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Marchionne: senza l'Italia la Fiat farebbe di piu'

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Le parole dell’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, intervistato da Fabio Fazio, riaccendono il dibattito. La Fiat ha saldato il suo debito con lo Stato, ha detto Marchionne,  ed oggi senza l’Italia, paese in fondo alle classifiche mondiali per produttivita’ ed efficienza, andrebbe molto meglio. Ma ha senso ipotizzare una Fiat senza Italia? E a cosa si deve la bassissima produttività del sistema industriale italiano? E’ colpa dei lavoratori, dei sindacati, degli industriali o della politica? 

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Gli ospiti di oggi:

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Giorgio Airaudo, responsabile auto della FIOM  

Rocco Palombella, segretario generale della UILM

Giuseppe Berta, insegna Storia contemporanea all'Università Bocconi di Milano. Tra i suoi libri più recenti sono Eclisse della socialdemocrazia e L’Italia delle fabbriche (il Mulino)

Loris Campetti, inviato del Manifesto. Nel 2002 ha pubblicato Non fiat. Come evitare di svendere l'Italia (Cooper)

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VOCI DALLA CITTA’ ( articoli, link, bibliografia e idee di oggi)

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Guarda l'intervista di Fazio a Marchionne a "Che tempo che fa" di ieri

Marchionne: “senza l’Italia la Fiat potrebbe fare di piu’”, dichiarazioni dal sito del Corriere della Sera

L’ultimatum di Super Sergio, Giuseppe Berta sul Mattino

Lingotto. La falsa scorciatoia della delocalizzazione, Luciano Gallino su Repubblica

Sacconi risponde: qui e’ l’insediamento storico della Fiat, Paolo Bricco e Andrea Malan sul Sole24ore

Il cambio di mentalita’ che il Paese stenta a fare, Oscar Giannino sul Messaggero

Marchionne, non racconti balle, Gianola sull'Unita'

Fiat reintegra l'operaio licenziato per una mail, da Repubblica Torino

Perche' i tedeschi sono piu' competitivi, Focus dalla Stampa

Marchionne. L’uomo che compro’ la Chrysler, il libro di Marco Ferrante uscito per Mondadori nel 2009

Marchionne, la Fiat e gli altri, il libro di Riccardo e Ludovica Varvelli uscito per ilSole24ore libri nel 2009

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SUONI DALLA CITTA'

Andare, camminare, lavorare di Piero Ciampi, nella puntata di oggi nella versione dei Tete de Bois

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LE VOSTRE MAIL

 

Credits

CONDUCE Giorgio Zanchini

A CURA DI Cristiana Castellotti

IN REDAZIONE Pietro Del Soldà, Cristina Faloci, Rosa Polacco

IN REGIA Piero Pugliese

La redazione

LE VIGNETTE DI UBER

 GUARDA LE ALTRE VIGNETTE DI UBER  


FUORI ONDA

Buon giorno,
Ascoltando la trasmissione "Prima pagina " di radio 3 (Rai), un mio conoscente [:-)] ha sentito Aldo Cazzullo, il giornalista che conduce questa settimana la trasmissione, affermare :<< io non credo che il futuro dell'Europa sia l'industria. Salviamola l'industria, salviamo l' industria manifatturiera italiana, ma io penso più per l' Europa un ruolo di "software" del mondo, cioè in Europa le idee, poi la fabbricazione la realizzazione di queste idee, sarà sempre di più molto più economica farla nelle provincie orientali dell' Europa, o - ahimè - nel terzo mondo, dove il costo del lavoro costa molto di meno. Ma sono le idee, i saperi, la tecnologia il Know-how, su cui dobbiamo lavorare perhé ci sono dei saperi che nessuna industria potrà mai delocalizzare e delle risorse, delle ricchezze che nessun ladro potrà mai rubare, nessun falsario potrà mai imitare è su questo secondo me che deve puntare l'Europa>>.

Ora a parte che continuare a pensare che l' Europa è uno dei pochi continenti al mondo con delle idee e che gli abitanti di altri continenti possono solo eseguire queste idee o rubarcele, potrebbe essere un errore grossolano; non voglio dire che Cazzullo ha detto questo, ma qualcuno forse si culla in questo sogno e potrebbe svegliarsi male.

