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Il voltafaccia Dem nel nome di Alfano

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Più che una “brutta figura”, come dice la vicesegretaria del Pd, Serracchiani, il voto del Senato su Azzollini è un pasticcio. Il parlamentare Ncd non sarà arrestato, ma il partito del presidente del Consiglio esce dalla vicenda con un’immagine di incoerenza, in palese contraddizione con se stesso. Né giustizialista né garantista: un ibrido in cui ognuno può leggere quello che preferisce.

Poche settimane fa, in commissione, il Pd aveva votato a favore dell’arresto, sulla base di considerazioni che parevano non lasciare margine ai dubbi. L’anno scorso, peraltro, lo stesso Pd aveva votato per l’arresto di un proprio deputato, il siciliano Genovese, e sembrava che non dovesse “fare sconti” (parole di Renzi) in altri casi analoghi.

Cosa è accaduto nel giro di un mese? La spiegazione più ovvia, ma anche la più logica, è che abbia prevalso il realismo politico. Il rapporto fra Renzi e il partito di Alfano è sempre più stretto e assomiglia ormai a un destino comune, a fronte di un centrodestra prigioniero di Salvini, leader di fatto del mondo berlusconiano. Non è forse un caso, fra l’altro, che il salvataggio di Azzollini sia avvenuto nelle stesse ore in cui Denis Verdini annunciava la nascita del suo piccolo gruppo parlamentare pro-Renzi, in nome dei principi “centristi” traditi dall’ultimo Berlusconi. Se questa è la tendenza – consolidare il centro del centrosinistra per tamponare la frattura operata dalla minoranza del Pd - , ecco che avrebbe avuto poco senso provocare l’arresto di Azzollini e con esso rischiare la destabilizzazione del Ncd. Tanto più che nelle ultime settimane si è inasprito il rapporto fra il Pd renziano e certi settori della magistratura. Le intercettazioni telefoniche lasciate filtrare non hanno delineato alcun tipo di reato, ma sono un episodio spiacevole che ha coinvolto il premier. Molti pensano che si sia trattato di un avvertimento. Se è così, il clima non era propizio per spingere il Pd  a una scelta “giustizialista”.

Realismo politico quindi. E non è la prima volta che accade. Eppure l’operazione è andata in porto avvolta in un mantello di ambiguità che fa pagare un certo prezzo al partito renziano. Se infatti su Azzollini i senatori erano invitati a esprimere un “voto di coscienza”, secondo le parole del capogruppo Zanda, non si capisce perché la vicesegretaria Serracchiani chieda scusa agli elettori. Un voto di coscienza prevede le due opzioni, entrambe del tutto legittime.(…)

 

continua sul quotidiano la Repubblica

 

Credits

A cura di Paola De Monte
In redazione:
Maria Chiara Beraneck, Natascia Cerqueti, Marco Pompi, Gianfranco Rossi

Francesca Sforza



Francesca Sforza lavora alla Stampa dal 1999. Ha trascorso quattro anni a Berlino come corrispondente e due anni a Mosca. Nel corso di questo periodo all’estero è stata più volte inviata in Polonia, in Repubblica Ceca, in Slovenia e a più riprese nel Caucaso. Il suo libro “Mosca-Grozny: neanche un bianco su questo treno” (2006, Salerno Editrice) ha vinto il Premio Antonio Russo  e il Premio Maria Grazia Cutuli. Dal 2007 al 2011 ha lavorato a Torino come caporedattore del Servizio Esteri. Attualmente è responsabile dei contenuti digitali della redazione romana per il sito www.lastampa.it

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La Nuova Ecologia - il mensile di Legambiente di luglio-agosto 2015




Attenuare il rischio climatico rinaturalizzando le città. Adottare stili di vita flessibili per
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