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Francisco Zurbaran, 1598-1664

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La mostra, organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dal Centre for Fine Arts di Bruxelles, è un’importante occasione per scoprire la forza delle invenzioni di un artista straordinario, a lungo ricordato dalla critica come il “Caravaggio spagnolo”.

 

Tra i protagonisti dell’arte iberica del XVII secolo insieme a Velázquez e Murillo, Zurbarán ha reinventato i soggetti più classici grazie a uno stile modernissimo, lasciando in eredità opere percorse da un naturalismo asciutto e monumentale, sintesi mirabile di tradizione e innovazione. In vita il pittore ha conosciuto un grande successo per la sua capacità di interpretare il fervore religioso del suo tempo con immagini quotidiane e visionarie, intime e grandiose, e anche in epoca moderna, a partire dall’Ottocento e fino alla seconda metà del Novecento, le sue tele sono state fonte d’ispirazione per più generazioni di artisti, dai Romantici a Manet, fino a Morandi, Dalí e Picasso.

Una selezione di capolavori provenienti dai più importanti musei e collezioni private europee e americane ripercorre l’intera carriera artistica di Zurbarán: dalle opere con le quali egli si afferma sulla scena di Siviglia, “la Firenze spagnola”, a quelle segnate dal luminismo drammatico e contrastato della corrente del tenebrismo ispirata a Caravaggio e Ribera, come nel San Francesco d’Assisi nella sua tomba, fino alle tele successive al soggiorno madrileno e al contatto con Velázquez, dove a prevalere saranno atmosfere più chiare, felici scorci sul paesaggio e dettagli domestici. La sua pittura si distingue tanto per l’abilità nel definire i volumi nello spazio e l’incidenza della luce, che per il gusto dell’astrazione e della semplificazione, giungendo all’essenza delle cose attraverso una visione lucida e cristallina della realtà. Ineguagliabile è poi la maestria nel dipingere le stoffe, dalle più austere, dal carattere quasi scultoreo e giocate su un’unica tonalità, fino alle più raffinate, restituite grazie a una tavolozza intensa e brillante, come nella Santa Casilda, più vicina all’immagine di una nobildonna di corte che a una religiosa.

La mostra rivela la ricchezza e la varietà delle scelte di Zurbarán: visioni estatiche e travolgenti, scene quotidiane pervase da un potente misticismo e realismo, intime rappresentazioni mariane, soggetti mitologici, temi allegorici e straordinarie nature morte, come Una tazza d’acqua e una rosa, che rivelano la vita silenziosa degli oggetti.

Credits

Curatori
Monica D'Onofrio, Paola Damiani e Stefano Roffi
Redazione
Leda Bianchi, Giorgia Niso
Regia
Chiara D'Ambros
Conduttori
Francesco Antonioni, Oreste Bossini, Nicola Campogrande, Riccardo Giagni, Andrea Ottonello, Andrea Penna, Stefano Valanzuolo, Guido Zaccagnini

Sede Rai di Milano:
Nicola Pedone





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