A parte questo, quello che mi sembra sorprendente è il fatto che si continui a pensare che le idee che può esportare l' Europa sono solo oggetti di design, automobili di lusso e abiti, in sintesi merci, e non invece valori, ideali.
Non vogliamo essere ancora una volta idealisti in Europa e pensare che il rispetto dei diritti sul posto di lavoro è anche un valore da esportare ?
Sarebbe bello se esistesse un' autorità che avesse il potere di apporre un simbolo su gli oggetti che vengono prodotti in Europa (ma anche in qualsiasi parte del mondo), un simbolo che significa <<prodotto da lavoratori che non vengono sfruttati>>.
Esiste già il commercio equo e solidale, ma normalmente siamo abituati a pensarlo riferito a paesi del terzo mondo, che l' Europa ha sfruttato e sfrutta da secoli .
Ma il concetto di equità e solidarietà deve essere vero e diventare uguaglianza di diritti a livello globale, non per ostacolare le economie cosiddette emergenti, ma per ribadire  con orgoglio principi come libertà ed uguaglianza, per contagiare con queste idee altri paesi, facendole diventare prodotti vincenti, anche dal punto di vista economico.
Naturalmente anche riducendo il profitto degli industriali questi prodotti costerebbero  più di altri  e non tutte le persone potrebbero acquistali, ma non esistono forse oggetti che costano più di altri e hanno successo perché portano con  se qualità? 
Se riuscissimo a far diventare competitivi prodotti che rispettano i diritti e la salute di chi li produce avremmo costruito un vero progresso.
Perché dovrebbe essere impossibile pensare all' oggetto solidale? <<se posso pago volentieri di più perché mi interessa anche la vita di chi ha prodotto questo oggetto>>
Link consigliati: 

 Giovanni Di Stefano 
 
 

INDIGNAMOCI!

Ora anche Passera dice che siamo messi male. Noi lo sapevamo, ma se anche lui se n'è accorto, è meglio. Però vorrei che questo Governo - invece di  farci le condoglianze - realizzasse iniziative di equità forti.
Mi riferisco all'accordo con la Svizzera per riportare a casa i miliardi di euro che possiamo - dobbiamo - prendere agli evasori ricchi. Quelli che grazie alla tolleranza del miliardario hanno accumulato fortune a Lugano e scudato con mancia quelle poche rientrate. Presidente Monti, prima di pagare l'IMU, vorrei avere almeno la soddisfazione di vedere i grandi evasori ridare i soldi che ci devono. Non è ancora giustizia  sociale, ma almeno anestetizza.
Massimo Marnetto

LA BUONA NOTIZIA

Siamo appena tornati da un “viaggio della legalità” organizzato dal nostro comune (Lodi) nel Napoletano. Abbiamo conosciuto realtà di resistenza alla camorra che insegnano tanto sul sud e sul nostro nord (futuro) e sull’Italia. Per vincere e per resistere dobbiamo unire in questo nobile intento la società civile meridionale e settentrionale. Altrimenti non possiamo parlare di unità del Paese. Da lombardo mi sono sempre vergognato della lega, non è una sorpresa. La resistenza alla illegalità parte dal basso anche al nord. Grazie per la trasmissione.

 Roberto

brucia la memoria

Gentile sig. Zanchini, le  scrivo volutamente il giorno dopo la bella trasmissione condotta ieri sulla sentenza vergognosa della strage di Piazza della Loggia e mentre ascoltavo, mi chiedevo chi decide di farci percorrere delle strade piuttosto che altre. Il marito di quella vittima che dopo 38 anni gira per le scuole per tramandare il ricordo ma anche per promuovere un po’ di coscienza civile,sta coraggiosamente ostinandosi a credere che non sia tempo perso. Mio padre lavorava in un negozio sotto i portici, le cui vetrate sono esplose con la deflagrazione partita da quel cestino a Brescia e a fatica dopo 30 anni mi ha parlato di pezzi umani e sangue dentro le vetrine e del fatto che dallo choc, non ha ricordato mai come è ritornato a casa(abitavamo a San Polo). Le persone non possono capire,forse non capiranno mai;sarà tempo perso anche quello della Tobagi? Mi piace pensare di no,mi piace pensare che vivere sperando sempre che ci sia giustizia sia meno controproducente che gettare la spugna. Che esempio sarei per mia figlia? Le racconterò che il nonno aveva notato l’arretrarsi delle forze dell’ordine,che pioveva tanto e che le guerre tra poveri non finiscono mai. Cordiali saluti.

