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Lettere dal 5 all'11 novembe

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Gentile Gabriella e gentile Redazione,
ascolto da molti anni, quando posso, il vostro programma, che parla anche a me, non credente, per la profondità e la sobrietà dei suoi contenuti e dei suoi toni. Sono coordinatrice di una laurea magistrale all'Università di Milano-Bicocca (Laurea in Psicologia dei Processi Sociali, Decisionali e dei Comportamenti Economici). Tra gli studenti immatricolati quest'anno nel nostro corso vi è una studentessa turca, di religione musulmana, che è venuta poche settimane fa a parlarmi per chiedermi un posto dove poter pregare, ogni giorno, per pochi minuti, dato che sta nel campua dalla mattina alla sera. Ha aggiunto che per lei è molto importante. Ho scritto al Rettore, non ricevendo fino a questo momento risposta. In uno degli edifici centrali della nostra università vi è un ufficio destinato al Centro pastorale cattolico. Ogni mercoledì, inoltre, alle 12.45, viene celebrata una messa in un'aula appositamente concessa. Sono andata a parlare
con il sacerdote responsabile di tali spazi, che mi ha offerto una grande disponibilità personale, ma non soluzioni per la mia studentessa. In questo momento la studentessa prega nel mio studio. Questa non può però essere una soluzione adeguata, tenuto anche conto del fatto che tali richieste probabilmente si moltiplicheranno nel futuro. 
Due settimane fa, nella vostra trasmissione, avete parlato di dialogo interreligioso e di preghiera comune. E' allora che ho pensato di scrivervi, ma ho atteso di avere risposte istituzionali prima di farlo; non ricevendole, vi scrivo ora. Penso sia importante parlare di questi temi e stimolare la nostra società a dare risposte corrette, uguali per tutti, che segnalino apertura.
Un saluto affettuoso
Chiara Volpato
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Cara Redazione,
le parole di Bianchi domenica scorsa hanno sollevato una questione che da un po' di tempo (piu' o meno da quando ho cominciato a leggere la bibbia ebraica in originale, ca. undici-dodici anni fa) mi da' da pensare. Al di la' infatti di tutte le spiegazioni storiche e scientifiche che motivano, spiegano - e in qualche misura giustificano - i cambiamenti e i fraintendimenti nell'interpretazione dei testi sacri nel passaggio dal testo ebraico alla Septuaginta e poi nell'interpretazione cristiana, mi rimane una domanda irrisolta su cosa un cristiano consapevole debba fare di tutto cio' oggi quando si ritrova nella liturgia dell'ultima domenica d'Avvento il passo di Isaia 7, 14 (e' chiaramente solo un esempio). Il problema e' duplice. Da un lato la verita' filologica puo' appagare lo studioso, ma disturba nel momento in cui la liturgia propone quel passo secondo una lettura tradizionale cristiana. Dall'altro si pone il problema ancor piu' spinoso della lettura cristiana del Primo Testamento che - come ben sappiamo - si fonda tradizionalmente sul presupposto che il Cristianesimo abbia "completato" e "realizzato" (oltre ad averlo universalizzato) il messaggio dell'ebraismo. Se siamo d'accordo che questo e' il pesante retaggio del cristianesimo, che oggi la vediamo diversamente, non contrapponiamo piu' le due religioni, non dovrebbe cio' portare a una revisione radicale della liturgia? O quanto meno mi si dica cosa debbo pensare, quando mi si legge in chiesa la traduzione della CEI "Ecco la vergine concepira' e partorira' un figlio" etc.? Tralascio il fatto (tutt'altro che secondario) che la stragrande maggioranza dei fedeli continua a leggere questo passo in tutta innocenza secondo l'interpretazione tradizionale (con la conseguenza di perpetuare inconsapevolmente una tradizione antigiudaica). Ma insomma, se la lettura tipologica del Primo Testamento e' ormai solo il difficile retaggio di una tradizione, con la quale il cristianesimo storico ha solo in parte fatto i conti, con che spirito un cristiano cattolico (ma la cosa vale evidentemente anche per le altre confessioni) deve accogliere questo tipo di narrazione, sul quale poggia a tutt'ora immutata la liturgia della Parola? ...
Un affettuoso saluto a tutti
Emiliano Ranocchi




 

Credits

Un programma di Gabriella Caramore
a cura di Paola Tagliolini
regia di Ornella Bellucci
consulenza musicale di Cristiana Munzi
in conduzione Benedetta Caldarulo,
Irene Santori
(Storie)
Gabriella Caramore (Questioni)
Via Asiago n. 10 - 00195 Roma

Moni Ovadia a Uomini e Profeti

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Lettere a U&P



E’ stato interessante il discorso sulla bellezza di domenica scorsa. Riflettendoci su vorrei sottolineare che esiste anche una seduzione negativa delle cose e che sarebbe opportuno evidenziare la differenza tra la seduzione di cui avete parlato, riferita alla bellezza legata alla verità,  e quella che invece riesce ad attrarre per la sua capacità di mimetizzare il vuoto a lei sottostante...

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