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Lettere 10 - 16 novembre

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Cara Gabriella,
oggi ho appreso con dolore da te della morte di Pier Cesare Bori. L'ho incontrato e amato attraverso Uomini e Profeti ed è stato per me un grande conforto per molte scelte analoghe. Religioso e dissidente.Il suo stare sempre sulla soglia, come Simone Weil. La libertà di uscire da convenzioni religiose rinsecchite per seguire il cammino spirituale più attinente a sè. La costante ricerca della polla da cui scaturisce l'acqua viva. La preghiera fatta di silenzio ed attesa. La pratica ostinata della gentilezza umana nel gesto concreto. Il senso profondo e consapevole del tempo. Tutto questo merita un'eredità grande, questo solco deve restare aperto.Continua a prenderti cura dei suoi e a offrirci questo pane buono e nutriente.
Grazie.
Marina
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E’ giunta la tristissima notizia della scomparsa di Pier Cesare Bori. Da quando annunciò in trasmissione la notizia del male che lo aveva colpito, non ho mai cessato di chiedermi come stesse ed ho voluto sperare che la sua infinità bontà lo preservasse miracolosamente. Non so dire se lungo l’arco di una vita che volge alla terza età, ci sia stata persona che  mi abbia educato più profondamente di lui. La sua lettura di Tolstoj, portata in questo programma, è stata la voce del vangelo più autentico che fosse dato di ascoltare. Indimenticabile. Sono certo che il suo esempio vivrà fruttuoso di beni: in fine e in vita, come avrebbe detto.
Ernesto Cicconetti
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Ringrazio innanzitutto Grabriella Caramore e tutta la redazione di UOMINI E PROFETI per averci fatto conoscere meglio un uomo che è morto senza morire perchè la sua luce illuminerà per molto le nostre individuali e collettive ricerche della Verità. Bellissime le parole di ENZO BIANCHI nel definire la vita di PIER CESARE BORI: "ESSERE PREGHIERA, NON 'FARE' PREGHIERA". FARE PREGHIERA è ancora uno stare FUORI, e nelle forme più profonde quest'attivismo della preghiera può essere al massimo un BUSSARE, ma ESSERE PREGHIERA è uno stare DENTRO, uno scoprirsi DENTRO, è PERCEPIRE il mondo, gli altri e se stessi attraverso il DIVINO, una modalità di percezione in cui gli occhi ascoltano e le orecchie vedono. "Dentro" PIER CESARE BORI poteva vedere la sclerosi che affligge le istituzioni religiose, prive di quel FLUIRE dentro l'alveo fisso del DIVINO; e da DENTRO poteva anche vedere le potenzialità di LIBERTA', VERITA' e AMORE di UOMINI che la società esclude per non avere uno specchio che rifletta le sue intime partecipazioni al male. La sua figura è la più lontana possibile dal SINCRETISTA, era uno che non "sezionava" le religioni, non ne aveva bisogno, perché vedeva il NUCLEO profondo di LUCE che accomuna tutte le tradizioni, nella sua UMILTA' aveva raggiunto la comune cima a cui tutti i sentieri spirituali giungono. Pier Cesare Bori ha percoso veramente fino in fondo sia la linea verticale DELLA CROCE (dall'UOMO a DIO) sia la linea orizzontale (da se stessi fino a includere tutti i fratelli in un io non più semplicemente "umano").
ENRICO AVVEDUTO- ISPICA (RAGUSA)
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Cara redazione, 
rammentate che sulla parabola del “Figliuol Prodigo” si può fare anche una lettura di genere. Si può leggere come parabola del “padre misericordioso” (= con l’utero), o del Padre-materno ..
Ildegarda di Bingen la trasforma in parabola al femminile, della Figlia Sion che si perde ... e della madre che va a cercarla  
Adriana Valerio
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Gentile redazione,
mentre ascolto la trasmissione sul Figliol prodigo con Sabino Chialà e le diverse valenze di questa Parabola, riflesse nei vari titoli con cui è stata identificata, forse uno dei momenti più interessanti del dialogo, mi è venuto in mente questo titolo: La Parabola della Teshuvah, del Ritorno, cioè della Conversione; il Ritorno cè stato, la Conversione è iniziata, la strada rettaè stata ripresa, questo è quello che conta.
È stata vera Conversione? È stata Conversione totale e definitiva? Che cosa c'è di totale e definitivo nella vita dell'uomo?
Conoscevo un Falegname qui a Roma che dopo aver riparato, che so, una seggiola, a chi gli chiedeva se quella seggiola si sarebbe potuta rompere nuovamente rispondeva: «Si è rotta quando era nuova, si può rompere anche adesso che è stata riparata: però intanto funziona. Trattala bene e non si romperà più». Così il Figlio Tornato al Padre: ha sbagliato una volta, può sbagliare ancora; ma per ora rallegriamoci e cerchiamo di non sbagliare più.
Carlo Casagrande
Roma

