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Lettere dal 22 al 28 ottobre

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Gentili amici, Ho ascoltato con molto interesse gli interventi di Bori e Ilaria Morali In particolare mi riferisco all’intervento di  Ilaria Morali, al racconto del  contatto che ha avuto in Giappone con il monaco Buddhista. Mi è parso ,il suo, un discorso pregno di autocompiacimento  come cristiana e cattolica. Se sbaglio correggetemi, ma mi chiedo quando un prete cattolico chiederà ad un monaco buddhista di scrivergli una preghiera od un pensiero di buon auspicio che lo accompagni nel viaggio di ritorno? Si raccontano le dimostrazioni di fratellanza e di umiltà che vengono dal lato buddhista come forma di  riconoscimento implicito della superiorità del Cristianesimo rispetto al  BUDDHISMO. Ciò è un po’ manipolare  il vero senso dell’accoglienza  Buddhista .Credo che dietro alla richiesta del Monaco Buddhista  c’era un ultimo rilancio sulla fratellanza interreligiosa  e non molto di più.
Grazie.
Margherita Begotti
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Gentile redazione,
sono una entusiasta ascoltatrice del  programma e tante volte mi sono appassionata per i temi, gli ospiti e per la  conduzione sempre all'altezza della situazione con professionalità e dolcezza.

Ma vorrei ringraziarvi in particolar modo per la puntata del 22 ottobre scorso, che ho appena riascoltato in podcast per non perdermi neanche una parola di Pier Cesare Bori. Per me è stata illuminante perchè ha espresso con parole ciò che intimamente sto vivendo e che a me pareva inesprimibile. Ho praticato il Buddismo per tanti anni e, a forza di scavare dentro la mia anima mi sono ritrovata finalmente sola con me stessa: ho tovato la me stessa Umana/Divina. E la ritrovo ogni volta che "sto nel silenzio" e "nel momento". Ora non ho più bisogno di Chiese, di lezioni, di  Templi o preghiere, anzi tutto questo che in passato per me è stato "pane", ora non fa più bene, fa lavorare la mia mente e non nutre la mia anima. Ma che tristezza non riuscire a condividere...... Vi  chiedo la cortesia di mandare i miei saluti più affettuosi al prof. Bori con  l'augurio di vivere ancora a lungo in questo mondo, perchè questo mondo che cambia ha bisogno di uomini liberi come lui è.
Un caro saluto
Rossella Sechi - Milano
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Ho trovato la testimonianza di Bori molto autentica e l'intervento della prof.ssa era, per quanto si sforzasse, espressione di una religiosità codificata, atteggiamento sottolineato dall'espressione di Bori quando ha detto:" parole, parole.."
Un caro saluto
Lucilla Cerretano
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Gentile redazione,
le mie letture di storia dell'India avevo sentito parlare della grande apertura mentale dell'imperatore Mogul, che aveva accettato a corte, perfino un gesuita, mentre oggi vengo a sapere che il motivo era solo politico: per poter conglobare tutti anche i principi indù all'interno del suo impero, in un modo possibile. Di fatti, morto lui tutto è finito. Che i mussulamni avessero un feeiling anti indù ci è stato detto anche in occasione della "partition", come viene chiamata in India la divisione del 1947. Una divisione non voluta da tutto il mondo islamico indiano, tant'è che, con mia grande sorpresa, nei miei viaggi nel sub-continente, avevo modo di vedere fiorenti comunità islamiche ancora presenti negli anni settanta/ottanta, specialmente nel sud del paese. E questo mi sembra che fosse dovuto alla concreta tolleranza induista. Gli stessi inglesi si sono piegati malvolentieri a questa divisione, non solo, ma "profetavano" che nel giro di un anno gli indiani, senza la loro presenza, si sarebbero divisi tra di loro. Cosa che non è avvenuto, anzi l'India sta diventando uno dei paesi emergenti che avrà il suo dire nel mondo non tanto futuro.
Michael Berry nella trasmissione del primo ottobre ha affermato che il Pakistan voleva al di là del confine un Afganistan diviso. Il divide et impera, che in questa situazione afgana-pakistana non è stato colto all'estero e lei lo ha apostrofato come "le grandi cecità delle potenze occidentali", è stato fatto anche nel 1947, cercando di raccogliere più mussulmani possibili nei due Pakistan, causando morti, frustrazione e miglioia di persona che fuggivano da una parte all'altra, solo perchè ora "qualcuno" diceva loro che quelle stesse persone che hanno vissuto assieme per anni o generazioni ora erano diventati "nemici"... E che ne è stato del Pakistan Orientale - forse le nuove generazioni non sanno nemmeno che si esistito?
Agli inizi degli anni cinquanta, cioè solo dopo pochi anni i bengalesi-musulmani si ribellavano a Karachi perchè costoro volevano imporre la loro lingua: l'urdu ed avrebbero dovuto rinunciare alla loro lingua: il bengali. Di fatti nel 1952 si hanno i "martiri" per la lingua... perchè non volevano rinunciare alla loro cultura. Sarà solo nel 1971, con l'aiuto anche dell'India che nascerà il Bangaldesh (lett. paese del bengala),dando una spallata all'idea di due paesi distanti duemila chilometri l'uno dall'altro, uniti "solo" dalla religione musulmana. Per dirci che la sola religione non può unire popoli con culture differenti...
Grazie della  bella trasmissione che seguo sempre con interesse e mi apre, non solo la mente, ma mi tiene aperto anche il cuore.
Cordiali saluti.
P. Giovanni Belloni (che è vissuto 20 anni in Bangladesh)



 

Credits

Un programma di Gabriella Caramore
a cura di Paola Tagliolini
regia di Ornella Bellucci
consulenza musicale di Cristiana Munzi
in conduzione Benedetta Caldarulo,
Irene Santori
(Storie)
Gabriella Caramore (Questioni)
Via Asiago n. 10 - 00195 Roma

Moni Ovadia a Uomini e Profeti

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E’ stato interessante il discorso sulla bellezza di domenica scorsa. Riflettendoci su vorrei sottolineare che esiste anche una seduzione negativa delle cose e che sarebbe opportuno evidenziare la differenza tra la seduzione di cui avete parlato, riferita alla bellezza legata alla verità,  e quella che invece riesce ad attrarre per la sua capacità di mimetizzare il vuoto a lei sottostante...

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