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Lettere 11 - 17 maggio

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Gentile redazione, 
durante la trasmissione di domenica scorsa, per illustrare le concezioni dell’apostolo Paolo, Daniel Marguerat ha fatto riferimento al topos – abituale nella predicazione cristiana – del superamento del cosiddetto ”esclusivismo ebraico”. Da cristiano, resto sempre colpito dal fatto che la nostra religione - che per secoli non si è peritata di proclamare il principio dell’”extra ecclesiam nulla salus” - stigmatizzi l’esclusivismo di una fede che, al contrario, fin dai tempi antichi, non ha affatto escluso dalla salvezza i “giusti delle nazioni” senza esigere in contropartita alcuna conversione...................................................... 
Un saluto grato e cordiale 
Guido Armellini 
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Cara Gabriella e tutte/i voi, grazie per la magnifica trasmissione di oggi sulla Corea.
Per quanto ci è possibile, non lasciamo la conoscenza del mondo ai signori del mondo e ai loro eserciti armati d’acciaio e di “informazione”.
Roberto Porta
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Gentile redazione,
Ho sentito la prima trasmissione su Paolo.
Gli Ospiti per quello che rappresentavano, non potevano che ridurre il ruolo di Paolo nella definizione del quadro teologico della nuova religione cristiana. Per quello che penso è che senza Paolo non sarebbe sorto il cristianesimo. Gesù sarebbe rimasto Gesù, un Ebreo, e di Cristo non ci sarebbe traccia. Chi rappresenta il cattolicesimo e il cristianesimo non può accettare un ruolo preminente di Paolo rispetto a Cristo. Spero quindi che nelle prossime tre puntate ci sia qualche Ospite che offra una visuale articolata di questa grande figura........................................................................................................................................................
Tiziano Boldini
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Spett.le Redazione di Uomini e Profeti,
innanzitutto salute!
Scrivo in riferimento alla recente puntata, di domenica 12, durante la quale si è data lettura del seguente brano della lettera dell'apostolo Paolo ai Filippesi (2,6-): "il quale (Cristo Gesù), pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce."; che esprime quella che si è venuti soliti a chiamare "la kenosi del Cristo". Tuttavia, la portata teologica di quest'evento, di spoliazione e abissale abbassamento della Divinità, chi si affatica al riguardo sembra, almeno sino ad oggi, non averla, ancora, compresa appieno; nel senso che l'umiliazione del Signore è arrivata a un livello ancora più estremo di quello che pure si è arrivati a riconoscere e ad ammettere. Del resto, sappiamo che, per mentalità religiose diverse da quella cristiana, è semplicemente inconcepibile, quando non scandaloso, che Dio sia morto e, per giunta, a quel modo ignominioso. Analogamente, già ai tempi di Gesù, per i pii ebrei era molto controversa e scabrosa la questione se il Messia potesse, o meno, soffrire (figuriamoci finire crocefisso!). Quindi, da un certo punto di vista, essere arrivati a questo punto, paolino, di Rivelazione, ha rappresentato senz'altro un passo avanti nella conoscenza del Volto di Dio; parziale, tuttavia. ...Sì, perché il Cristo Gesù, nel suo svuotamento sul Golgota, si è fatto simile, non solo e non tanto agli uomini reietti di questo mondo, quanto, in primis, agli animali, in special modo a quelli che, per motivi di culto, venivano sgozzati e macellati al tempio di Gerusalemme. A favore di questa tesi, credo non sia fuori luogo citare lo studio di Joachim Jeremias (in LE PAROLE DELL'ULTIMA CENA; Paideia Ed.), in cui ben chiarisce che le parole "carne" e "sangue" che Gesù proferì durante la cosiddetta "ultima cena", sono termini tecnici, sacerdotali-sacrificali, per indicare la vittima animale che s'immolava a YHWH al tempio di Gerusalemme, nel nostro caso, l'agnello pasquale. Se fosse così, ecco, forse dovremmo cominciare a dire, parafrasando Paolo, che il Cristo, "spogliò se stesso, assumendo la condizione di agnello sacrificale e divenendo simile agli animali", il che significa, precisamente, che la Sua Salvezza inizia con questi ultimi fra gli ultimi e non con gli uomini. E secondo questa prospettiva, credo vada pensata un'eucarestia di uomini e animali insieme, affinché a uno stesso atto salvifico corrisponda un identico ringraziamento.
Cordialmente,
Dario Vesprini

Credits

Un programma di Gabriella Caramore
a cura di Paola Tagliolini
regia di Ornella Bellucci
consulenza musicale di Cristiana Munzi
in conduzione Benedetta Caldarulo,
Irene Santori
(Storie)
Gabriella Caramore (Questioni)
Via Asiago n. 10 - 00195 Roma

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E’ stato interessante il discorso sulla bellezza di domenica scorsa. Riflettendoci su vorrei sottolineare che esiste anche una seduzione negativa delle cose e che sarebbe opportuno evidenziare la differenza tra la seduzione di cui avete parlato, riferita alla bellezza legata alla verità,  e quella che invece riesce ad attrarre per la sua capacità di mimetizzare il vuoto a lei sottostante...

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