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Parole improprie, ma niente ombre sul verdetto

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di Carlo Federico Grosso

Che le parole del Presidente della corte feriale della Cassazione possano inficiare la sentenza emessa nei confronti di Berlusconi è fuori da ogni prospettiva immaginabile.
La Cassazione ha deciso con il contributo di 5 consiglieri; ha ritenuto che nella sentenza impugnata (al di là dell’errata indicazione della durata della pena accessoria) non fosse rinvenibile nessuna violazione o erronea applicazione della legge né, tantomeno, mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione; ha giudicato che nessun vizio ha inficiato il lungo iter processuale (reso ancor più faticoso dalle leggi ad personam che ne avevano turbato l’ordinato svolgimento). Su questa base ha respinto tutti i motivi di ricorso elaborati dalla difesa, confermando la sentenza impugnata dalla Corte d’Appello di Milano.
La decisione è stata, di conseguenza, già legittimamente e definitivamente assunta. Ora si tratta, soltanto, di redigere la motivazione in conformità a quanto deciso collegialmente in maniera irrevocabile. Una sorta di “fotografia grafica” del ragionamento che ha condotto il Collegio ad assumere la sua decisione, dunque: nessuna anticipazione di giudizio, nessuna interferenza indebita sulla decisione, nessun profilo d’illegittimità. La valutazione fatta da fonti interne della Cassazione su sollecitazione del ministro Cancellieri, secondo cui l’intervista “non inficia né cambia la decisione sul processo Mediaset”,in quanto “il verdetto è già stato emesso e sancito con la pubblica lettura del dispositivo in aula al termine dell’udienza”, mi sembra pertanto assolutamente inoppugnabile.
Alla luce delle dichiarazioni fatte, nessuna ombra sul verdetto emesso nei confronti di Berlusconi, pertanto. Ombre, invece, sul presidente della sezione feriale che a quelle dichiarazioni si è lasciato andare. (…) Il nodo di fondo è che un magistrato non dovrebbe mai fare dichiarazioni su di un provvedimento emesso, per lui dovrebbero parlare, e soltanto, i provvedimenti stessi. E tanto più sarebbe tenuto al silenzio, quanto più il caso trattato è delicato, costituisce oggetto di polemiche, estende i suoi riflessi al di là del campo strettamente giudiziario. Quant’anche il Presidente del Collegio giudicante avesse parlato “in generale”, il suo intervento sarebbe, in ogni caso, stato, nella specie, gravemente inopportuno. (… continua)


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Credits

A cura di Paola De Monte
In redazione:
Maria Chiara Beraneck, Natascia Cerqueti, Marco Pompi, Gianfranco Rossi

Francesca Sforza



Francesca Sforza lavora alla Stampa dal 1999. Ha trascorso quattro anni a Berlino come corrispondente e due anni a Mosca. Nel corso di questo periodo all’estero è stata più volte inviata in Polonia, in Repubblica Ceca, in Slovenia e a più riprese nel Caucaso. Il suo libro “Mosca-Grozny: neanche un bianco su questo treno” (2006, Salerno Editrice) ha vinto il Premio Antonio Russo  e il Premio Maria Grazia Cutuli. Dal 2007 al 2011 ha lavorato a Torino come caporedattore del Servizio Esteri. Attualmente è responsabile dei contenuti digitali della redazione romana per il sito www.lastampa.it

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La Nuova Ecologia - il mensile di Legambiente di luglio-agosto 2015




Attenuare il rischio climatico rinaturalizzando le città. Adottare stili di vita flessibili per
vivere meglio e sprecare meno. Sorella resilienza. Così possiamo cogliere la sfida del cambiamento e salvaguardare la casa comune dell'umanità. All'interno un'intervista a James Lovelock. 


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