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Gentile Dottoressa Caramore,
desidero esprimerLe i miei più sinceri apprezzamenti per lo spessore del  suo programma di ieri. Seguo quasi costantemente da due anni "Uomini e Profeti" e lo trovo assai interessante. Ieri ancor di più in quanto ha  affrontato un tema a me caro: la tolleranza e il perdono. Insegno Francese  in un Istituto Tecnico (ma ho insegnato per ben quattro anni in un Liceo  Linguistico e due anni in un Liceo delle Scienze sociali) a Mantova città ed  ho esercitato per molti anni il doppio "mestiere" della guida turistica, specializzandomi da autodidatta in pittura dal Quattrocento al Seicento. Nel leggere e citare Voltaire e il suo trattato, mi ha fatto un gran dono e ha fatto affiorare il ricordo di quando ne leggevo (e commentavo) anch'io dei brani in classe (nei Licei dove si insegna ancora la Letteratura). Lo trovo di una modernità e di un'apertura mentali sconvolgenti. Poi, apprezzo pure la scelta di collocare sul web il quadro di De Chirico che ben illustra e sintetizza la parabola del Figliol prodigo (commentata in radiomagistralmente e chiaramente da Sabino Chialà) poichè si riferisce all'uomo contemporaneo...Mi permetto di segnalarLe pure un'opera (che forse Lei conosce) per me MAGISTRALE, anche se di epoca precedente. Trattasi del ritorno del Figliol prodigo del Guercino, il pittore di Cento, quadro ammirato qualche anno fa ad una mostra a Palazzo reale (Milano).
Nell'opera si vede la vestizione del figlio pentito e tornato a casa, con i servi che fanno indossare una linda camicia al giovane e un ineffabile  incrociarsi di mani tra lui, i servi e forse il padre (se non ricordo male).  Non ho qui la riproduzione sotto mano ma il ricordo di queste mani e braccia che si intrecciano e il bianco nitore della camicia pulita e lavata ( simbolo del perdono da tutte le colpe? dal passato da redimere? ) è  vivamente impresso nella mia mente.
Nel rinnovarle i miei complimenti,e nell'augurarLe buona continuazione, La saluto cordialmente,
Carmen Mulas


  

Credits

Un programma di Gabriella Caramore
a cura di Paola Tagliolini
regia di Ornella Bellucci
consulenza musicale di Cristiana Munzi
in conduzione Benedetta Caldarulo,
Irene Santori
(Storie)
Gabriella Caramore (Questioni)
Via Asiago n. 10 - 00195 Roma

Moni Ovadia a Uomini e Profeti

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E’ stato interessante il discorso sulla bellezza di domenica scorsa. Riflettendoci su vorrei sottolineare che esiste anche una seduzione negativa delle cose e che sarebbe opportuno evidenziare la differenza tra la seduzione di cui avete parlato, riferita alla bellezza legata alla verità,  e quella che invece riesce ad attrarre per la sua capacità di mimetizzare il vuoto a lei sottostante...

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