 Cristiana Panzi

COSE DA IMPARARE

In Germania chi vuole diventare insegnante, sceglie il percorso specifico chiamato Lehramt. Di solito gli insegnanti possono scegliere due materie a seconda dell'offerta dell'università. Le materie non devono essere affini, teoricamente si può scegliere matematica e storia. Lo studio della materia va di pari passo con quello della didattica e della pedagogia. Gli studenti ancora prima di laurearsi fanno stage nelle scuole: assistono a lezioni, programmano e provano accanto agli insegnanti titolari.Il percorso di studio si conclude con il primo esame di stato nelle materie e in didattica. Dopo la laurea si accede al Referendariat. Per due anni lo studente si divide tra università e scuola. Lo studente insegna la materia seguito da un tutor e riceve uno stipendio conforme al suo status. Dopo due anni si scrive una tesina e si sostiene il secondo esame di stato, superato il quale si è abilitati nelle proprie materie e si può accedere alla professione.Gli insegnati sono ben pagati e insegnano 28 ore settimanali. La scelta di diventare insegnare va fatta subito dopo il liceo. Non è un ripiego.Cordialmente
Rita Cagiano

COSA SUCCEDE FUORI CITTA'

Cosa si può fare? io cerco di raccontare questo cancro attraverso l’arte, è una cosa piccola … ma bisogna parlarne!

Mostra La Sentenza_Das Urteil.

Il progetto è un percorso attraverso due sentenze parallele: la sentenza dello Stato Italiano contro la camorra (Sentenza Spartacus) e la sentenza della camorra contro Roberto Saviano che diventa simbolo/pretesto per raccontare la situazione di chi vive oggi in Italia ‘condannato a morte’ dalle ‘mafie’.

Performance Monaco di Baviera clip condannato libero http://vimeo.com/23769691

Performance Roma condannato libero#2 http://vimeo.com/31451240

Testo performance condannato libero#2:

Queste tacche che sono state tracciate su questo foglio rappresentano la vita dei liberi cittadini che vivono in Italia condannati a morte dalle mafie questi segni contano  i giorni di vita sotto scorta di magistrati, giudici, giornalisti, scrittori, imprenditori, commercianti che si rifiutano di pagare il pizzo, politici , sindaci  attori, preti, gente normali testimoni queste persone non sono libere di vivere di muoversi di andare al lavoro di accompagnare i propri figli a scuola di andare a comprare il pane perché devono essere protetti, perché?

voi immaginate se ogni giorno doveste fare un segno sul muro per contare il giorno di vita condannati a morte, condannati a morte perché siete Italiani, perché credete nella giustizia, perché amate il vostro popolo, perché volete la verità la verità, la verità, la verità queste persone vivono mesi anni giorni quale è il loro futuro? Il loro futuro è che stasera torneranno a casa e metteranno una traccia anche oggi sono tornato a casa vivo anche oggi la mia scorta non è morta con me anche oggi i miei figli non sono stati uccisi questo è il loro futuro è ancora bianco possiamo scriverlo diversamente da quello che è stato scritto fino ad oggi ‘Cacciateli!’

Roberto ha detto questa frase a settembre ad ottobre era già condannato a morte

se tutti cancelliamo noi siamo liberi  non potranno ucciderci tutti

Paola Romoli Venturi

www.paolaromoliventuri.com

STORIE DALLA CITTA'

