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Lettere estate 2012

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Oggi il Cardinal Martini ha terminato la sua corsa terrena.  Scompare dai nostri occhi uno dei personaggi principali della vita della chiesa nell' ultimo trentennio, un (quasi) Papa, molto letto, molto ascoltato dai media (anche se non è mai stato, a differenza di Wojtyla, l' uomo delle folle e del gesto).  Se ne va il Gigante,  il principale riferimento religioso, morale, intellettuale della mia giovinezza. L' ho seguito fin dal suo arrivo in diocesi, ho avuto la fortuna di conoscerlo personalmente e di confidarmi con Lui come fosse mio padre. A lungo mi sono vantato di essere un "martiniano", poi ho smesso, visto che lui stesso mi ripeteva: di Maestro ce n'è uno solo!
Martini si è speso fino all'osso per farci conoscere la Parola. "In principio la Parola" è il titolo della sua più intensa lettera pastorale e ben sintetizza il cuore del  suo magistero.  "Leggi la Parola... sottolinea la Parola", quante volte l' ha ripetuto. La Parola che parla di Gesù è Gesù stesso, e come lui incessantemente in moto, senza fine nel movimento di dare tutto di se stessa. Se ascoltata e "ruminata", susciterà in noi le parole giuste per quest' epoca di alto sbandamento, le parole gocciolanti in grado di "rimettere al mondo il mondo".

Con le sue parole intorno alla Parola, Martini mi ha cambiato Dio. Non più il Dio lombardo, cupo,  controriformista,  il Dio col  vocione che produce l' inflazione del senso di colpa. Ormai Dio è  vento sottile e sua volontà la nostra liberazione: la partenza da tutti i varchi, l' apertura di tutte le gabbie.  Ah, le gabbie...
In Martini ho visto da vicino la fatica di star dentro le tante costrizioni in cui s' infossa la vita della chiesa cattolica d'Occidente, sia dal punto di vista morale sia dal punto di vista pastorale. Alla fatica si è presto aggiunta (metà degli anni ottanta) anche la viva preoccupazione di non apparire l'anti-Papa, l'anti-Wojtyla,  e di  riuscire a sottrarsi al continuo controllo vaticano. A mio avviso, era in battaglia continua, fuori e dentro di sé, con il marmo di sacra romana chiesa. Da un certo punto in poi il campo di questa battaglia  è diventato il suo stesso corpo, come se il tremolio parkinsoniano non foss'altro che la costante lotta tra la spinta ad essere se stesso e la controspinta a non esserlo, per non disobbedire all' autorità costituita.  Alla fine il controllo estremo ha avuto il sopravvento e il Gigante si è trovato rinchiuso dentro una corazza. Ha dovuto rinunciare alla sua originalità, alla sua "martinità".

E' stato bello, sì,  molto bello conoscere e frequentare padre Carlo. E il modo migliore di ricordarlo sarà quello di seguire la strada che lui stesso aveva intravisto dal suo personale monte Nebo e di cui parlò tanti anni fa durante la messia esequiale di uno dei suoi più cari amici, don Luigi Serenthà: "procedere per una più grande scioltezza nella Chiesa, per una più grande libertà di spirito, per una più grande creatività, soltanto in questo modo si manifesta la vitalità della Parola, del mistero pasquale della morte e della risurrezione di Gesù".  Aveva capito assai bene quant' è indispensabile alleggerire e, in tal senso, è riuscito a fare più di quanto lasciasse prevedere la sua estrazione alto borghese, la sua impostazione perfetta e il suo ruolo di "principe della Chiesa". Oggi, finalmente sciolto da pesi obblighi dolori, è giunto "nella pienezza totale  che non è cancellazione delle singole individualità ma affermazione piena dell' individualità di ciascuno in una perfetta armonia in Dio" (citazione dell' Inno all' universo di un altro gesuita, Teilhard de Chardin, che Martini stesso usava per spiegare come sarà in Cielo). Adesso tocca a noi, che restiamo per qualche giorno ancora su questa terra di terra e sassi, non farci frenare dalle  pesantezze del vivere e volteggiare in libertà di spirito sopra ogni pietra tombale.

