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Giulio Paolini - Essere o non essere

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La scelta dei lavori - allestiti come "isole" di luce in una successione di ambienti in penombra - propone per la prima volta un percorso monografico dedicato a un tema di particolare rilievo nella poetica di Giulio Paolini: l'autore e il suo ruolo (o non ruolo) rispetto alla concezione dell'opera e al suo manifestarsi.
Per Paolini l'autore non e' un demiurgo - non ha nulla da dichiarare ne' da mettere al mondo - ma un mero spettatore, che attende l'alzata del sipario, l'inizio della rappresentazione, l'artificio di una visione. Laddove compare in prima persona, l'artista veste il ruolo dello spettatore oppure e' calato nella ricerca e nell'attesa del possibile divenire di un'opera.

In altri casi e' rappresentato attraverso la dimensione dello studio d'artista. La presenza diretta o indiretta dell'autore si inscrive sempre nel cammino imperscrutabile che conduce all'eventuale nascita dell'opera, di cui egli non si considera il creatore, bensi' l'ospite. Il percorso espositivo attraverso le cinque stanze della Sala Bianca si apre con l'enigmatico autoritratto Delfo IV (1997).
Seguono Big Bang (1997-98) - uno studiolo che evoca l'artista all'opera - e due installazioni: Immacolata Concezione. Senza titolo / Senza autore (2007-08) ed Essere o non essere (1994-95).

Quest'ultima, che da' il titolo alla mostra, sviluppa al suolo una scacchiera di tele al recto e al verso intorno alla fotografia di due figure maschili, intente l'una a disegnare e l'altra a guardare quel che sta prendendo forma.
Nella terza stanza l'opera Contemplator enim (1992) raccoglie intorno a se' quattro lavori, posti in relazione gli uni con gli altri a formare una complessa situazione riferita all'autore, a una sua controfigura (il valet de chambre in costume settecentesco) o a un suo gesto "rituale" (mani che disegnano o trattengono qualcosa).

Poco oltre, L'ospite (1999) propone uno studiolo, seminascosto allo sguardo dello spettatore, in cui tra i vari elementi in gioco compare un ritratto di Jorge Luis Borges.
Nell'ultima sala l'opera inedita, intitolata L'autore che credeva di esistere (sipario: buio in sala), vede al centro dell'ambiente un "tavolo di lavoro", orientato verso una "quadreria" di elementi diversi allestiti sulla parete di fronte (teche in plexiglas, tele, riquadri disegnati a parete). Sulla medesima parete delle immagini in dissolvenza proiettano dei tracciati lineari, corrispondenti alle direttrici prospettiche dello studio dell'artista e degli spazi espositivi del museo.

http://www.museomacro.org/

Credits

Un programma a cura di Cettina Flaccavento
Conduce Elena del Drago

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