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Quel paradosso pietoso di allontanare per proteggere

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Quella di Martina e di un bimbo che forse si chiamerà Achille - ma un nome ancora non ce l’ha - è una storia terribile. Più che una storia, è una tragica sequenza di crudeltà che si susseguono una dopo l’altra e sembrano non finire più. È una storia che coinvolge tante persone, dove sino ad ora non ci sembrava difficile distinguere le vittime dai colpevoli: c’era una coppia diabolica che aveva per progetto di vita quello di sfregiare il prossimo con delle secchiate di acido. Ci sono delle vite sfigurate, come quella di Pietro Barbini, che quell’acido ha ricevuto in faccia. Ci sono delle vite assurde, come quelle di Martina e Alexander. E c’è la vita di un bambino che ha avuto la “colpa” di nascere a cavallo di Ferragosto, quando è più che mai difficile prendere delle decisioni tanto drastiche quanto delicate come quelle che riguardano il destino di un neonato. Il provvedimento di urgenza stabilito dal pm in servizio, dunque, ha stabilito di non concedere a madre e figlio quella prima intimità che è per entrambi una specie di dolce distacco dal cordone ombelicale, togliendo subito l’uno all’altra. Questo in previsione della richiesta di adottabilità del bimbo, cioè di un distacco definitivo e irrevocabile. E’ ovvio che immaginando la scena siamo tutti attraversati da una scossa di orrore e rifiuto: come si fa a commettere – o anche solo ad assistere a una tale crudeltà? “Mia figlia non ha più occhi per piangere”, ha detto il padre di Martina e non possiamo non credergli. Ora il male e il bene sembrano confondersi, la colpevole sembra diventare la vittima: è una giovane madre che si vede strappare via il figlio neonato. E piange. Ma purtroppo non possiamo isolare questa scena, perché essa fa parte di una storia che è un’assurda concatenazione di atrocità dettate da una violenza oscura, fine a se stessa. E quel bambino portato via dalle braccia di sua madre è vittima non del giudice che ha preso una decisione tanto difficile quanto dettata da ragioni inoppugnabili, ma dell’assurda storia che l’ha portato al mondo, dove una crudeltà insegue un’altra. E, come si dice di solito con il conforto della distanza, ora la giustizia farà il suo corso. Anche se in questo caso dovrà camminare su un filo più fragile e sottile che mai, in bilico sopra il destino di una vita appena cominciata. Dovrà dare in qualche modo coerenza al provvedimento d’urgenza preso a cavallo di Ferragosto, quando quasi tutto è fermo e molti sono in vacanza anche se questo poco importa a un bambino che ha deciso di nascere. Dovrà fare i conti con la presenza di “nonni biologici”. E, soprattutto, stabilire al di là di ogni dubbio, che quella ragazza colpevole di insensate crudeltà ai danni del prossimo è incapace ad affrontare il ruolo di madre. Che, come tutte sappiamo, non sta solo nell’adagiarci sulla pancia appena sgonfiata il proprio neonato ancora umido di utero, ma vuol dire ben di più. Per il resto della vita. Il tutto, come si dice con il solito conforto a distanza, andrà deciso per il bene del bambino. Allora certamente, per il bene del bambino e anche della madre, allontanarlo l’uno dall’altra subito dopo la nascita è stato paradossalmente pietoso, in prospettiva di un’adozione – cioè di un distacco definitivo. Questa terribile ambiguità è quasi insopportabile, manda in cortocircuito le nostre emozioni. E’ – speriamo – l’ultima tappa di una concatenazione di atti feroci, uno dopo l’altro. E’ quasi l’emblema di quel conflitto tra giustizia e misericordia che di tanto in tanto produce nella realtà buie e profonde. Toccherà al tempo e a tanta, tanta umanità – là dove la giustizia e il destino manderanno il bimbo -  cercare di rimarginare la ferita di questa vita appena iniziata, scacciare la maledizione di tanta crudeltà. 


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Credits

A cura di Paola De Monte
In redazione:
Maria Chiara Beraneck, Natascia Cerqueti, Marco Pompi, Gianfranco Rossi

Francesca Sforza



Francesca Sforza lavora alla Stampa dal 1999. Ha trascorso quattro anni a Berlino come corrispondente e due anni a Mosca. Nel corso di questo periodo all’estero è stata più volte inviata in Polonia, in Repubblica Ceca, in Slovenia e a più riprese nel Caucaso. Il suo libro “Mosca-Grozny: neanche un bianco su questo treno” (2006, Salerno Editrice) ha vinto il Premio Antonio Russo  e il Premio Maria Grazia Cutuli. Dal 2007 al 2011 ha lavorato a Torino come caporedattore del Servizio Esteri. Attualmente è responsabile dei contenuti digitali della redazione romana per il sito www.lastampa.it

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La Nuova Ecologia - il mensile di Legambiente di luglio-agosto 2015




Attenuare il rischio climatico rinaturalizzando le città. Adottare stili di vita flessibili per
vivere meglio e sprecare meno. Sorella resilienza. Così possiamo cogliere la sfida del cambiamento e salvaguardare la casa comune dell'umanità. All'interno un'intervista a James Lovelock. 


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