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Lettere dal 25 ottobre al 17 novembre

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Ho trovato molto interessante il calendario interreligioso: è un’eccellente iniziativa che solo Uomini e Profeti poteva fare. L’uomo è HOMO RELIGIOUS per DNA, e quindi bisogna rispettare tutte le forme che prende la sua vocazione religiosa, la sua ricerca di Assoluto nel relativo della storia, ricerca da cui non può sottrarsi se non scegliendo la via più facile, quella di vivere  al di sotto delle sue possibilità umane, dimentico del suo compito ontologico, quello che ricorda Dante a tutti gli uomini ”Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”. Come dice George Bernard Shaw: “C'è una sola religione, benché ne esistano un centinaio di versioni”, e rispettarle tutte significa aver conosciuto anche la profondità della propria, perché il fondo è comune, ed è quella visione che ci fa superare i nostri confini di nascita e di morte in una comune sorgente di Amore.
Enrico Avvveuto- Ispica 
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Mi complimento con  voi per l’eccellenza della vostra offerta, sia nelle trasmissioni del sabato che per quelle domenicali......................................................................................................................................................
Cordiali saluti
Pietro Montrasi
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Gentile redazione,
sono una delle tante "innamorate" della vostra trasmissione.
Nonostante cerchi di non perderla e di scaricare sempre tutti i podcast disponibili, non ho, purtroppo  "il piano dell'opera" completo ad oggi.
Desidererei sapere se sono già state dedicate delle puntate al Libro tibetano dei morti o, più correttamente, al Bardo Todol. Senz'altro, sì.
Colgo l'occasione per ringraziare gli ospiti e Gabriella Caramore per la conduzione - in quest'epoca invadente - sempre delicata sia nei confronti degli argomenti che degli ascoltatori.
Vi  porgo rispettosi saluti
M. Elvira Gulotta 
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Gentile redazione,
seguendo la puntata di oggi ho più volte pensato ad una poesia di Eugenio Montale, Voce giunta con le folaghe, del 1947. Il tema della poesia è quello del luogo della morte ( “… il vuoto inabitato / che occupammo e che attende  fin ch’è tempo / di colmarsi di noi, di ritrovarci…”) e della sopravvivenza del ricordo legata ai superstiti (ma il tema della memoria, tanto caro a Montale, è qui trattato in maniera atipica “…Memoria / non è peccato finché giova. Dopo / è letargo di talpe, abiezione // che funghisce su sé…”). .................................. 
Grazie per l’attenzione e complimenti sinceri per la vostra trasmissione, che fa pensare. 
Maurizio
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Gentile Gabriella Caramore,
stamattina ho ascoltato Uomini e Profeti, come faccio quasi tutte le domeniche da molti anni, sempre con grande interesse. Come è stato bello sentire Paolo Ricca riaffermare con semplicità e franchezza la sua fede cristiana contro i suoi interventi (di lei, signora Caramore), tesi sistematicamente a ridurre qualsiasi realtà religiosa a proiezione dell'umano!
Cordiali saluti.
Giorgio De Benedittis, diacono.
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Spettabile redazione,
ho recentemente scoperto questa ventennale trasmissione e ne sono rimasto affascinato. Sono un insegnante e per mia forma mentale non mi basta l'ascolto: ho sempre bisogno di un testo scritto per rivedere, sottolineare, sintetizzare,selezionare una intuizione che mi ha colpito e conservarlo a portata di mano. Perciò vi chiedo gentilmente se sono disponibili anche i testi scritti del programma e come accedervi..............
Vi sarò molto riconoscente per la vostra gentile collaborazione
Gian Paolo Antonini
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Gentile Gabriella Caramore,
Le scrivo da Elmas, un paese a otto chilometri da Cagliari. Quando le domeniche a quell'ora sono in casa, ascolto Uomini e profeti a radio tre. Così è stato domenica 3 novembre. "Dove vanno i morti?" Questa la domanda sintesi su cui s'è sviluppata la trasmissione.
Con interesse e curiosità seguo la Sua conduzione fatta di domande precise e di interlocuzioni autorevoli e puntuali. E', inoltre, piacevole ascoltare i dialoghi che si aprono a Uomini e profeti. Vi trovo, infatti, una cura particolare, una attenzione alle parole, alla qualità della lingua nostra. In un tempo nel quale grave e diffusa è l'irresponsabilità verso la parola. Ascolto, dunque, ma da non credente. Anche altri amici, senza Dio né fede religiosa (con i quali poi commentiamo), ne sono entusiasti.
"Dove vanno i morti?" Concordo con le parole di Margherita Hack, opportunamente ricordate; ma con rispetto, con attenzione ho colto anche le parole del teologo valdese Paolo Ricca ospite della puntata.
Sento profonda l'impossibilità di credere una qualsiasi continuità di vita dopo la mia morte, ma comprendo e considero il mistero, l'incognita angosciosa del dopo morte. E come non pensarci, come non spaurirsi al pensiero d'un passo irreversibile alla porta d'un Nulla sconosciuto?...
Siamo in novembre, mese mi vien da dire d'ombre e come ombre a volte ci figuriamo i morti.
Tempo fa mi son venute delle immagini che ho messo in scrittura.
Ecco il risultato:
"Le anime dei morti che ci sono più cari qualche volta risalgono dalle radici degli alberi a cui ci accostiamo. Così quando una brezza leggera smuove la chioma di certi piccoli ulivi, nelle giornate lumiose, sembra che i nostri morti vengano sù via via disperdendosi, e di essi rimane come un alone tra i rami. Ma i morti sono (né di più né di meno) solo il ricordo che di loro rimane ai vivi superstiti. Nient'altro che il ricordo e le fantasticherie ad esso appese." 
Cordiali saluti
Gabriele Soro
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Gentile  redazione,  
mentre sento la bellissima trasmissione odierna vorrei ringraziare proprio di cuore Lei, insieme al carissimo e straordinario Paolo Ricca. E porto il solito granellino, che spero non sia molesto: il meraviglioso Requiem Tedesco di Brahms che sentivo alcuni giorni fa, nel terzo movimento dove dice (traduco in ialiano):  Signore, insegnami dunque Che io devo finire E che la mia vita ha un fine E devo andarmene.  
Insieme a tutti gli altri meravigliosi passi della musica e del testo di questo Requiem.  
Cordialmente  
Luca Erizzo  
 
 
PS - E pensare che credo Brahms (come Verdi con la sua Messa Funebre) era detto non credente !

Credits

Un programma di Gabriella Caramore
a cura di Paola Tagliolini
regia di Ornella Bellucci
consulenza musicale di Cristiana Munzi
in conduzione Benedetta Caldarulo,
Irene Santori
(Storie)
Gabriella Caramore (Questioni)
Via Asiago n. 10 - 00195 Roma

Moni Ovadia a Uomini e Profeti

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Lettere a U&P



E’ stato interessante il discorso sulla bellezza di domenica scorsa. Riflettendoci su vorrei sottolineare che esiste anche una seduzione negativa delle cose e che sarebbe opportuno evidenziare la differenza tra la seduzione di cui avete parlato, riferita alla bellezza legata alla verità,  e quella che invece riesce ad attrarre per la sua capacità di mimetizzare il vuoto a lei sottostante...

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