Saluti chiari come gli occhi di padre Carlo  
Giovanni
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L’Associazione Italiana degli Amici di Nevè Shalom - Wahat al-Salam ringrazia commossa, in occasione del suo passaggio a un’altra forma di vita, il cardinale Carlo Maria Martini, che l’ha ripetutamente incoraggiata a proseguire gli sforzi per custodire la profezia del Villaggio della pace fondato da padre Bruno Hussar.
Il cardinal Martini ha sostenuto lo sviluppo del Villaggio anche materialmente; è stato buon amico di padre Hussar, nonché estimatore di Renzo Fabris, fondatore della nostra Associazione; e ha operato inoltre instancabilmente in vista della pace fra ebrei e palestinesi, favorendo il dialogo interreligioso e scegliendo di vivere, fin quando ha potuto, a Gerusalemme.
Per ricordarlo, riportiamo le parole che egli volle inviarci in occasione del nostro convegno milanese dello scorso 12 novembre 2011, intitolato “Abbiamo sentito parlare di un sogno. La sfida della convivenza in Israele, Palestina, Italia”: siano per tutti noi un monito e una spinta ad impegnarci sempre di più e sempre meglio nella direzione della risoluzione del conflitto israelopalestinese. Lo dobbiamo, ora, anche alla sua memoria benedetta. 
“Come è possibile dimenticare Nevè Shalom - Wahat al-Salam? come è possibile che non abbiano ferito le orecchie ed il cuore di tanti amici, quelle voci che vedevano nella convivialità quotidiana qualcosa di non rimandabile? come è possibile che non risuoni più la voce un po’ incantatrice di P. Bruno Hussar? 
La sua visione era certo un po’ idealistica. Mi pare che egli intendesse trasferire il genere di vita del suo villaggio, con le debite attenzioni, nella vita quotidiana. Poi nella pratica divenne soprattutto un uomo di pace, che aveva l'arte di portare la pace nella gente. 
Oggi soprattutto bisogna interrogarsi su quali sono quelle forze che spingono la gente a credere nella guerra. 

Associazione Italiana Amici di NSWAS
Via Buschi 19, 20131 Milano 
www.oasidipace.org
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                                            Gli occhi sul mare                                             
                                                                                                                                                             

al mio vescovo
Carlo Maria Martini

E ora che il tempo
si è fatto breve
e il cuore si consuma
a trattenere la tua immagine
che sembra svanire lontano,
punto rincorso
all'orizzonte estremo,
ora che gli occhi
sono sul mare
come di chi saluta
pur se la vela è scomparsa,
come le pupille dei discepoli
perdute, sul monte,
in un cielo orfano
del volto,
ora so che anche per l'addio
di un pastore di chiese
può ferire e urgere
agli occhi la commozione
e dilatarsi
fino allo spasimare
delle vene dei polsi.
Sei scritto
come sigillo sul cuore
e sul braccio.
Hai amato queste strade
hai pianto
su questa città.
Ci lasci
-ed è testamento-
la lampada della Parola
e il pane del volto.
Luglio 2002
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Cara redazione,
tre brevissimi ricordi di Martini: nella mia parrocchia fu organizzata una serata di preghiera tra coloro che sarebbero partiti da Milano per un periodo di ecumenismo a Taizé. Fu invitato (come si fa sempre con le persone importanti) anche il Cardinale, senza la speranza di una sua presenza. E invece, in silenzio, si sedette tra i banchi, e pregò come tutti, senza prendere la parola, ma ascoltando. Solo alla fine, gli fu chiesto di benedire i ragazzi e lo fece chiedendo a tutti di partecipare con l'imposizione delle mani, perchè tutti avessimo nel cuore quelle persone.

Il secondo ricordo è riferito al rifiuto che esprimeva nel chiamarlo con quegli attributi nobiliari che stento a tenere in ordine (eccellenza, eminenza, ecc.): desiderava essere chiamato padre, perchè ripeteva di sentire profondamente quella responsabilità. E credo che Martini sia stato padre per molti.

