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La verità di Lucia Borsellino: così Crocetta mi ha tradito

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Intervista alla figlia del magistrato ucciso nel '92 dalla mafia, bersaglio della frase shock del medico Tutino, amico del governatore: "Va fatta fuori come il padre". "Il presidente ha minimizzato". "Tramavano sulla sanità, io isolata dal primo giorno, ecco perché lascio". L'ex assessore: ho trovato un coacervo di interessi, fallito il fronte comune che serviva per sconfiggerlo

Il trolley preparato in fretta per quella che non era una fuga ma un ritiro per pensare è di nuovo pronto. Torna a Palermo, all'indomani di quell'anniversario, il 19 luglio, il giorno in cui le uccisero il padre. E parla, Lucia Borsellino. Del clima di "diffidenza e ostilità" che l'ha circondata. Del "coacervo di interessi" intorno alla sanità, delle trame di un "governo parallelo". Accusa il presidente di averle taciuto quel che accadeva "alle sue spalle". Di aver "minimizzato" l'arresto di Tutino". Risponde alla quantità di voci, ipotesi, congetture e false notizie circolate non dopo le sue dimissioni del 2 luglio, passate quasi sotto silenzio, ma alla pubblicazione, giovedì scorso, dell'intercettazione che ha dato corpo ai sospetti. Tiene a dire che fino all'ultimo ha svolto appieno il suo "ruolo di assessore", tra mille insidie e difficoltà.

Partiamo dalle insidie?
"No, partiamo da quello che nonostante tutto siamo riusciti a fare".

È importante?
"Lo è, eccome".

Allora cosa intende con quel che siete riusciti a fare? Pensa di aver avuto dei successi?
"No, guardi, non sono successi miei, ma dati di fatto inoppugnabili. Sono in atti pubblici consegnati all'Assemblea regionale. Sono dati avallati dalla Corte dei conti e riconosciuti anche dalla Banca d'Italia: stiamo proseguendo nel programma di riqualificazione della spesa sanitaria. E per la seconda volta il bilancio si è chiuso in equilibrio, anzi con un avanzo di gestione".

Insomma la prima industria dell'Isola, la sanità, con i suoi 9 miliardi di spesa, più della metà dell'intero bilancio, e con 7 decimi che finiscono in stipendi, non è più un disastro inarrestabile?
"Non lo è, siamo riusciti a ridurre i ricoveri impropri e a mettere in piedi la rimodulazione della rete sanitaria con il sì di tutti i sindaci ad eccezione di quelli della provincia di Enna. Abbiamo ridotto la spesa farmaceutica con indici più marcati rispetto alla media nazionale. Certo c'è molto ancora da fare in termini di miglioramento dei servizi e degli standard qualitativi".

Sì, però lei ha dovuto gettare la spugna, perché?
"Per oppormi a quel coacervo di interessi che c'è dietro alla sanità era necessario un solido fronte comune che nei fatti non c'è stato".

Non lascia per quell'intercettazione pubblicata da l'Espresso nella quale il dottore Tutino auspica una brutta fine per lei, analogamente a quella riservata a suo padre?
"No, ho cominciato a maturare questa decisione da alcuni mesi".

Sapeva di quella intercettazione?
"No, assolutamente. Quello che avevo da dire sul clima di diffidenza e ostilità l'ho già riferito agli organi inquirenti".

Quindi la percezione di un clima di ostilità non è una scoperta recente?
"Fin dal primo giorno ho avuto ben chiaro che nei miei confronti c'era un clima di ostilità e di diffidenza".

Diffidenza perché?

“Io ho lavorato da dirigente generale, capo del dipartimento attività sanitaria, con il precedente governo. E poi nel novembre 2012 sono diventata assessore. Ecco: sembrava che dovessi dimostrare sempre una qualche forma di lealtà a questo esecutivo. Sembrava di essere continuamente sotto esame”.

Superava le prove?

Le prove le superavo, ma la lealtà non è cieca. Va guadagnata giorno per giorno sul campo, con i fatti e i comportamenti. La lealtà al governo e al parlamento siciliano, istituzionalmente, l’ho garantita fino all’ultimo, ma cieca non sono mai stata”.

E quando ha tenuto gli occhi aperti che è successo?

“Forse non mi sono spiegata bene: io gli occhi non li ho mai chiusi. Per esempio ho bloccato l’affidamento a un privato della Banca dei tessuti proposta dall’ospedale Villa Sofia (quello in cui era primario il dottor Tutino, ndr). Una procedura che andava contro le norme: bisognava fare un bando di evidenza pubblica come prevede lo Stato e L’Unione europea”.

(…)

Continua sul quotidiano la Repubblica

Credits

A cura di Paola De Monte
In redazione:
Maria Chiara Beraneck, Natascia Cerqueti, Marco Pompi, Gianfranco Rossi

Francesca Sforza



Francesca Sforza lavora alla Stampa dal 1999. Ha trascorso quattro anni a Berlino come corrispondente e due anni a Mosca. Nel corso di questo periodo all’estero è stata più volte inviata in Polonia, in Repubblica Ceca, in Slovenia e a più riprese nel Caucaso. Il suo libro “Mosca-Grozny: neanche un bianco su questo treno” (2006, Salerno Editrice) ha vinto il Premio Antonio Russo  e il Premio Maria Grazia Cutuli. Dal 2007 al 2011 ha lavorato a Torino come caporedattore del Servizio Esteri. Attualmente è responsabile dei contenuti digitali della redazione romana per il sito www.lastampa.it

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