Buongiorno, siamo un gruppo di precari di italiano e latino nei licei della provincia di Torino, già iscritti nelle graduatorie per l'insegnamento in quanto già abilitati nelle Sis. Ci troviamo quindi in una situazione certamente migliore di quella di chi oggi deve concorre per i posti di Tfa, superando lo scoglio dell'abilitazione. Teniamo a precisare che quanto diremo non deve essere inteso come la presa di posizione di chi difenda un privilegio, volendo escludere altri dal suo godimento. Non siamo contrari ai Tfa in generale: esistono infatti classi di concorso dove già lavorano insegnanti non abilitati (dalle cosiddette graduatorie d'istituto, cioè con la chiamata diretta delle scuole e non degli Uffici scolastici), ad esempio matematica e scienze nelle medie e dove perciò c'è la necessità di abilitare nuovi insegnanti.
Non è però così per tutte le classi di concorso: alcune sono già al limite della congestione, a causa della sciagurata politica di tagli del precedente ministro. Nella nostra, a perdere il posto, sono gli stessi insegnanti di ruolo, che finiscono, come si dice tecnicamente, in sovrannumero, e devono essere ricollocati in altre scuole, andando così a occupare le cattedre di solito disponibili per noi precari abilitati.
Noi lavoriamo ormai tutti nelle scuole medie da due anni, ma vorremmo far osservare che le regole della italica burocrazia ci impediscono di spostare il nostro punteggio di abilitazione Sis e di servizio da una graduatoria all'altra. Ci troviamo perciò nella paradossale situazione di non lavorare dove abbiamo "investito" tutto il nostro punteggio, che resta lì congelato, e di lavorare dove invece siamo gli ultimi arrivati, dovendo scegliere quindi spezzoni orari, cattedre su due tre scuole, cattedre geograficamente molto scomode. Ovviamente siamo felici di avere comunque un lavoro, pur se non dove aspiravamo di averlo e dove le selezioni a numero chiuso della Sis ci avevano illuso di lavorare, ma il punto non è questo.
Il problema è che in una situazione cosiffatta, il ministro ha concesso nuove abilitazioni nella nostra classe di concorso: 30 nella nostra regione, e cifre con due zeri in altre, come Lombardia, Lazio, Puglia, Emilia-Romagna. Crediamo che i Tfa, almeno nella nostra classe di concorso, siano uno specchietto per le allodole e creeranno solamente nuovo precariato, per la semplice ragione che non ci sono posti!
Le ragioni di questa speculazione sulle pelle di giovani lavoratori sono molte, ma ce n'è una che ci preme sottolineare: facoltà universitarie come Lettere e Filosofia rischiano di non vedere più un iscritto se non danno almeno l'illusione che forniscano lo sbocco all'insegnamento, per cui preferiscono attivare i Tfa, abilitare nuovi insegnanti e poi lavarsene le mani. Il reclutamento tanto non spetta a loro. Così si spiegano anche i numeri a due cifre di certe regioni. Guarda caso sono quelle dove ci sono tre quattro cinque atenei (il Piemonte invece ne ha solo uno): ciascun ateneo porta l'acqua al suo mulino (e guadagna anche un bel po' di soldi). Aggiungiamo che abbiamo anche incrociato i dati dei nuovi posti di Tfa con quelli della popolazione scolastica di ogni singola regione, per prevenire l'obiezione che le regioni abbiano dimensioni diverse. Anche ponderando il dato in questo modo, Lombardia, Lazio, Puglia, Emilia-Romagna abiliteranno cinque volte gli insegnanti della nostra regione. Ma già quei 30 nuovi abilitati in Piemonte sono tanti: basti sapere che sono più di quanti siano mai stati abilitati annualmente negli anni della Sis e quando, peraltro, le cattedre nella scuola erano molte e molte di più degli attuali.
Tutto ciò avrebbe senso se, contestualmente, il ministro mettesse in discussione i tagli della Gelmini e tornasse a dare nuove cattedre: così non è. Le conseguenze le lasciamo trarre a voi.
Cordiali saluti, Gruppo precari A051 Torino

CITTA' APERTA

Insegnante e con esperienza di formatore alla SSIS: aggiungo che alle università la formazione dei docenti ha costi bassissimi che non giustificano i 3000  €: il tirocinio infatti si svolge nelle classi, alla presenza di docenti che svolgono lezione contemporaneamente ai loro studenti e ai tirocinanti e NON VENGONO RETRIBUITI!!

lidia

 

BANDIERE IN CITTA'

la bandiera che ho esposto è di mio padre, che la issava sul pennone di casa per la festa della Liberazione, il 4 novembre, il 2 giugno e durante i giorni delle 5 giornate di Milano. Lui era cattolico, democristiano e antifascista e mi passato un'idea di continuità tra questi momenti che la bandiera unisce. Non capivo quando ero piccola, ho idee diverse delle sue, ma questo mi ha trasmesso e così credo che oggi avrebbe voluto riconoscere questa festa e che avremmo condiviso il desiderio di un'Italia rinnovata. La mia bandiera è grandissima, di lana, ha dei buchi e un nastrino dorato, la pioggia la fa odorare di coperta umida ed è in buona compagnia tra altre 5 bandiere che vedo dalla mia finestra. Un saluto affettuoso, grazie per il vostro lavoro

marina merlini

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CITTA' APERTA

Bisognerebbe meditare a fondo sui contenuti del libretto di Simone Weil “Manifesto per l’abolizione dei partiti politici” rimasto inedito in Italia fino al 2008, quando l’editore Castelvecchi decise di colmare questa lacuna. E’ di una impressionante lucidità sulla congenita incapacità dei partiti di costituire un valido sistema di rappresentanza degli interessi della collettività. Questo lo diceva 60 anni fa, una delle menti più brillanti del XX secolo. Chissà che direbbe oggi. Cordiali saluti.

Giovambattista Bossio Verona

 

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