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Lettere dal 26 novembre al 7 dicembre

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Vorrei ringraziare per la bellissima trasmissione 'Uomini e profeti' che seguo da tre anni senza perdermi una puntata potendola scaricare in podcast. E' l'unica trasmissione radio che ascolto oltre al radiogironale e vi sono molto molto grate se darete  in futuro la possibilità di ricuperare trasmissioni del passato coi vostri ospiti. Ho sentito di nomi come Chouraki e altri: sarebbe bellissimo. Questo si che è un servizio pubblico nel senso più vero del temine. Cordiali saluti e buon lavoro.
Walter Kostner da  Bolzano
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Gentile  Gabriella Caramore,

aggiungo la mia voce a quella di tutti coloro che ringraziano lei e coloro che partecipano alla sua trasmissione per quanto essa  rappresenta e riesce a dare  sotto il profilo di crescita nella fede e di invito alla lettura quotidiana della Parola.Approfitto di questo messaggio per ricordarle una sua promessa. Al termine del ciclo di trasmissioni sull’Esodo, ha tralasciato di commentare l’episodio di Mosé e le tavole spezzate, dicendo che avrebbe reso disponibile sul podcast il commento fatto in precedenza da rav Carucci Viterbi. Mi sembra che questo non sia ancora avvenuto. Se le è possibile la prego di mantenere questa sua promessa, perché è un episodio a cui sono molto interessato, sul quale desidero sentire un commento autorevole come quello di rav Carucci.
Ancora grazie e cordiali saluti
Pier Ciro Steardo
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Vi invio una foto da me scattata nello scorso Settembre durante un soggiorno ad Amorgòs, una splendida isoletta delle Piccole Cicladi.Mi è gradita l’occasione per esprimerVi i miei più vivi complimenti per la trasmissione, la mia preferita del terzo programma radiofonico. Mi scarico sempre le puntate in MP3 in modo da poterle ascoltare o riascoltare.
Un saluto particolare alla Dottoressa Caramore da parte di una veneta, una veronese, da una nata in una regione che, se non ho interpretato male le sue parole, mette a disagio Gabriella. Me ne dispiace, ma comprendo che ognuno di noi possa provare sensazioni differenti pur trovandosi nello stesso luogo, assieme alle stesse persone.
Con stima e simpatia.
Adriana Bozzetto
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  Con Con la vostra lettura corale della Bibbia avete apparecchiato curiosità.  Leggerla in ebraico è diventato necessario.
Vi rendete conto? Oggi e qui avete aperto nuove necessità.Lavoro straordinario.
Con cordialità
Francesca Masiero
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Ascolto, quando mi è possibile, con grande interesse e godimento intellettuale e spirituale la sua rubrica radiofonica e mi piacerebbe che lei dedicasse un ciclo delle sue puntate a quella, che io ritengo sia la nuova filosofia del ventunesimo secolo ,il superamento del “cogito ergo sum” cartesiano con il “comunico ergo sum”.Io sono perché tu sei.Chi non comunica non é.L’essere e il non essere che angosciava l’homo sapiens shakspiriano, tormenta l’homo technologicus con l’interrogativo  comunico o non comunico questo è il problema. L’io freudiano sofferente puo’ far emergere  le sue “pene” dall'inconscio solo se sceglie di comunicare.Dunque la filosofia del comunicare può rendere l’uomo felice? Le implicazioni filosofiche sono infinite.Lei con la sua capacità di interrogarsi e di interrogare potrebbe aprire un interessante dibattito sull’argomento.La ringrazio se leggerà queste mie riflessioni e le auguro tanta serenità.
Distinti saluti
Gerardo Patrone 
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Quando sento una parte del testo biblico come quella di queste ultime puntate, di carattere, come diceva Lei, un po' catastale, e soprattuttto centrata su di un determinato popolo, non posso trattenermi dal considerare quale immensa dilatazione di orizzonti sia stata portata dal messaggio cristiano !  
Mi riferisco non tanto alla estensione del messaggio da un popolo determinato a tutti i popoli, ma più ancora dalla nuova dimensione del messaggio, con le parole "Il mio regno non è di questo mondo". 
Sbaglio ? 
Cordialmente  
Luca Erizzo
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Grazie , grazie, grazie per l'oasi di ascolto che da molti anni offre a tanti di noi fino a farci sentire parte di una famiglia che condivide la ricerca di senso della vita, leggendo e ascoltando la Parola di Dio.
Ma soprattutto grazie per l'impresa iniziata quest'anno con la lettura della Bibbia capitolo dopo capitolo; Lei non può immaginare con quanta gioia io aspetti questo momento della settimana che, per me, rappresenta davvero una fonte a cui attingere quell'acqua che non trovo in nessun altro posto della mia città, almeno in forma così continuativa.
Oltre che per ringraziarLa, Le scrivo per sottoporle una domanda che spesso mi sono fatta leggendo il cap. 12 del Libro dei Numeri. Questa domanda si è ripresentata questa mattina, ma purtroppo nemmeno l'ottimo Daniele Garrone ha messo in risalto questo aspetto.
La mia domanda è: perchè l'ira di Dio si accese contro Aronne e Miriam, ma si rese visibile solo sul corpo di Miriam? Coma bisogna leggere questo fatto? Devo pensare che il redattore aveva una mentalità molto maschilista e che quindi, secondo lui, andava punita solo la donna, anche se a mormorare contro Mosè c'era pure Aronne? Oppure devo pensare, come spesso i maestri ci insegnano,  che dietro ci sia un insegnamento più profondo?
