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L'austerità è una maestra tedesca

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PARIGI «Coscienti o meno, stiamo andando verso un’Europa delle Nazioni, orientata dagli egoismi nazionali. La migliore prova di questa tendenza è stata il comportamento degli Stati europei di fronte al problema dei rifugiati. Not in my back yard, non nel mio cortile, questa è la posizione di molti Paesi membri, Francia compresa riguardo ai migranti. La nozione di solidarietàè estranea al dibattito di questi giorni. Questa è l’Europa delle Nazioni».

 

Apolide alla nascita in Francia nel 1945, tedesco a 14 anni, francese a 70, Daniel Cohn-Bendit è uno degli europei che l’Europa ha davvero provato a farla, sulle barricate nel maggio del ’68 e da leader ecologista sui banchi del Parlamento di Strasburgo. In “Per l’Europa! Manifesto per una rivoluzione unitaria” (Mondadori), scritto assieme al liberale belga Guy Verhofstadt, Cohn-Bendit tre anni fa cercava di dare una scossa federalista. Oggi guarda deluso le sue capitali, Parigi e Berlino, dividersi sulla Grecia e quindi sul futuro del continente.

 

Come spiega la rigidità della Germania verso la Grecia? Cosa c’è nella storia tedesca che porta a questa chiusura?

 

«Oggi la politica tedesca è tutta rivolta all’opinione pubblica che è a sua volta concentrata sugli interessi della Germania. Una politica contabile ispirata a una ideologia rigida: solo risanando i conti pubblici l’economia può funzionare, e il prezzo di questo risanamento va pagato».

 

Ma perché accade questo?

 

«Ci sono sicuramente delle ragioni storiche, la Germania del dopoguerra si è costruita sul Deutsche Mark, su una moneta forte, simbolo della sua rinascita. Ma se siamo arrivati fino a questo punto credo ci siano anche banalmente delle ragioni psicologiche, personali. I politici si comportano come dei bambini. “Ha cominciato lui, no lui, tu mi hai insultato, no sei stato tu”. Quel che i responsabili greci non hanno capito è che attaccando il ministro delle finanze Schäuble hanno ottenuto l’effetto di mobilitare una parte dell’opinione pubblica tedesca contro di loro. C’è una parte di voglia di rivincita, il desiderio di dare una lezione, nella durezza e nella cattiveria della posizione del ministro Schäuble. “C’è un problema di fiducia”, dice, ma che vuol dire? Chi deve avere fiducia in chi? I francesi non hanno fiducia nei tedeschi quando si tratta per esempio di battersi contro l’integralismo islamico o contro l’Isis o quando si inviano le truppe in Mali. Ogni Paese può dire ormai “non ho fiducia” in un altro Paese su un dato argomento».

 

Perché la Francia è così vicina alla Grecia in questo moment, a costo di mettere alla prova l’asse franco-tedesco?

 

«Anche François Hollande ha delle ragioni di politica interna. L’opinione pubblica francese è molto più filo-ellenica di quella tedesca».

 

Da cosa dipende questa differenza nelle opinioni pubbliche di Francia e Germania?

 

«Intanto prendere in contropiede la Germania piace molto all’opinione pubblica francese, poi c’è da sempre in Francia questo lato di solidarietà con il più debole. La questione che si pone oggi è: Hollande, Renzi, Rajov, Merkel e gli altri possono avere una visione storica, o una visione contabile. Se prevarrà una visione puramente contabile siamo perduti».

 

Renzi ha appena ripetuto appunto che l’Europa non può ridursi a una questione di conti e burocrazia.

 

«Ma allora Renzi si batta assieme a Hollande e Junker, lotti duramente durante le riunioni. Negli incontri dei ministri delle Finanze l’Italia finora non ha fatto sentire abbastanza la sua voce».

 

(…)

 

Continua sul quotidiano Corriere della Sera

Credits

A cura di Paola De Monte
In redazione:
Maria Chiara Beraneck, Natascia Cerqueti, Marco Pompi, Gianfranco Rossi

Francesca Sforza



Francesca Sforza lavora alla Stampa dal 1999. Ha trascorso quattro anni a Berlino come corrispondente e due anni a Mosca. Nel corso di questo periodo all’estero è stata più volte inviata in Polonia, in Repubblica Ceca, in Slovenia e a più riprese nel Caucaso. Il suo libro “Mosca-Grozny: neanche un bianco su questo treno” (2006, Salerno Editrice) ha vinto il Premio Antonio Russo  e il Premio Maria Grazia Cutuli. Dal 2007 al 2011 ha lavorato a Torino come caporedattore del Servizio Esteri. Attualmente è responsabile dei contenuti digitali della redazione romana per il sito www.lastampa.it

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Attenuare il rischio climatico rinaturalizzando le città. Adottare stili di vita flessibili per
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