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Anatolij, immigrato morto da eroe

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“Anatolij era un uomo perbene che ha avuto il coraggio di opporsi alla prepotenza. Morto a 38 anni per mano assassina. Gli siamo grati per l’esempio estremo che ha dato a tutti noi”. L’ingresso del supermercato è coperto da una grande corona di fiori, sulla saracinesca abbassata il cartello di lutto e di rabbia. Davanti, sul marciapiede, mazzi di fiori sistemati con ordine e subito disidratati dal sole impietoso, i bigliettini sono di persone che conoscevano bene quell’uomo, come tutti in queste strade: “Serva il tuo sacrificio a rendere migliori tutti noi. Riposa in pace, Eroe”, ha scritto  una mano un po’ tremante. “Il nostro eroe. Riposa in pace” la frase è in stampatello e le rose rosse sono avvolte in un ricciolo di rete viola, il colore del lutto. Altri fiori, tanti, sono anonimi.

La casa di Anatolij si trova giusto alle spalle del luogo dove l’uomo ha trovato la morte. Dietro il cancello di un bel parco, c’è una porta sul ballatoio tinteggiato di fresco color crema: all’interno c’è Nadyia, la vedova, che riesce solo a ripetere meccanicamente il nome del suo uomo ed è protetta da uno stuolo di carabinieri.

Quando è arrivato in paese, otto anni fa, Anatolij aveva tanti capelli biondi, una bella moglie al suo fianco e una piccina di sette anni con gli occhi grandi e impauriti. Adesso quella chioma bionda se n’era andata ma il sorriso gentile e lo sguardo da persone pulita erano gli stessi del giorno in cui era arrivato.

Il lavoro da operaio edile gli piaceva, anche dare una mano agli altri gli piaceva. Raccontano adesso tra le lacrime i vicini che lui non si faceva pregare, se c’era qualcosa in casa che aveva bisogno di manutenzione lui ci provava e se ti azzardavi a dargli dei soldi ti guardava storto: “andiamo a prenderci un caffè? Offro io”. Dentro al parco oggi ci sono dolore e sconforto, pochi hanno voglia di parlare, tutti ricordano quella famiglia che usciva felice di domenica: “ il papà spesso teneva per mano entrambe le figlie”. Perche negli otto anni trascorsi in Italia era arrivata anche un’altra bimba che oggi ha un anno e mezzo, e l’altro giorno ha guardato due assassini che le uccideva il papà. L’eroe che ha perduto la vita per fermare due rapinatori, nei racconti dei vicini e degli amici, diventa una persona normale con una vita normale , senza eccessi. Solo famiglia e lavoro, nessuna uscita serale con gli amici, nemmeno le partite di calcetto. Svegli all’alba per Anatolij, chè i cantieri iniziano a muoversi presto. Ad avviare la grande a scuola e la piccola al nido ci pensava Nadyia che subito dopo andava a fare la colf. L’ultimo impiego era comodo, proprio a castello di Cisterna in modo da conciliare il lavoro e la gestione della casa. Perfettamente integrata nella comunità locale(tante classa operaia e poca borghesia a Castello), sulla famiglia Korol non c’è nemmeno una macchia. Nessuno ha mai sentito marito o moglie alzare la voce, tutti raccontano dei sorrisi grandi e gentili che la coppia era capace di offrire in ogni momento: una maniera di affrontare la vita che era stata trasmessa anche alla figlia maggiore e che la piccina stava imparando. Ieri mattina il sindaco Clemente Sorrentino ha deciso che i funerali di Anatolij saranno a spese del Comune e che quel giorno sarà proclamato il lutto cittadino: “è il minimo che possiamo fare per rendere omaggio a una persona della nostra comunità che ha compiuto un gesto coraggioso ed eroico. Vorremo anche seppellirlo qui”. Poi è andato a casa della famiglia Korol per abbracciare la vedova e le bimbe (…)

 

continua sul quotidiano Il Mattino

 

Credits

A cura di Paola De Monte
In redazione:
Maria Chiara Beraneck, Natascia Cerqueti, Marco Pompi, Gianfranco Rossi

Francesca Sforza



Francesca Sforza lavora alla Stampa dal 1999. Ha trascorso quattro anni a Berlino come corrispondente e due anni a Mosca. Nel corso di questo periodo all’estero è stata più volte inviata in Polonia, in Repubblica Ceca, in Slovenia e a più riprese nel Caucaso. Il suo libro “Mosca-Grozny: neanche un bianco su questo treno” (2006, Salerno Editrice) ha vinto il Premio Antonio Russo  e il Premio Maria Grazia Cutuli. Dal 2007 al 2011 ha lavorato a Torino come caporedattore del Servizio Esteri. Attualmente è responsabile dei contenuti digitali della redazione romana per il sito www.lastampa.it

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La Nuova Ecologia - il mensile di Legambiente di luglio-agosto 2015




Attenuare il rischio climatico rinaturalizzando le città. Adottare stili di vita flessibili per
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