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Se questo è un bambino
Giornata della memoria
con Sara Valentina Di Palma e Marco Cavallarin



        Thomas Geve, Un’infanzia ad Auschwitz


Domani, 27 gennaio, è la giornata della memoria.  Uomini e Profeti la dedica alla memoria dei bambini nella Shoà: dei quasi due milioni di bambini (ebrei, zingari, slavi) uccisi nell’Europa nazista (il 90% dei bambini ebrei morì nella Shoà), e di tutti quelli che sopravvissero, nascosti in famiglie, in conventi, nei boschi di Europa, ma con ferite difficilmente rimarginabili: incapaci di assimilare ciò che era accaduto, segnati per sempre da quel “laboratorio della violenza” che era il lager, dalla privazione degli affetti, dal furto di infanzia che dovettero subire, dalla difficoltà di raccontare in un mondo che voleva dimenticare.
Ne parliamo con Sara Valentina Di Palma, che ha dedicato una ricerca a come i bambini sopravvissuti hanno elaborato i loro vissuti, e con Marco Cavallarin, autore di una petizione perché venga ricordato un bell’episodio del dopoguerra: ottocento bambini ebrei di tutta Europa, rimasti orfani, furono accolti in un istituto  di Sciesopoli di Selvino (Bergamo)  dove ricevettero cure, istruzione, futuro.



Suggerimenti di  lettura
Sara Valentina Di Palma, Se questo è un bambino. Infanzia e Shoah, Giuntina 2014 
Lidia Beccaria Rolfi, Bruno Maida, Il futuro spezzato. I nazisti contro i bambini , Giuntina 1997
libro Einaudi non acora arrivato
Ascoltare la luce Vita  e pedagogia di Janusz Korczak, Atì ed. 2009
Francesco Selmin, Nessun giusto per Eva: LA Shoah a Padova e nel padovano,  Cierre Edizioni
Elena Loewenthal, Contro il giorno della Memoria, add editore 2014 
Chi verrebbe a cercarci qui, in questo posto isolato? Izieu, una Colonia per bambini ebrei rifugiati 1943-1944
a cura di Stéphanie Boissard, Giulia Ricci , Anniversary Books  2014





Video 
Le bambine dai capelli bianchi. La storia di Andra e Tatiana Bucci 
prodotto  nel 2010 dal Liceo Classico e Linguistico "Aristofane" di Roma
http://www.culturaroma.it/12?evento=497
http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/PublishingBlock-75f01c8d-9c4a-4ef4-ba21-a99e56c9c3c7.html

Link
Appello per Sciesopoli:
https://it-it.facebook.com/ViaggiMemoriaIstoreco/posts/590862540991708  


