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Quei segnali preoccupanti ignorati per troppo tempo

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Hanno deciso di chiudere per 4 mesi le porte di quell’abisso chiamato Cocoricò, il discotecone tempio dello sballo per migliaia di ragazzi, spesso minorenni, e piazza di spaccio controllata da pusher coetanei: un posto dove soltanto il sorgere del sole procurava la certezza d’essere ancora vivi.

Il provvedimento è stato deciso dalla questura di Rimini dopo la morte di Lamberto Lucaccioni, che aveva 16 anni e la mnotte del 18 luglio vuotò mezza bottiglietta d’acqua con dentro 0,3 grammi di Mdma (ecstasy). Prima di lui, altri morti, ragazzi finiti nel sonno del coma, uno ha dovuto cambiarsi il fegato.

Al Viminale è venuto poi il sospetto che certe notti devastanti, tra droga e alcol, siano abitualmente in cartellone non solo a Riccione, ma anche in altre località d’Italia: così sono stati annunciati controlli più rigorosi e una maggiore severità nel giudicare se un locale può restare aperto o se invece sia più prudente procedere con la sua chiusura.

Insomma le autorità, le istituzioni, sia pure in ritardo, si muovono. E questa, nonostante tutto,  parrebbe comunque una buona notizia: purtroppo poi arrivano i lanci delle agenzie di stampa con le dichiarazioni di numerosi politici, locali e non, che tolgono, letteralmente, il fiato.

L’onorevole riminese Sergio Pizzolante, vicepresidente dei deputati del gruppo Area Popolare (Ncd-Udc), definisce ad esempio la chiusura del Cocoricò una “misura eccessiva”. E aggiunge: “Penso che la chiusura di un locale non serva per combattere il fenomeno della droga, ma sia soltanto un capro espiatorio”. Ancora una volta la politica si dimostra inadeguata: da un lato si preoccupa di difendere briciole di consenso tra il proprio elettorato senza provare imbarazzi o sensi di colpa; dalla’altra, in Parlamento, si ostina a ignorare un fenomeno che non è nemmeno più emergente, ma diffuso e definitivo: l’uso delle nuove droghe tra i giovani. Le discussioni, in Transatlantico e nelle commissioni competenti, sono ferme al divieto per droghe di un’altra epoca: cocaina, eroina, cannabis. Mentre oggi le droghe hanno composizioni chimiche devastanti, nomi nuovi e accattivanti, sono vendute anche sul web.

Insomma, c’è un ritardo di sensibilità e conoscenza che penalizza anche il mondo dei genitori. Venerdì notte, nella bolgia assordante del Cocoricò, ad ascoltare Martin Garrix c’erano migliaia di ragazzini e ragazzini di ogni ceto sociale. Facce appena uscite dall’adolescenza, tumefatte dalla vodka, eccitate da chissà quale caramella sintetica. “Ciao, io vado a ballare”. La vecchia cara frase, che oggi fa venire i brividi e lascia le mamme con l’abat jour del comodino accesa. 

sito del Corriere della Sera 

Credits

A cura di Paola De Monte
In redazione:
Maria Chiara Beraneck, Natascia Cerqueti, Marco Pompi, Gianfranco Rossi

Francesca Sforza



Francesca Sforza lavora alla Stampa dal 1999. Ha trascorso quattro anni a Berlino come corrispondente e due anni a Mosca. Nel corso di questo periodo all’estero è stata più volte inviata in Polonia, in Repubblica Ceca, in Slovenia e a più riprese nel Caucaso. Il suo libro “Mosca-Grozny: neanche un bianco su questo treno” (2006, Salerno Editrice) ha vinto il Premio Antonio Russo  e il Premio Maria Grazia Cutuli. Dal 2007 al 2011 ha lavorato a Torino come caporedattore del Servizio Esteri. Attualmente è responsabile dei contenuti digitali della redazione romana per il sito www.lastampa.it

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La Nuova Ecologia - il mensile di Legambiente di luglio-agosto 2015




Attenuare il rischio climatico rinaturalizzando le città. Adottare stili di vita flessibili per
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