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Scioperi, più coraggio con i sindacati, il governo si muova

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Uno dei principi basilari dell’ordinamento liberale e della stessa convivenza civile è quello che pone come limite invalicabile all’esercizio dei propri diritti (si tratti di singoli o di categorie organizzate) il rispetto dei diritti altrui. In questo torrido inizio di estate italiana, il principio è stato violato spesso e sistematicamente da una prassi sindacale poco rispettosa di quel limite, insofferente a qualsiasi codice di autoregolamentazione e pregiudizialmente ostile a ogni intervento legislativo in materia di astensione dal lavoro: il tutto senza che da parte dei cultori della “costituzione più bella del mondo” si siano levate proteste per la mancata attuazione dell’articolo 39 della carta fondamentale, quello che vuole il diritto di sciopero esercitarsi “nell’ambito delle leggi che lo regolano”.
Ieri uno sciopero del sindacato dei piloti e degli assistenti di volo (non stiamo parlando di minatori o di braccianti) ha rischiato di paralizzare il traffico aereo in una giornata chiave per gli spostamenti, penalizzando non solo i vacanzieri (che comunque meritano rispetto), ma anche la compagnia di bandiera impegnata in una difficile operazione di rilancio. Per non dire del danno inflitto all’immagine dell’Italia come meta turistica, dopo la lunga semi-paralisi (ma questa volta i sindacati non c’entravano) dello scalo di Fiumicino. Sempre ieri, per la quarta o quinta volta in pochi mesi, gli aspiranti visitatori degli scavi di Pompei, una delle mete più battute dai flussi turistici, sono stati costretti ad aspettare per ore al sole.

A causa di un’assemblea sindacale convocata dal personale senza alcun preavviso..

Tornando alla capitale, da settimane ormai una sorta di sciopero bianco degli addetti alla metropolitana sta provocando ritardi, file, proteste, disagi di ogni sorta in una rete già insufficiente e sovraccarica in condizioni normali (normali si fa per dire, visto che gli scioperi sono diventati ormai un’abitudine, per lo più di venerdì), ma pur sempre unica via per assicurare a centinaia di migliaia di romani spostamenti in tempi prevedibili. Facile notare che le agitazioni di cui abbiamo appena parlato, come tutte quelle che riguardano il settore pubblico e i servizi, hanno colpito gli utenti, in gran parte lavoratori, prima che i datori di lavoro (…).

E’ evidente che il problema riguarda l’Italia nel suo insieme. E dunque rinvia anche alle responsabilità del governo, oltre che a quella delle amministrazioni locali. Nel programma di Renzi, che ogni giorno si allarga per includere nuovi e ambiziosi traguardi (compresa l’imprescindibile riforma della burocrazia), non starebbe male una specifica attenzione al tema delle vertenze di lavoro nel settore pubblico. Occorre in primo luogo che i rinnovi dei contratti si trascinino per anni, lasciando aperte controversie che costano, in termini di disagi per gli utenti, più di quanto facciano risparmiare alla finanza pubblica. Ma serve anche ristabilire una ragionevole proporzione tra la rappresentatività di una sigla sindacale e la sua capacità di paralizzare un servizio, fra il motivo scatenante di una vertenza e le ricadute che essa può avere sulla genericità dei cittadini. (…)

versione integrale sul quotidiano Il Messaggero

Credits

A cura di Paola De Monte
In redazione:
Maria Chiara Beraneck, Natascia Cerqueti, Marco Pompi, Gianfranco Rossi

Francesca Sforza



Francesca Sforza lavora alla Stampa dal 1999. Ha trascorso quattro anni a Berlino come corrispondente e due anni a Mosca. Nel corso di questo periodo all’estero è stata più volte inviata in Polonia, in Repubblica Ceca, in Slovenia e a più riprese nel Caucaso. Il suo libro “Mosca-Grozny: neanche un bianco su questo treno” (2006, Salerno Editrice) ha vinto il Premio Antonio Russo  e il Premio Maria Grazia Cutuli. Dal 2007 al 2011 ha lavorato a Torino come caporedattore del Servizio Esteri. Attualmente è responsabile dei contenuti digitali della redazione romana per il sito www.lastampa.it

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Ripartiamo dalla maternità - Barbara Stefanelli - Corriere della Sera

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"No ai fondamentalisti in nome del Vangelo" - Int. a Walter Kasper di G.Guido Vecchi - Corriere della Sera

Padri naturali - Massimo Gramellini - La Stampa

Alla casa non serve solo meno fisco - Franco Bruni - La Stampa

Burocrazia, un dietrofront tra le vigne - Michele Brambilla - La Stampa

Perché difendo Obama l'indeciso - Thomas L. Friedman - La Repubblica

Libia, l'occidente cambia inviato - Vincenzo Nigro - La Repubblica

Gender, la fabbrica del pregiudizio - Maria Novella De Luca - La Repubblica

Le 2 Chiese divise su divorzio e famiglia - Paolo Rodari - La Repubblica

C'è un problema tra l'Italia e la Francia - Non solo Libia e non solo Siria - Il Foglio

Separati, non abbandonati - Maurizio Crippa - Il Foglio

La forza di vivere - Marina Corradi - Avvenire

Se questa è democrazia - Sotto attacco - Il Fatto Quotidiano 

Giannini: "Partita la caccia, il premier ha slegato i cani" - Int. a Massimo Giannini - Il Fatto Quotidiano

Mare nostro - Stop trivelle - Il Manifesto

"300 mila firme non bastano" - Int. a Pippo Civati di Daniela Preziosi - Il Manifesto



 


La Nuova Ecologia - il mensile di Legambiente di luglio-agosto 2015




Attenuare il rischio climatico rinaturalizzando le città. Adottare stili di vita flessibili per
vivere meglio e sprecare meno. Sorella resilienza. Così possiamo cogliere la sfida del cambiamento e salvaguardare la casa comune dell'umanità. All'interno un'intervista a James Lovelock. 


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