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Anonimato per i soldi in Svizzera

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L´Italia potrebbe incassare da un minimo di 3 miliardi ad un massimo di 30, se trovasse un accordo con la Svizzera per tassare i capitali clandestini detenuti da cittadini italiani nelle banche elvetiche. Ma dovrebbe rinunciare - come, peraltro, è già avvenuto con lo scudo Tremonti - a conoscere nome e cognome degli evasori. Un accordo del genere, in questi giorni, è stato raggiunto, infatti, dopo la Germania, anche dal Tesoro britannico. Il governo di Londra stima di ricavarne fra i 5 e i 6 miliardi di euro in tasse, sinora, evase da cittadini britannici, che saranno pagate nel 2013, ma verranno parzialmente anticipate dalle stesse banche svizzere.
In sostanza, per gli evasori inglesi, come per quelli tedeschi, si tratta di una sanatoria, il cui conto, peraltro, risulta più salato di quello pagato, ad esempio, dagli evasori italiani con lo «scudo fiscale» che ha consentito loro di chiudere ogni pendenza con il fisco, versando il 5% dei soldi clandestini. Gli inglesi, invece, dovranno pagare, una tantum, a titolo di sanatoria, una cifra oscillante fra il 19 e il 34% del capitale non dichiarato in patria e detenuto in Svizzera. Contemporaneamente, scatterà la tassazione per il futuro: il 48% sul reddito degli investimenti (e, quindi, cedole di obbligazioni, dividendi azionari, interessi passivi) più il 27% sui capital gain dei conti titoli appoggiati alle banche.
Quanto potrebbe ricavare l´Italia da un accordo simile? Nessuno sa quanti soldi gli italiani abbiano in Svizzera. Una stima, però, si può tentare. Alla Banca d´Italia si valuta che gli italiani detengano illegalmente all´estero circa 50 miliardi di euro in depositi bancari e fra 80 e 130 miliardi di euro in azioni, obbligazioni, fondi. Quindi, fra i 130 e i 180 miliardi di euro. Dai dati dello scudo fiscale, si ricava che due terzi dei fondi erano in Svizzera. Se questa proporzione si potesse applicare anche ai capitali rimasti illegali, ne risulterebbero fra gli 85 e i 120 miliardi, ancora nascosti nelle banche elvetiche. Un´aliquota effettiva del 25% consentirebbe, dunque, di incassare circa 20-30 miliardi. Questo, tuttavia, presuppone che l´intero ammontare di capitali illegali emerga effettivamente. In via prudenziale, i tedeschi stimano di non recuperare, a titolo di sanatoria, più di 4 miliardi, ogni 100 miliardi di soldi clandestini. Adottando la cautela tedesca, l´incasso italiano della sanatoria si ridurrebbe ad una cifra fra i 3 e i 5 miliardi di euro.
Una cifra comunque consistente. Ma il punto chiave degli accordi con inglesi e tedeschi è la concessione che Berlino e Londra hanno fatto a Berna e alle sue banche. In buona sostanza, la tassazione dei capitali clandestini sarà gestita direttamente dagli istituti di credito svizzeri, che tratterranno l´imposta, su ogni conto che ritengano appartenere a qualcuno residente in Germania o in Gran Bretagna. Londra e Berlino avranno, dunque, i soldi, ma non sapranno nome e cognome dell´evasore. La leggendaria privacy delle banche svizzere è salva. E´ il punto su cui, in Inghilterra, sono esplose le polemiche, con il governo Cameron accusato di favorire, di fatto, gli evasori. Ed è il punto su cui il ministro dell´Economia, Tremonti, ha deciso, per una volta, di fare la faccia feroce, dimenticare lo scudo e rifiutarsi di accettare le condizioni delle banche svizzere, bloccando ogni ipotesi di accordo, sulla falsariga anglo-tedesca. In questo modo, Tremonti si è, in effetti, schierato sulla posizione della Ue, che aveva iniziato a negoziare con la Svizzera un accordo assai meno compiacente, in materia di privacy. Il problema è che Londra e Berlino, con scarso spirito europeo, hanno preferito incassare i soldi, subito e comunque. E, dopo aver portato dalla loro parte Gran Bretagna e Germania, è assai difficile che le banche svizzere finiscano per accettare un accordo più intrusivo.

Credits

A cura di Paola De Monte
In redazione:
Maria Chiara Beraneck, Natascia Cerqueti, Marco Pompi, Gianfranco Rossi

Francesca Sforza



Francesca Sforza lavora alla Stampa dal 1999. Ha trascorso quattro anni a Berlino come corrispondente e due anni a Mosca. Nel corso di questo periodo all’estero è stata più volte inviata in Polonia, in Repubblica Ceca, in Slovenia e a più riprese nel Caucaso. Il suo libro “Mosca-Grozny: neanche un bianco su questo treno” (2006, Salerno Editrice) ha vinto il Premio Antonio Russo  e il Premio Maria Grazia Cutuli. Dal 2007 al 2011 ha lavorato a Torino come caporedattore del Servizio Esteri. Attualmente è responsabile dei contenuti digitali della redazione romana per il sito www.lastampa.it

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