Il terzo ricordo riguarda le nostre nozze. Sapevo che Martini, un giorno alla settimana (mi pare fosse il mercoledì), ricevesse chiunque si presentasse in curia e che rispondesse a ogni lettera che gli venisse indirizzata. Decisi allora di scrivergli che io e Maria Teresa ci saremmo sposati e aggiunsi alcune parole sul senso che aveva per noi. Mi sembrava giusto che un padre nello spirito sapesse anche di queste piccole cose e questo mi bastava. Mi attendevo di ritorno un bigliettino di circostanza, prestampato: niente di più. Invece ci scrisse una breve lettera di proprio pugno, dimostrandoci come nelle pieghe delle relazioni e nella coerenza alla sua responsabilità, condividesse le gioie quotidiane dei suoi fratelli.

Ho molto amato ciò che Martini ha rappresentato e mi addolora sapere che il papa, da Castelgandolfo, non abbia minimamente speso una parola di ricordo. Si affrettano i diplomatici del Vaticano ad attribuire a coloro che scrivono i discorsi papali l'omissione, come se questo pontefice (principe) non potesse a braccio (come ha fatto altre volte) esprimere almeno un ricordo di circostanza. La Chiesa potente vuole scrollarsi di dosso quella figura, e la nega. Però è anche un segno di quanto sia stato grande, fino all'ingombro, il nostro padre cardinale.
Vi abbraccio.
Marco
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Cara Redazione, cara dott.ssa Caramore,
la scomparsa del cardinal Martini non ha colto nessuno di sorpresa, ma non per questo lo sconforto e' minore. Si sente dire che la folla che si accalca per rendergli l'ultimo omaggio sia una forza di cui le gerarchie vaticane dovranno tener conto in futuro. Si auspica che il pensiero di questo grande pastore continui a dare frutti in futuro. E' tutto vero e sicuramente sara' cosi', tuttavia che faranno ora tutti quei cattolici pensanti e inquieti che hanno perso l'ultimo appoggio negli alti ranghi della gerarchia?  L'immagine vitrea del corpo morto adagiato sul catafalco funebre di quest'ultimo vero testimone del Concilio, mandata in onda da tutti i telegiornali, sembra travalicare la cronaca e assurgere a simbolo della definitiva fine di un'epoca. Ora che si e' spenta anche quest'ultima luce, la notte del cattolicesimo mi sembra ancora piu' profonda. Sono rimasti gli uomini e le donne di buona volonta', tanti certo, ma piu' soli e smarriti che mai. Sara' veramente il seme che, caduto in terra, non porta frutto, se non muore?
Un saluto amichevole da Cracovia
Emiliano
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Gentile Gabriella e redazione della trasmissione, 
Vi ascolto da qualche anno e finalmente trovo il coraggio di scrivervi per ringraziarvi.
Il coraggio perché la qualità della vostra trasmissione è così profonda e tocca corde così intime che provo un certo timore riverenziale nei vostri confronti , lo spessore degli approfondimenti vostri e dei vostri ospiti chiede del tempo per comprendere e metabolizzarli
Grazie per questa ricchezza che ci regalate , e per aiutarci ogni settimana ad avvicinarci di più all’uomo:
ho apprezzato molto la serie sull’antico testamento , e ora quella sul nuovo , aspetto con ansia nuovi pensieri e nuovi stimoli ..........................................................................................................................................
A presto, Ernesto
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Gentile Gabriella e redazione della trasmissione,
Vi ascolto da qualche anno e finalmente trovo il coraggio di scrivervi per ringraziarvi perché la qualità della vostra trasmissione è così profonda e tocca corde così intime che provo un certo timore riverenziale nei vostri confronti , lo spessore degli approfondimenti vostri e dei vostri ospiti chiede del tempo per comprendere e metabolizzarli . Grazie per questa ricchezza che ci regalate , e per aiutarci ogni settimana ad avvicinarci di più all’uomo . Ho apprezzato molto la serie sull’antico testamento , e ora quella sul nuovo , aspetto con ansia nuovi pensieri e nuovi stimoli .Prendendo  , con coraggio la penna “ virtuale “  , vi