed in questi momenti così neri non vorrei che fosse un modo per stare lontani dalla realtà. La prego di perdonarmi, mi auguro sinceramente che non mi risponda perchè immagino quale risposta mi merito, ma ho solo voluto raccontarle quale tipo di ascoltatori può esserci nelle sue mattine, perchè abbia un piccolo pensiero anche per noi.
Con stima, riconoscenza e simpatia
M.Ricci
Bologna
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Sembra un "miracolo" avere una trasmissione come questa: insegnamento di etica e di libertà.
Cordialità
Liliana Rigamonti
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L'economia non ha bisogno di un'etica. L'economia è una espressione dell'etica così come si manifesta. Adam Smith era un filosofo morale e le sue riflessioni erano "filosofia etica". Può darsi che l'economia illuminista di Adam Smith non sia conforme al cristianesimo, ma questa è un'altra questione.
La mia impressione è che Hans Kung parli da cristiano, il che è
comprensibile. Ma non esaurisce tutte le possibilità. L'evoluzione mostra che non ci sono regole precostituite. La crisi del cristianesimo è molto più profonda di come Hans Kung pensi. Darwin lo spiega, se lo si legge in profondità. Le norme etiche sono una espressione del nostro volere. Il problema è voler fare astrazione di concetti etici e pensare che essi siano cogenti nella realtà: giustizia, onestà, ec. sono esempi di tali astrazioni.
Saluti.
BC.
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Ho sentito per puro caso, e purtroppo solo in parte, la vostra trasmissione di oggi.
Interessantissimo e molto bello quel poco che ho sentito. Meraviglioso sentir parlare di etica, e sentir difendere le parole di Padoa-Schioppa sulle tasse, a suo tempo irrise naturalmente da molta parte della nostra squallida ed insipiente casta politica. Importanti gli interventi di Hans Kung...
Cristina Bigazzi 
Arezzo
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Di quando in quando nella sua trasmissione viene citata la storia che esistono nel mondo circa una quarantina di persone che con le loro sofferenze ingiuste e non meritate salvano il resto dell'umanità.
Le sarei molto grato se potesse essere più esplicita indicandomi la fonte e raccontando in modo esauriente la storia. La mia conoscenza per altro piuttosto limitata, non sono credente e da quando avevo quindici anni che non ho più frequentato la chiesa, comprendeva solo la storia di Giobbe. La ringrazio fin da ora per una sua risposta.
Saluti.
G.Cavallo 
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Finalmente una boccata di ossigeno: "ONESTA' " di Hans Kung. E' una vita che cerco ciò che abbiamo in comune al di sopra delle parrocchiette religiose, politiche, artistiche, sportive ed ogni altra claustrofobica cultura o somma di pigre abitudini. L'autore nei suoi scritti precedenti lo si sentiva avvicinarsi ad una cultura universale dell'agire pratico ad uso di tutti in questo sempre più  piccolo mondo dagli attriti sempre più pericolosi fra costumi di vita diversi. Grazie a LUI e grazie anche a voi  per la trasmissione.
AntonioFrancescoSarmi
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Buongiorno sig.ra Caramore (e a tutta la preziosa Redazione ),
continuo a seguire le belle trasmissioni sulla Bibbia e non osso che ringraziarvi per l'opportunità che ci date di entrare dalla via più stretta (quella della riflessione profonda ) nel mistero di questo libro fondativo della nostra civiltà. Scrivo, più che per esprimere questi sentiti ma ovvii ringraziamenti, per
esprimere il mio stupore per l'esaltazione della figura Davidica che è propria della tradizione ebraico/cristiana: come è possibile che un uomo che ha  infranto tutti i comandamenti tranne il primo ( "non avrai altro dio al di fuori di me" ci insegnavano al catechismo ) sia preso a modello del Messia ? Basta avere una fede profonda nel Dio di Israele e tutto il resto passa in secondo piano ? Ed i miti ? Non dovrebbe essere loro il Regno dei Cieli ? Non capisco proprio: cosa ha di così grande quest'uomo da giustificarne l'unzione ? Francamente mi sembra solo una deludente esaltazione ex-post dell'uomo più potente della storia del Regno di Israele di cui giustifica la forza con un presupposto benvolere divino. Se questo è il modello dell'unto del  Signore allora gli uomini che guardano alla moralità ( non si è detto tante volte che la religione giudaica si caratterizza per la centralità data ai valori morali ? ) non possono che rifiutarlo. Ne esce molto meglio Uria ( il marito di Betsabea ) che appare di una dirittura morale ben maggiore ! Sono sconcertato: mi piacerebbe sentire una spiegazione da qualcuno dei vostri bravissimi collaboratori ed anche le opinioni degli altri ascoltatori.  Vi autorizzo, a questo scopo, a pubblicare il mio indirizzo e-mail.
Un saluto sincero. 
Paolo Guglielmetti
paologuglie@libero.it
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Gentile Gabriella Caramore,
ho iniziato a seguire le letture accompagnate della Bibbia, nelle mie ero rimasta alla guerra Moabita. Ho ascoltato la recitazione dei brani, ma ad un punto ho trovato che "cuore in ascolto", la Bibbia di Gerusalemme me lo restituiva con "cuore docile", mi è parso diverso di sgnificato e poichè mi è piaciuta la vostra proposta, volevo chiedere da quale fonte attingete per la traduzione dei testi. Un'altra domanda: nel passaggio in cui Lei rifletteva con Carucci Viterbi sulle condizioni poste nella fedeltà a Dio, egli ha fatto riferimento ad un "sistema" e ad una "strategia" tramandati. E perciò pensavo: la vicenda di Abramo e Isacco non è prova nell'ascolto della parola divina risieda l'inatteso e l'imprevedibile? Se così: a cosa servono un sistema ed una strategia? Se servissero a garanzia di fedeltà a Dio - invece di una verifica quotidiana e di una ricerca - non significherebbe che siamo già eterni? Come ieri leggevo in una nota su Simone Weil e la sua così definita: "eternità del presente"?
Ringraziando per l'attenzione, Le porgo cordiali saluti.
Rita Bagnoli



 

Credits

Un programma di Gabriella Caramore
a cura di Paola Tagliolini
regia di Ornella Bellucci
consulenza musicale di Cristiana Munzi
in conduzione Benedetta Caldarulo,
Irene Santori
(Storie)
Gabriella Caramore (Questioni)
Via Asiago n. 10 - 00195 Roma

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