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Perché c'è già la guerra contro la civiltà

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Nella Babele nella quale è immerso il mondo, qualcosa forse avvia a chiarirsi, le cose incominciano a esser chiamate con il loro nome. Si parla sempre meno (salvo che talvolta in TV) di “emergenza-migranti”, espressione che dà l’idea di un fenomeno cui si deve corrispondere con approcci straordinari, e però anche temporanei. Ormai tutti sappiamo che non è così, che il fenomeno dell’immigrazione è destinato a fare epoca, e riguarda un esodo di popoli, soprattutto da un continente contiguo e drammaticamente povero, che affoga in guerre endemiche in progressiva estensione.

È la struttura del mondo che va mutando sotto i colpi della globalizzazione. La quale, nella sua straordinaria complessità, oltre che contribuire alla diminuzione della fame nel mondo, ha per effetto di mettere in atto, in forma estrema, fenomeni inediti, di incrinare vecchi confini, mescolare uomini e cose, popoli ed etnie, rompere, infine, ogni schema precedente di lettura della storia.

Ma l’elemento su cui poggiare l’attenzione, legato all’immigrazione, è il cambiamento della sue ragioni: non più soltanto, o in prevalenza, per fame o volontà di riscatto, ma per sfuggire alla guerra. Questo è il dato nuovo che, tra l’altro, fa crescere a dismisura la massa dei richiedenti asilo, e diminuire quella dei semplici migranti. La guerra, dunque, è l’elemento nuovo che spinge non solo i disperati, ma i borghesi di Siria, Irak, Libia, Africa centrale, a mettere a rischio la vita per giungere all’agognata Europa, come è stato ben detto su questo giornale (18 agosto) in un editoriale di Angelantonio Rosato.

Anche su questo, le cose incominciano ad esser chiamate con il loro nome. Sia Papa Francesco sia il Presidente della Repubblica hanno parlato, a qualche distanza di tempo, di venti di guerra che attraversano il Mediterraneo, e di rischi definiti mondiali. Insomma , embrioni di guerra globale, dissimmetrica, diffusa, con occupazione di un territorio, o atti di violenza e massacri all’interno di un territorio, in aree geopolitiche disintegrate da mille eventi, con possibilità di estensione illimitata, capace, si è visto, di penetrare i confini stessi di Europa. Terrorismo, ormai, non è più parola sufficiente ad esprimere tutto questo.

Ma che guerra è quella in atto? E dove la sua dimensione potenzialmente globale? Bisogna dirlo ormai con responsabile nettezza, dopo che per molto tempo il fenomeno è stato nascosto sotto veli più prudenti e riduttivi: è la guerra dichiarata da un pezzo del fondamentalismo islamico contro un’altra parte dell’Islam  e contro l’Occidente, oggi nessuno più lo nega. (…)

 

 continua sul quotidiano Il Mattino

 

 

Credits

A cura di Paola De Monte
In redazione:
Maria Chiara Beraneck, Natascia Cerqueti, Marco Pompi, Gianfranco Rossi

Francesca Sforza



Francesca Sforza lavora alla Stampa dal 1999. Ha trascorso quattro anni a Berlino come corrispondente e due anni a Mosca. Nel corso di questo periodo all’estero è stata più volte inviata in Polonia, in Repubblica Ceca, in Slovenia e a più riprese nel Caucaso. Il suo libro “Mosca-Grozny: neanche un bianco su questo treno” (2006, Salerno Editrice) ha vinto il Premio Antonio Russo  e il Premio Maria Grazia Cutuli. Dal 2007 al 2011 ha lavorato a Torino come caporedattore del Servizio Esteri. Attualmente è responsabile dei contenuti digitali della redazione romana per il sito www.lastampa.it

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del 1 ottobre

Quello che Putin non dice - Franco Venturini - Corriere della Sera

Ripartiamo dalla maternità - Barbara Stefanelli - Corriere della Sera

"Ma dopo anni si intravede uno spiraglio" - Int. a De Mistura di Massimo Gaggi - Corriere della Sera

"No ai fondamentalisti in nome del Vangelo" - Int. a Walter Kasper di G.Guido Vecchi - Corriere della Sera

Padri naturali - Massimo Gramellini - La Stampa

Alla casa non serve solo meno fisco - Franco Bruni - La Stampa

Burocrazia, un dietrofront tra le vigne - Michele Brambilla - La Stampa

Perché difendo Obama l'indeciso - Thomas L. Friedman - La Repubblica

Libia, l'occidente cambia inviato - Vincenzo Nigro - La Repubblica

Gender, la fabbrica del pregiudizio - Maria Novella De Luca - La Repubblica

Le 2 Chiese divise su divorzio e famiglia - Paolo Rodari - La Repubblica

C'è un problema tra l'Italia e la Francia - Non solo Libia e non solo Siria - Il Foglio

Separati, non abbandonati - Maurizio Crippa - Il Foglio

La forza di vivere - Marina Corradi - Avvenire

Se questa è democrazia - Sotto attacco - Il Fatto Quotidiano 

Giannini: "Partita la caccia, il premier ha slegato i cani" - Int. a Massimo Giannini - Il Fatto Quotidiano

Mare nostro - Stop trivelle - Il Manifesto

"300 mila firme non bastano" - Int. a Pippo Civati di Daniela Preziosi - Il Manifesto



 


La Nuova Ecologia - il mensile di Legambiente di luglio-agosto 2015




Attenuare il rischio climatico rinaturalizzando le città. Adottare stili di vita flessibili per
vivere meglio e sprecare meno. Sorella resilienza. Così possiamo cogliere la sfida del cambiamento e salvaguardare la casa comune dell'umanità. All'interno un'intervista a James Lovelock. 


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