volevo chiedere , se non avete già trattato , un pensiero su questo tema : Le calunnie nei confronti di Gesù . Mi riferisco a quando i suoi contemporanei non riuscendo a dibattere con lui tentarono con le maldicenze :  “ è fuori di sé “ – “ è il figlio di un carpentiere “ – “ non rispetta la legge “ , e quali furono i suoi stati d’animo e modi di reagire a queste provocazioni . Inoltre possiamo ancora oggi , insinuare o dire male di Gesù ? ci sono atteggiamenti espliciti o meno della chiesa o del mondo che rischiano di passarlo per un visionario , un semplice , un fuorilegge o un povero utopista ? Non mi riferisco ad atteggiamenti o parole precise , ma ad esempio mi chiedo quando la fede si relaziona con la gestione della cosa pubblica quanto spesso traduciamo o tradiamo Gesù , oppure quando la scienza ci provoca in temi sui quali non ci sono sue parole precise quanto tentiamo di tirarlo per la giacca … Inoltre si parla spesso di Spirito che soffiava e soffia sul popolo di Dio , ma  quando e quanto questo si mescola con il sentire comune , con la coscienza , con la tradizione ? come discernerlo o si tratta di sentimenti a cui noi diamo un nome nobile ? Ascolto spesso Gianfranco Ravasi e le sue riflessioni ,  trovo strano che nella trasmissione lui sia comparso in rarissime occasioni , è dovuto alla sua disponibilità ?............................................. Spero di non avervi annoiato con questi pensieri e vi ringrazio ancora
Ernesto
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Egregia redazione di Uomini e Profeti, 
innanzi tutto grazie per la vostra trasmissione. Quest'estate, quando la mia vita di madre lavoratrice ha assunto ritmi più tranquilli, ho potuto ascoltare i vostri podcast  che si erano accumulati mese dopo mese sul mio ipod senza che trovassi un po' di tempo per ascoltarli. Vi ringrazio per la vostra trasmissione così importante e ricca di spunti, con persone sempre profonde che ci offrono una luce e una direzione. 
La mia richiesta è: pensate di organizzare una puntata sull'Arcivescovo Martini che è stato una figura così importante per la Chiesa?
Claudia Foti
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…ma che trasmissione SUBLIME state mandando stamani??? Finalmente l’alterità dell’altro, e il suo mistero, e la sua potenza in quel ponte che parte dagli ANIMALi e arriva a Dio o all’idea di Dio. Vi ascolto da laica, commossa.
Condivido tutto degli animali…
Un caro saluto ai protagonisti
Grazie 
Katia Cazzolaro
Varese
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Gentile redazione,  
riascoltando Enzo Bianchi nella puntata del 29/4/2012 "Il racconto dei Vangeli", oso due domande minime.
Se la cristianità comicia il conto degli anni dalla nascita di Gesù, anno uno, come mai si dice che Gesù muore  il 7 aprile dell'anno trenta e non dell'anno trentatrè, dal momento che aveva trentatrè anni quando fu crocifisso?
Alla domanda come si è formato il Nuovo Testamento, Enzo Bianchi ha dat,o come sempre, una risposta estremamente chiara. Tutti hanno capito. Anch'io. Ora, considerato che la Bibbia ha due o tre edizioni, in poco differenti, perchè non farne una un pò rivoluzionaria, se così possiamo dire, e cioè rispettare la storia , la cronologia della formazione degli scritti, anteponendo  le Lettere di Paolo ai Vangeli , e dandone la  dovuta spiegazione storica di quello che avvenne subito dopo la morte di Gesù negli ambienti giudaici e pagani che lentamente sceglievano il percorso del Nazareno.  Magari per evitare dinieghi della Cei per questo "sovvertimento", dare un titolo del tipo "Gli scritti dopo la morte di Gesù: storia e significato teologico" , o similaria. Tutto alla portata di tutti.
Saluti e buon lavoro. 
Egon

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Credits

Un programma di Gabriella Caramore
a cura di Paola Tagliolini
regia di Ornella Bellucci
consulenza musicale di Cristiana Munzi
in conduzione Benedetta Caldarulo,
Irene Santori
(Storie)
Gabriella Caramore (Questioni)
Via Asiago n. 10 - 00195 Roma

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