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Alberi - Lettera a una quercia

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Da 12 Storie Selvatiche

di Danila Maneri A.D. 2009

Lettera a una Quercia

Oggi, seduta nella mia stanza, ti scrivo.

Vivevo in una valle contornata dal tuo bosco e ogni febbraio,

due colombe spandevano le viole ai tuoi piedi,

in cambio a fine estate ricevevano more di rovo, bacche di rusco e biancospino.

Era tutto un intreccio di rose, con i voli di due api felici e risonanze celesti.

Gigari, felci e orchidee selvatiche crescevano nella tua terra scura.

I fagiani gridavano sguaiati e gli usignoli suonavano la notte per strapparmi il cuore.

Le tue foglie si aprivano tardi, in marzo, quando il picchio nero

battendo nei rami urlava d’amore.

Scricchiolava il tuo bosco, ondeggiando d’ombre e di luci,

compagne dello scoiattolo bruno, che saliva e scendeva.

Ma tutto volgeva all’apparir del vischio, alla nascita del tuo ramo d’oro

con le sue sfere color della luna.

Il vento di primavera inventava numeri e spirali, scontrando le tue fronde,

badando bene a non spezzarti i rami.

Poi, un giorno, ho scoperto che tutto questo sta anche nella mia stanza,

per questo ti scrivo.

Io vivo nella foresta tagliata e forse quando le mie notti sono insonni

è per il pianto delle tue travi sul tetto.

Il tavolo, l’armadio, il letto, la sedia sono quercia.

Ti ho mai chiesto il permesso di abitarti come quando entravo

dalle porte del bosco?

Tutto è legno, qui dentro, tutto è bosco, e tutto è albero.

E nel camino mi scaldo col tuo corpo.

Gli ultimi tuoi richiami salgono con scintille e fiamme blu.

E la tua cenere in polvere bianca ritorna alla terra salando le mie rose

giù in giardino.

Rido...La sera guardo i vasi delle travi e delle tavole, vedo i disegni

e nei tuoi nodi scorgo gli sguardi, come quando li percepivo nel bosco.

Mi chiedo: potresti vivere in eterno Quercia, diventando cava

e un’altra volta stanza?

Hai aspettato a lungo di poter germogliare, e il tuo seme non conosceva

ancora il suo destino.

Noi due dovevamo incontrarci qui dentro?

E tu, mi verrai a cullare nel mio ultimo guscio, dove ci disferemo insieme?

Ti basta sapere che ho compreso, sapendo che come me, qui, in questa stanza

anche tu, come le colombe, il vischio e il picchio hai trovato riparo?

Ma l’ape che trovo ora a terra seduta, potrà mai riportarci una goccia di miele?

E questa matita di legno, da quale bosco verrà? Mi confondo…

poi leggo Virgilio che scrive “ Tutto torna certamente a lui dissolto,

gli viene restituito, non c’e’ luogo per la morte e gli esseri volano alle stelle”

Allora mi consolo…per te e per me, per loro.

Zeus, il Dio abitante nella Quercia , quando udiva preghiere vicine e lontane

chiedeva all'albero di accoglierle e lui si metteva a frusciare.

Apollo , Dio del Sole , guidato da due Colombe , si mise alla ricerca nei grandi

boschi , dell’Albero dal Ramo d’Oro ( il Vischio ).

Lo scorge agitato da Zefiro, il Dio del Vento di Primavera e lo vede

con le sfumature del rosso purpureo , il più puro (alchemico).

Inattaccabile dal fuoco , il Vischio apre il mondo sotterraneo

e conferisce l’immortalita’.

L’ Ape Melissa e sua sorella sono le messaggere.

I cantori vedici recitavano l’AUM per imitare il ronzio delle Api ,

che corrisponde al SOL , la risonanza piu’ alta.

Il Picchio Nero di Marzo, annuncia la rinascita della Natura ,

è legato alla quercia e al vischio.

Lettera a una Quercia è stata scritta nella mia casa di san Bartolo in Gennaio 2009

a Barberino val d'Elsa.

La storia è ispirata alle tante querce centenarie della Valle di Scheto .

Con un augurio per loro e per il bosco :

di non dover mai più sentire il rumore dell'ascia.

Credits

A cura di Loredana Rotundo
Regia di Diego Marras

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Per tutto il mese di giugno, dal cassonetto all’inceneritore, dalla discarica al compostaggio e al riciclo, le storie dei nostri scarti quotidiani intorno a cui ruotano le preoccupazioni ma anche l'impegno di chimici, educatori ambientali, naturalisti e semplici cittadini organizzati in difesa del territorio....E qualche incursione nei mondi
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