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VII Triennale Design Museum

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La settima edizione del Triennale Design Museum riscopre un periodo storico poco indagato, quello degli anni trenta. Ogni edizione del museo non è però solo legata alla memoria. Storia e memoria aiutano a leggere il presente e il futuro. L’idea alla base è che il progettare negli anni delle crisi economiche sia una condizione particolarmente favorevole allo stimolo della creatività progettuale.
Triennale Design Museum focalizza quindi la sua attenzione sul tema dell'autosufficienza produttiva, declinato e affrontato in modo diverso in tre periodi storici cruciali: gli anni trenta, gli anni settanta e gli anni zero

L’allestimento del museo, firmato da Philippe Nigro con la grafica di Italo Lupi (che ha curato anche il catalogo edito da Corraini), inizia con un’immensa sala scenografica dove sono sintetizzati i tre periodi di crisi italiani: gli anni Trenta quelli dell’autarchia - gli anni Settanta - quelli dell’austerità e l’oggi - gli anni dell’autoproduzione- attraverso alcuni progetti simbolo come l’enorme poltrona di paglia di Alessandro Mendini del 1975; la Littorina autarchica», bicicletta in legno del 1939, o il flying office di Lorenzo Damiani, un ufficio realizzato nel 2004 interamente con i pallet e sollevabile con la gru.

Il percorso segue poi uno sviluppo cronologico che prende avvio con la stanza dedicata a Depero e alla sua «officina del mago», la casa d’arte a Rovereto dove negli anni Trenta realizzava, in autarchia produttiva, tutte le idee, dai tappeti ai giocattoli.
Agli antipodi c’è la stanza di Denis Santachiara e CircusLab dedicata al Download design, il design autoprodotto grazie alla prototipazione rapida e alle stampanti 3D.

In mezzo, nello snodo degli anni Settanta che segnano una frattura visiva, un disordine nella linearità del percorso simile a una strada, c’è l’autoprogettazione di Enzo Mari.

Insieme alla storia del design e della creatività, c’è anche la storia sociale italiana nei focus dedicati alle produzioni locali di mobili in vimini cui si dedicavano soprattutto le donne, eseguendo il lavoro a domicilio; il focus sugli oggetti realizzati da Riccardo Dalisi con i bambini del rione Traiano a Napoli o quello sulle tecniche tradizionali come il mosaico o le produzioni della Sardegna.

Per arrivare ad oggi ai progettisti che Beppe Finessi ha raccolto sotto il nome di «Nuovi Primitivi» che fanno uso di materiali poveri come legno, midollino, conchiglie, lana, carta, oggetti riciclati e riassemblati.

http://www.triennale.org/it/triennale-design-museum

Credits

Un programma a cura di Cettina Flaccavento
Conduce Elena del Drago

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