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Ground Zero - 11 settembre: un anno dopo

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QUESTO L'HO SCRITTO IL 9 SETTEMBRE 2002

Mio padre è morto il 30 agosto 2001 improvvisamente, in un minuto è passato dalla vita alla morte.
E' stato cremato il 12 settembre.
Ero in macchina quando l'11 settembre 2001 dalla voce dei conduttori di Fahrenheit (RAI Radio 3) ho sentito la notizia che qualcosa di orrendo era accaduto a New York. Qualche minuto dopo mi chiama mio fratello sul cellulare.
Fermo la macchina e scendo: mi dice che cosa terribile sta succedendo.
Mi ricordo che non provai stupore la sera guardando le immagini alla televisione, neanche dolore pensai solo... ecco... mio padre non poteva sapere (o forse ora sapeva) fino a che punto era capace di arrivare l'Uomo.
Poi dissi no... mio padre era morto sapendo che cosa sono gli uomini, esseri dotati d’istinti apparentemente illimitati di distruzione e autodistruzione: aveva già visto devastare il pianeta e costruire i campi di sterminio.
Non ci fu stupore nei miei occhi perché vedendo crollare le Torri Gemelle vedevo concretarsi quello che da qualche tempo andavo pensando: la nostra visione politica (non più legata agli interessi concreti, materiali ma ai sogni, ai desideri, alle mode del tardo capitalismo) e la nostra visione esistenziale (fatta di avidità, ipocrisia e
pigrizia intellettuale, orientata verso l'individuo molte volte in maniera intimista, avvolta nella melassa dei buoni sentimenti, senza una percezione anche elementare della morte) non poteva resistere alla pressione di tutto quello che noi non eravamo.
Colpito, disorientato ma non stupito.
Non ho neanche pensato che la tragedia del mondo era arrivata alla stazione finale, quella del trionfo del terrorismo e della morte. In termini secolari, le religioni organizzate hanno ampiamente contribuito agli orrori della storia e nessuna epoca, a nostra conoscenza, è stata priva di massacri. Non me la sono sentita di condannare: come indicare colpevole chi vive un'intrigata natura fatta di bene e di male (se è mai possibile che queste parole identifichino i lati opposti di una medaglia).
Dove trovare il colpevole tra esseri che vivono una natura capace di crudeltà mentali e fisiche all'interno della famiglia, di abusare delle donne e dei bambini, torturare e umiliare gli animali, sfruttare gli uomini ma anche di sacrifici personali, di proteggere i deboli e gli indifesi, di passare le notti ad accudire i malati e i vecchi, di trasformare all'improvviso la loro esistenza per amore.
L'unica cosa che ho pensato è che qualcosa era andato orrendamente storto. La realtà avrebbe potuto essere diversa.
Avevamo sbagliato strada: sentiamo ora il grido delle vittime che chiedono un'altra Storia.
Che cosa possiamo fare da questo momento: non certo gli spettacoli di massa di stampo televisivo con gli ospiti tipo festival di Sanremo.
Non mi sento americano (occidentale molto ma non americano) e non credo che servano le bandiere e i cappellini a stelle e strisce "PER NON DIMENTICARE" un paese che sul tema della guerra è spaccato in due ed è livellato dal rullo compressore del suo potere economico-tecnologico.
Forse bisogna recuperare quella parte oscurata del nostro essere: Conoscenza, Consapevolezza, Compassione e Utopia.
Conoscenza di quelle cose che offrono una scusante all'Uomo: le Suites per violoncello di Bach, una teiera giapponese, le ultime pagine de I morti di Joyce, un tango argentino, un canto africano...
Consapevolezza dei nostri limiti temporali, di essere qui e ora, delle nostre reali capacità, dell'importanza del bene che ci dà comunque chi c’è vicino, dell'insignificanza per un essere umano dell'indice MIB...
Compassione per un'Umanità che continua a chiedersi "Perché non c'è il nulla?"
Utopia per non arrendersi alle cose così come sono e lottare per le cose così come dovrebbero essere, sapere che il mondo ha bisogno di essere cambiato e riscattato.
di: Antonio l'Eresiarca su Facebook
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A cura di Loredana Rotundo
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