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Ricercatori - Anonimo

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Care redazioni di Radio3 e di Chiodo Fisso,

Mi spiace per questa e-mail che giunge tardiva rispetto alla vostra iniziativa di dedicare la giornata di oggi ai ricercatori, ma vorrei portare una testimonianza aggiuntiva, anche se amara.

Nel 2005 veniva sottoscritta dalle università e dagli enti di ricerca italiani la cosiddetta Carta Europea dei Ricercatori. Tale documento si poneva lo scopo di fissare delle linee guida e dei principi per garantire il riconoscimento della figura professionale dei ricercatori e favorirne l'attività negli ambiti sia pubblico che privato.

Da allora sono passati sei anni e la Carta dei Ricercatori, citata nei testi di tutte le riforme che hanno coinvolto l'università e la ricerca italiane, è rimasta nei fatti lettera morta. La mia testimonianza si riferisce nello specifico alle implicazioni di questo fatto per la situazione dei giovani ricercatori e dei precari all'Istituto Nazionale di Astrofisica.

L'INAF è stato uno degli enti sottoscrittori della Carta Europea dei Ricercatori, con delibera approvata all'unanimità dall'allora consiglio di amministrazione. Nonostante questo, i principi in essa contenuti non hanno trovato alcuno spazio nei regolamenti o negli statuti dell'ente. Mi limito qui a portare alcuni esempi emblematici.

A fronte delle raccomandazioni della Carta Europea di garantire la libertà e l'indipendenza della ricerca, nell'INAF (anche per via delle direttive ministeriali, va detto) abbiamo assistito a una deriva accentratrice, dove tutte le attività devono passare al vaglio dell'amministrazione centrale. E' indicativo il fatto che in occasione dell'ultimo bando ministeriale "Futuro in Ricerca" (bando principalmente rivolto a finanziare giovani ricercatori precari), a fronte di una valutazione ministeriale dei progetti da finanziare, l'INAF abbia voluto imporre una propria valutazione interna dei progetti. Questo quando tutto quello che il bando richiedeva all'INAF era l'impegno a ospitare i ricercatori vincitori nelle proprie strutture e a stipulare con loro dei contratti finanziati dai fondi ministeriali.

Anche la valorizzazione e il riconoscimento della professionalità auspicate dalla Carta Europea non hanno trovato riscontro nella gestione dei giovani e del precariato da parte dell'ente. L'assunzione a tempo determinato con un contratto subordinato, in particolare, è vista come un male da evitare, specie dopo le procedure di stabilizzazione nella pubblica amministrazione avviate dall'ultimo governo Prodi. Al suo posto vengono preferiti i contratti di tipo parasubordinato (in particolare quelli specifici del mondo accademico, ossia borse di studio e assegni di ricerca), che molto spesso degenerano in retribuzioni "junior" assegnate a personale "senior" dato che non vi sono regole chiare o controlli a riguardo.
Un esempio attuale riguarda la riforma Gelmini, entrata in vigore da poche settimane. Mentre uno dei pochi meriti della riforma era quello di estendere e liberalizzare l'utilizzo degli assegni di ricerca per renderli uno strumento più moderno e flessibile, l'INAF ha usato la propria autonomia per dotarsi di un regolamento più restrittivo e precludente la possibilità di avere retribuzioni realmente commisurate alla professionalità e all'anzianità maturate.

La Carta Europea imporrebbe di non discriminare i ricercatori sulla base del contratto, mentre nell'INAF la valutazione della professionalità è una pura questione di contratto. La partecipazione alla vita e alla pianificazione scientifica dell'ente, ad esempio tramite la partecipazione a comitati o organi consultivi, è a tutt'oggi preclusa alla stragrande maggioranza dei precari sulla base del loro contratto di lavoro. Per dare delle cifre, a fronte di un personale di 1200 persone circa (contando anche il personale tecnico e amministrativo), più di 300 precari parasubordinati sono completamente invisibili e impossibilitati a contribuire (almeno in modo ufficiale) alla pianificazione della vita scientifica dell'ente.

L'INAF rappresenta una eccellenza italiana, specie nel campo delle missioni spaziali. La ricerca astrofisica e l'esplorazione dell'universo che ci circonda dovrebbero essere un ambito di lavoro eccitante e affascinante, capace di fare sognare. Invece, l'ambiente della ricerca astrofisica italiana ha prodotto, a oggi:
- una generazione di precari ormai quarantenni, malpagati e visti come materiale vecchio di cui ci si deve liberare perché pretende condizioni di lavoro più dignitose e consone alla professionalità maturata;
- una generazione di giovani ricercatori che, secondo i criteri internazionali, sarebbe già pronta a entrare stabilmente nel mondo della ricerca italiana ma che da una parte si trova a combattere contro la generazione precedente per i pochi posti sporadicamente messi a disposizione e dall'altra si vede tagliata ogni possibilità di crescita o di riconoscimento dalle regole dell'ente;
- tanta delusione e disillusione dei giovani e meno giovani ricercatori senza un posto permanente, che vedono il loro futuro trasformato in un precariato permanente e senza certezze.

Con questa e-mail ho voluto cercare di dare testimonianza a una situazione di disagio di tanti precari e giovani ricercatori che sempre più si devono arrendere all'idea di diventare parte dei tristemente famosi "cervelli in fuga" oppure di doversi accontentare di tirare avanti alla meno peggio nonostante rappresentino una delle eccellenze scientifiche italiane.

Concludo chiedendovi la cortesia, nel caso riteneste di citare quanto da me scritto, di lasciare anonimo il contributo.
Cordiali saluti

Credits

A cura di Loredana Rotundo
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