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Credibilità

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La credibilità è il farmaco salvavita che serve all'Italia, preda di mercati incattiviti che hanno portato lo spread a toccare la soglia dei 500 punti e il "costo" dei titoli decennali al 6,68%, tre volte più della Germania. La fiducia, che della credibilità è gemella, si conquista con la fatica degli impegni presi e rispettati, con la tenacia nel persuadere gli scettici della bontà dei propri argomenti. Rispetto alle crisi del passato l'opinione pubblica cui rendere conto, prima della nostra, è quella dell'Europa e del mondo. Cittadini, risparmiatori che ragionano e operano con i ritmi forsennati del tempo reale. Il tempo è il più grande privilegio per un Paese sotto osservazione. Non a caso non ne abbiamo. L'Europa non ce ne ha dato: restano tre giorni per chiarire date e misure per attuare i contenuti della lettera inviata al commissario Olli Rehn. È un programma con cui, di fatto, l'Italia riscrive, da capo a piedi, quel contratto sociale che 20 anni di riforme hanno solo scalfito o rivisto in modo parziale e incongruo. Le richieste dell'Europa, che oggi e domani sguinzaglia i suoi ispettori nei corridoi del palazzone di Via XX Settembre e di Palazzo Chigi, sono imperative. Esamineranno con puntiglio spietato un Paese che ha ampliato i suoi squilibri sociali e ha sprecato capitale umano; che conosce le liberalizzazioni solo come propaganda; che alimenta un sistema di welfare senza avere le risorse necessarie; che distrugge un territorio perché ha scelto di non averne cura; che prova e riprova a realizzare un elenco – sempre lo stesso – di infrastrutture mai cantierabili. Il premier dimissionario ha preso tempo; qualunque sia ora l'esito di questa ennesima transizione della politica, non va smarrita la bussola delle riforme. Servono a tutti, vanno fatte. Tatticismi di maggioranza e opposizione, traccheggiamenti, duelli personali, furbate ci porterebbero solo al default.
(a.o.)

Credits

A cura di Paola De Monte
In redazione:
Maria Chiara Beraneck, Natascia Cerqueti, Marco Pompi, Gianfranco Rossi

Francesca Sforza



Francesca Sforza lavora alla Stampa dal 1999. Ha trascorso quattro anni a Berlino come corrispondente e due anni a Mosca. Nel corso di questo periodo all’estero è stata più volte inviata in Polonia, in Repubblica Ceca, in Slovenia e a più riprese nel Caucaso. Il suo libro “Mosca-Grozny: neanche un bianco su questo treno” (2006, Salerno Editrice) ha vinto il Premio Antonio Russo  e il Premio Maria Grazia Cutuli. Dal 2007 al 2011 ha lavorato a Torino come caporedattore del Servizio Esteri. Attualmente è responsabile dei contenuti digitali della redazione romana per il sito www.lastampa.it

Rassegna stampa
del 1 ottobre

Quello che Putin non dice - Franco Venturini - Corriere della Sera

Ripartiamo dalla maternità - Barbara Stefanelli - Corriere della Sera

"Ma dopo anni si intravede uno spiraglio" - Int. a De Mistura di Massimo Gaggi - Corriere della Sera

"No ai fondamentalisti in nome del Vangelo" - Int. a Walter Kasper di G.Guido Vecchi - Corriere della Sera

Padri naturali - Massimo Gramellini - La Stampa

Alla casa non serve solo meno fisco - Franco Bruni - La Stampa

Burocrazia, un dietrofront tra le vigne - Michele Brambilla - La Stampa

Perché difendo Obama l'indeciso - Thomas L. Friedman - La Repubblica

Libia, l'occidente cambia inviato - Vincenzo Nigro - La Repubblica

Gender, la fabbrica del pregiudizio - Maria Novella De Luca - La Repubblica

Le 2 Chiese divise su divorzio e famiglia - Paolo Rodari - La Repubblica

C'è un problema tra l'Italia e la Francia - Non solo Libia e non solo Siria - Il Foglio

Separati, non abbandonati - Maurizio Crippa - Il Foglio

La forza di vivere - Marina Corradi - Avvenire

Se questa è democrazia - Sotto attacco - Il Fatto Quotidiano 

Giannini: "Partita la caccia, il premier ha slegato i cani" - Int. a Massimo Giannini - Il Fatto Quotidiano

Mare nostro - Stop trivelle - Il Manifesto

"300 mila firme non bastano" - Int. a Pippo Civati di Daniela Preziosi - Il Manifesto



 


La Nuova Ecologia - il mensile di Legambiente di luglio-agosto 2015




Attenuare il rischio climatico rinaturalizzando le città. Adottare stili di vita flessibili per
vivere meglio e sprecare meno. Sorella resilienza. Così possiamo cogliere la sfida del cambiamento e salvaguardare la casa comune dell'umanità. All'interno un'intervista a James Lovelock. 


sito de La nuova ecologia

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