Un'idea  io me la sono fatta; in Gen. 1,27 si legge: "Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò." Questi maschio e femmina stanno forse dentro lo stesso individuo anche per la Bibbia? Se è così, forse questo racconto vuol farci intendere che è la parte femminile - che c'è anche negli uomini se solo la riconoscessero - la più disposta a ritirarsi per ascoltare, per riflettere e per attuare un cambiamento?
Mi piacerebbe sentire quale lettura viene data da qualcuno dei suoi ospiti e, per questo, ringrazio fina da ora Lei e tutti coloro che partecipano con il loro studio, la loro sensibilità, la loro riflessione.
Con tanta cordialità 
Lucia Tibaldo di Bolzano
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Carissima Gabriella e carissimi tutti di Uomini e Profeti,
mi chiamo Antonia e gi à scrissi tempo fa alla trasmissione per dire che mi ero accostata alla chiesa v aldese che ne ero soddisfatta e felice e che il merito era in gran parte vostro. Ora è passato poco più di un anno dal mio primo culto e il bilancio è sempre più positivo...stavolta vi scrivo per avere conforto da voi carissimi...è giusto che in tutta questa polemica sollevata dalla presenza nella trasmission e di Fazio e Saviano della vedova di Welby e del padre di Eluana Englaro , non si  sia mai fatto un minuscolo cenno alla chiesa valdese e al suo impegno a 360 gra di sul tema del diritto di decidere sul proprio fine vita? non un cenno nella pur encomiabile trasmissione di Fazio e Saviano, figuriamoci altrove. d'altra parte è già è difficile che chi la pensa diversamente dalle gerarchie cattoliche abbia  voce su questi temi figuriamoci la chiesa valdese. Eppure non credo che noi valdesi come fanno altre chiese evangeliche non storiche ci teniamo a restare nell' ombra fuori dalla società...perchè concorderete con me sulla realtà che non apparire in tv è come non esistere...mi sono sentita davvero offesa da quest'ennesima messa al bando. ma che si può fare? Si', una volta l'anno esce un reportage su qualche giornale come su la "Repubblica delle Donne" in occasione del sinodo...ma basta? e poi ci siete voi ma la sproporzione resta incommensurabile...che fare?
Vi abbraccio
vostra Maria Antonia Grassi 
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Riascoltando la trasmissione di Uomini e Profeti dedicata a Lev Tolstoj, credo che essa abbia suscitato nuovo interesse per la complessa e contraddittoria personalità dello scrittore. Un’immagine tridimensionale, segnata da luci impietose e caravaggesche frammiste a bui cupi e a un’immensa varietà di grigi intermedi. Come lui, credo, così i suoi personaggi, pur nell’apparente normalità della vita, sono attraversati da drammi, come se, a conservarne l’equilibrio, fosse una tenace ma sottilissima pellicola a contatto con il mondo esterno. Ogni persona è colta nell’atto, risultato di una lotta interiore che la trova al centro di un’infinità di elementi e dei loro opposti. Ciò che ne esce è lacerazione: sotto ogni profilo e a partire dai differenti criteri di giudizio sulla realtà, stanno, e non sempre contrapposte, vita e morte, bellezza e disfacimento, speranza e disperazione, costruzione e distruzione, fede e incredulità. Ogni elemento, ben lungi da prevaricare sull’altro, ha pari diritto ad essere. E l’esistenza, persino quella naturale (tutti ricordiamo se non altro il vecchio film russo con la visione del cielo da parte del ferito Andrea Bolkonskj, o il paragone dello stesso alla quercia che in primavera sembra morta, conservando le foglie secche sino allo spuntare dei piccoli germogli) sopravvive alle tensioni, lasciando spazio al silenzio di chi, come Giobbe, ha rinunciato alla parola. Sarebbe interessante conoscere molti altri punti di riferimento da cui prendeva le mosse l’autore. Quale il suo rapporto con la massoneria, sul cui sfondo fa a lungo trattenere Pierre Besukov? E quale esperienza dell’amore familiare, ma anche coniugale e anche platonicamente omosessuale? E l’irrisolta lotta con il potere e soprattutto con e contro se stesso? Forse bisognerebbe ricominciare da uno studio a partire dalla fine e rinunciando a priori all’analisi delle contraddizioni che con la morte lo scrittore ha portato ineluttabilmente con sé. Ricordo per me di letture lontane, ormai inverificabili, libri con l’attenta traduzione di Leone Ginzburg travolti da traslochi e in chissà quale casa di amici abbandonati … Rosella Marvaldi.


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Credits

Un programma di Gabriella Caramore
a cura di Paola Tagliolini
regia di Ornella Bellucci
consulenza musicale di Cristiana Munzi
in conduzione Benedetta Caldarulo,
Irene Santori
(Storie)
Gabriella Caramore (Questioni)
Via Asiago n. 10 - 00195 Roma

Moni Ovadia a Uomini e Profeti

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Lettere a U&P



E’ stato interessante il discorso sulla bellezza di domenica scorsa. Riflettendoci su vorrei sottolineare che esiste anche una seduzione negativa delle cose e che sarebbe opportuno evidenziare la differenza tra la seduzione di cui avete parlato, riferita alla bellezza legata alla verità,  e quella che invece riesce ad attrarre per la sua capacità di mimetizzare il vuoto a lei sottostante...

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