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La mossa del padrone

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di Lucio Caracciolo

La Russia è Vladimir Putin. O almeno così pare. Il padrone del Cremlino decide e revoca, premia e punisce, fissa la rotta e tiene la barra. Lo spettacolare doppio colpo di Natale, con la grazia a Mikhail Khodorkovskij e la scarcerazione delle Pussy Riot, conferma che Putin resta l’alfa e l’omega del sistema. Il vertice della “verticale di potere”, che nella sua visione – in ciò non diversa da quella degli zar o dei bolscevichi – è la condizione stessa dell’esistenza della Russia.

Il titolo di uomo più potente del pianeta, assegnatogli quest’anno prima da Foreign Policy poi da Forbes, è dunque ben meritato. La questione è se mai quanto solidi siano i superpoteri di Putin. E quanto utili al suo paese. Con un tasso di approvazione del 61%, la sua popolarità resta alta. Le recenti performances, dal caso Snowden alla Siria e all’Ucraina, ne esaltano l’abilità strategica e diplomatica. (…)

Con l’economia in sofferenza e la rendita energetica sempre meno copiosa, la gestione degli oppositori non basta. Conquistato un posto d’onore nel Pantheon della storia patria come salvatore di ciò che residua dell’Impero, ma non avendo rinunciato affatto all’idea di recuperare gran parte delle terre perdute nel 1991, Putin non può sperare di offrire un futuro dignitoso alla Russia senza riformare alle radici un regime asfittico. A costo di rischiare quel posto che Khodorkovskij non può più contendergli. Dopo il confronto televisivo del 2003, quando l’allora petroliere e finanziatore delle opposizioni filo-occidentali lo mise alle strette, Putin confidò al capo della British Petroleum, Lord Browne: “Da quell’uomo ho mangiato più polvere del necessario”. Khodorkovskij l’ha pagata cara. Resta da stabilire quanta polvere dovranno mangiare i russi prima di vedere qualcuno – soprattutto qualcosa – di nuovo al Cremlino.

da "La Repubblica" del 24.12.2013

Credits

A cura di Paola De Monte
In redazione:
Maria Chiara Beraneck, Natascia Cerqueti, Marco Pompi, Gianfranco Rossi

Francesca Sforza



Francesca Sforza lavora alla Stampa dal 1999. Ha trascorso quattro anni a Berlino come corrispondente e due anni a Mosca. Nel corso di questo periodo all’estero è stata più volte inviata in Polonia, in Repubblica Ceca, in Slovenia e a più riprese nel Caucaso. Il suo libro “Mosca-Grozny: neanche un bianco su questo treno” (2006, Salerno Editrice) ha vinto il Premio Antonio Russo  e il Premio Maria Grazia Cutuli. Dal 2007 al 2011 ha lavorato a Torino come caporedattore del Servizio Esteri. Attualmente è responsabile dei contenuti digitali della redazione romana per il sito www.lastampa.it

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Ripartiamo dalla maternità - Barbara Stefanelli - Corriere della Sera

"Ma dopo anni si intravede uno spiraglio" - Int. a De Mistura di Massimo Gaggi - Corriere della Sera

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Padri naturali - Massimo Gramellini - La Stampa

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Perché difendo Obama l'indeciso - Thomas L. Friedman - La Repubblica

Libia, l'occidente cambia inviato - Vincenzo Nigro - La Repubblica

Gender, la fabbrica del pregiudizio - Maria Novella De Luca - La Repubblica

Le 2 Chiese divise su divorzio e famiglia - Paolo Rodari - La Repubblica

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Separati, non abbandonati - Maurizio Crippa - Il Foglio

La forza di vivere - Marina Corradi - Avvenire

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Mare nostro - Stop trivelle - Il Manifesto

"300 mila firme non bastano" - Int. a Pippo Civati di Daniela Preziosi - Il Manifesto



 


La Nuova Ecologia - il mensile di Legambiente di luglio-agosto 2015




Attenuare il rischio climatico rinaturalizzando le città. Adottare stili di vita flessibili per
vivere meglio e sprecare meno. Sorella resilienza. Così possiamo cogliere la sfida del cambiamento e salvaguardare la casa comune dell'umanità. All'interno un'intervista a James Lovelock. 


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