                                                                                     ERO FIGLIA  DELLA  LUPA 

Quel Natale l’albero di Erika Williams era davvero straordinario : maestoso, con i rami simmetrici; quasi sfiorava  il tetto con la punta color oro. Quello che mi colpiva di più, però, era il suo profumo : intenso, denso, palpabile, che quando si entrava al buio nella stanza sembrava una presenza viva, da grande vecchio. Tra il verde cupo, mandarini di un bel colore acceso appesi con la cordicella dorata si affacciavano come faccine felici.
Eravamo state invitate noi tutte della classe per la distribuzione dei regali di San Nicolò. Che gran festa quella di San Nicolò! L’aspettavamo tutto l’anno e l’ansia era rossa come la carta velina dei regali.
I domestici accesero le candeline appese con le pinze ai rami e l’odore inebriante dell’abete si allargò come cerchio nell’acqua.
Il momento magico era arrivato. La mamma di Erika intonò “O Tannenbaum” che anche noi sapevamo cantare in tedesco e l’atmosfera fu veramente satura del Natale imminente.
Sì, stavamo bene insieme alle nostre compagne tedesche e ce n’erano parecchie, a scuola.
Col passare dei mesi, successe un fatto strano : a una, a due al giorno, cominciarono ad assentarsi e in poco tempo nessuna di loro frequentò più.
A me dispiaceva tanto. Mi mancavano le risate, le corse, i piccoli segreti da sussurrare nell’intervallo. Cercavo di saperne di più, ma ogni volta incontravo un muro di silenzio : strano,ammiccante, oscuro. Mia madre, alla quale tiravo l’anima per strapparle la verità,  tagliava con un secco : - Non so niente: e non mi domandare più. -
Dài e dài questa storia assunse per me dimensioni  da favola tetra. Ci pensavo e non riuscivo a decifrare quanto si andava sussurrando in casa.
Il parco era uno dei momenti più belli della giornata. Era una grande villa che ricchi signori avevano donato alla città perché tutti potessero godere della bellezza del suo verde . Ci andavo ogni giorno, con mia zia e mio cugino per respirare aria buona e giocare . A me sembrava enorme, come succede ai bambini piccoli . Mi sentivo una principessa nel parco del suo castello e percorrevo i vialetti immaginando storie e storie meravigliose. Ogni tanto s’incontrava una rotonda con panchine, separata dal resto della villa da alte siepi fiorite di biancospino o lillà. Là si poteva sedere in santa pace, leggere un giornale, agucchiare a maglia o “ciacolare”, come facevano tutte le mamme al parco.
Luogo di delizie e di grande spazio per la fantasia di noi, bambini di allora.
Un giorno mia madre mi chiamò in disparte, come faceva nei casi seri e mi disse: 
 - “ Hanno assegnato una rotonda solo agli ebrei. Devono stare là e non girare per il resto del parco. Tu a quella rotonda non devi andare,  non devi più  né fermarti a parlare o a giocare. Gli ebrei sono  cattivi e potrebbe succederti qualcosa di molto brutto, hai capito?-
Ci rimasi molto male. Mi sembrava impossibile .Con i bambini ebrei avevo sempre parlato, giocato, scherzato. Erika, la mia compagna del Tannenbaum era ebrea ma  questo non aveva mai diviso la nostra infanzia. Mia madre mi sembrò crudele e stramba. L’idea che avesse detto il vero non mi andava giù.
Eppure, poco a poco, più passavano i giorni e più sentivo dilagare la diffidenza, quasi la paura e pensavo che la mamma forse aveva saputo qualcosa e aveva ragione. Poco a poco, nella mia fantasia si disegnarono volti grifagni, mani adunche e unghie graffianti, insidie occulte da fuggire come la casa delle streghe.
La figlia della lupa era davvero scivolata verso un comportamento da animale selvatico. Veramente entrai nell’ottica che la “ rotonda degli Ebrei “ era un luogo nel quale una volta entrati si pativano torture dell’inferno senza più poter tornare a casa, per sempre. Senza volere, mi adattai a quest’idea.
Un giorno, corri e corri, gira e volta, sforo in un angolo sconosciuto : che stretta  provai alla schiena e al cuore!
Ero nella rotonda degli Ebrei.
Non ci vedo quasi dagli occhi. Mi fermo immobile al centro.
Cinque o sei mamme sedute sulle panchine sferruzzano, scherzano tra loro, serene.
E infine, li vedo : loro, i famigerati, crudeli, violenti bambini ebrei.
Uguali! Proprio uguali a me : sandaletti e calzine corte, calzoncini e bretelle; uno ha gli occhiali da vista e dietro le lenti mi guarda fisso.
Le mamme hanno smesso di sferruzzare e non parlano più. Anche per loro è strana la bambina che entra nella rotonda proibita.
Mi guardano tutti, con occhi miti e curiosi, un po’ timorosi di avvicinarsi.
Aspettano forse un cenno di amicizia, forse d’ amore.
-Che faccio?-
Non c’è tempo per pensare, ho troppa paura.
Uno di loro si avvicina, poi un altro e un altro ancora. Ma io fuggo, fuggo come un bestia inseguita dai cani.
La “mia” rotonda mi appare un porto di salvezza. E quando lo racconterò alla mamma mi loderà ed esclamerà, dilatando gli occhi e alzandoli ai cieli :” Meno male, grazie al cielo,  sia lodato Iddio!!”
Solo dopo tanto tempo ho capito e accettato il suo sanguigno timore, ma ancora oggi conservo un bruciante rimorso.
Dove, dove siete, bambini ebrei di quel momento tragico, dove posso ritrovarvi per chiedervi perdono?
Avrei dovuto tendervi la mano, giocare con voi, cantare con voi “O Tannenbaum come quel Natale  intorno all’albero di Erika Williams.
La guerra ha ucciso tanti uomini, ha distrutto tutto,  anche l’amore tra i bambini.
Dove siete andati, tornate indietro, voglio abbracciarvi e piangere con voi sulla nostra infanzia profanata, sulle nostre spiagge deserte di gioia e di canti.
Ero una “ figlia della lupa”.
Sono una profuga  nel profondo  dell’anima e lo sarò per sempre.

                                                                                           Lettere dell'ascoltatrice Liliana De Franchi



Parole
Non c’è stata civiltà che non abbia riconosciuto ed esaltato l’amore per l’infanzia, ad eccezione della “civiltà” instaurata dal nazionalsocialismo nel cuore d’Europa …I bambini  sono nutrimento vitale per chi si proponga di vegliare sulla coscienza e sull’avvenire del mondo
                                                                                                       Primo Levi

Quelli sono figli di ebrei sterminati. Sono qui da anni, cresciuti così in mezzo alla morte e alla follia. La prima cosa che hanno appreso, a cinque anni, è stata la necessità di difendersi dalla fame. E non hanno visto che violenza e cadaveri
                                                                                                        Piero Caleffi

Io sono nata lì, al Kanada, lì ho aperto gli occhi si un mondo di dolore, di offesa, di crudeltà. Al Kanada è finita la mia infanzia, è finita anche quella di Stellina. Lì abbiamo imparato a odiare, abbiamo imparato a non perdonare
                                                                                               Aldo Pavia, Antonella Tiburzi

Credits

Un programma di Gabriella Caramore
a cura di Paola Tagliolini
regia di Ornella Bellucci
consulenza musicale di Cristiana Munzi
in conduzione Benedetta Caldarulo,
Irene Santori
(Storie)
Gabriella Caramore (Questioni)
Via Asiago n. 10 - 00195 Roma

Moni Ovadia a Uomini e Profeti

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Lettere a U&P



E’ stato interessante il discorso sulla bellezza di domenica scorsa. Riflettendoci su vorrei sottolineare che esiste anche una seduzione negativa delle cose e che sarebbe opportuno evidenziare la differenza tra la seduzione di cui avete parlato, riferita alla bellezza legata alla verità,  e quella che invece riesce ad attrarre per la sua capacità di mimetizzare il vuoto a lei sottostante...

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Medhat Shafik - Porta D'Oriente
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