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La scelta infelice della solitudine

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La Cgil e l'eterno vorrei ma non posso
di Dario Di Vico

Attorno alla decisione di firmare o meno l'intesa sulla produttività raggiunta dalle parti sociali con il governo la Cgil si è via via incartata. La verità, infatti, è che questo nuovo accordo separato poteva essere tranquillamente evitato senza particolari turbamenti o abiure (e sono in diversi nella confederazione a pensarla così). Invece Susanna Camusso ha adottato una tattica oscillante: nei giorni del rush finale prima ha fatto sapere orgogliosamente che non avrebbe firmato, poi invece è sembrata voler guadagnar tempo sostenendo che il testo era sbagliato ma si poteva correggere. L'eterno vorrei-ma-non-posso che affligge i numeri uno ci corso Italia. Francamente con la cultura della contrattazione che la Cgil può vantare e con la presenza che ha nei luoghi di lavoro avrebbe potuto giocare un ruolo ben più incisivo, invece è prevalso lo spirito minoritario e di deresponsabilizzazione. Lo stesso che aveva portato la dirigenza in un primo tempo a sconfessare l'operato dei chimici che avevano siglato il contratto nazionale, salvo poi rivedere il giudizio a babbo morto. La tattica adottata da Camusso è stata interopretata all'esterno della Cgil e sulla stampa come una concessione alla Fiom e addirittura come un segnale di un ulteriore spostamento a sinistra degli equilibri interni. La realtà è più complessa e forse più preoccupante. L'ultimo direttivo della confederazione ha messo in evidenza, infatti, un malessere profondo del gruppo dirigente che sente di non avere in mano una proposta forte mentre tutti gli altri attori della partita mostrano maggiori sicurezze e motivazioni.

dal Corriere della Sera del 22 novembre 2012 prima pagina e pag.40

Credits

A cura di Paola De Monte
In redazione:
Maria Chiara Beraneck, Natascia Cerqueti, Marco Pompi, Gianfranco Rossi

Francesca Sforza



Francesca Sforza lavora alla Stampa dal 1999. Ha trascorso quattro anni a Berlino come corrispondente e due anni a Mosca. Nel corso di questo periodo all’estero è stata più volte inviata in Polonia, in Repubblica Ceca, in Slovenia e a più riprese nel Caucaso. Il suo libro “Mosca-Grozny: neanche un bianco su questo treno” (2006, Salerno Editrice) ha vinto il Premio Antonio Russo  e il Premio Maria Grazia Cutuli. Dal 2007 al 2011 ha lavorato a Torino come caporedattore del Servizio Esteri. Attualmente è responsabile dei contenuti digitali della redazione romana per il sito www.lastampa.it

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