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Contro i beni comuni, con Ermanno Vitale

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Negli ultimi anni i ‘beni comuni’ sono diventati la parola d’ordine di quella parte della sinistra che si oppone alla riduzione dei rapporti economici e sociali a una pura logica mercantile. Una logica che ha via via permeato anche la dimensione pubblica. Sono tesi che scaldano il cuore di chi a ragione si batte contro il capitalismo ma che a una lettura più riflessiva appaiono retoriche, superficiali, incoerenti, inadeguate e contraddittorie.“Sotto l’aspetto di una proposta rivoluzionaria – una comunità politica fondata sulla primazia dei beni comuni – si nasconde, o meglio riaffiora, una visione del mondo premoderna, una regressione romantica al medioevo, visto letteralmente come luogo di una vita comunitaria felice ed ecologicamente equilibrata”, si crea e ipostatizza infatti un passato ideale e idilliaco in cui la comunità avrebbe gestito i beni comuni per il bene di tutti.

Inoltre nella nostra costituzione non c'è traccia di gestione comune o comunitaria di beni. La proprietà è definita piuttosto come privata o pubblica, questo perché una gestione comunitaria potrebbe creare gruppi di potere all'interno della comunità stessa “ciò che sembra premere ai costituenti è soprattutto – e non è poco, e andrebbe riscattato dall’oblio – che la proprietà privata non sia in contrasto con l’interesse generale dello stato e con i diritti fondamentali della persona e del cittadino”.

La mistica dei beni comuni diventa così il peggior nemico interno di un costituzionalismo di diritto privato che sappia davvero porre limiti alla pura logica del profitto e fa a pugni i con il tentativo di definire idee chiare e distinte, argomenti radicali ma comunque razionali, com’è caratteristico della tradizione illuministica europea che Vitale cerca qui di difendere.

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Credits

Carlo D'Amicis,Michele De Mieri,Lea Gemmato, Clementina Palladini, Daniela Pirastu, Laura Zanacchi, Regia di: Benedetta Annibali A cura di: Susanna Tartaro
Conduce: Loredana Lipperini

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