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Grecia, 86 miliardi di aiuti in cambio della maxi-stretta su tasse e pensioni

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I CONTENUTI DELL'ACCORDO


Diciassette ore di vertice consumate in quattro plenarie con diciannove fra Capi di Stato e di governo di Eurolandia. Poi tre roventi match fra Alexis Tsipras e Angela Merkel, col francese Hollande e il presidente del Consiglio Ue Tusk a mediare. Infine il difficile accordo, che disegna un percorso di uscita, ma non chiude la partita. L’Eurosummit ha accolto la richiesta di Atene per un prestito triennale da 82-86 miliardi concesso dal fondo salvastati Esm. In cambio, il governo ellenico si è impegnato a riformare Iva e pensioni entro domani, quindi a intervenire sul sistema giudiziario entro il 22. Condizioni durissime, peggiori di quelle bocciate dal referendum del 5 luglio, ma che possono permettere ai greci di non fare bancarotta e di restare nella moneta tedesca, cosa che - davanti alla pressione tedesca e nordica - non era più scontata. 

 

«Non ci sono vincitori e vinti», ha detto Tusk nella conferenza stampa ieri mattina. Non vince Frau Merkel che ha lungamente cercato una pesante rivalsa nei confronti degli sfiduciati (anche giustamente) greci, sino a tentare inutilmente di mettere nero su bianco la minaccia di una cacciata dall’Ue. Non perde Tsipras che si piega davanti all’ordine di chiudere in pochi giorni le riforme che il Paese non ha fatto in anni, eppure ottiene la promessa di una ridefinizione di oneri e tempi dell’immenso debito (quasi 200% del pil). Fa punti la Francia di Hollande che ha protetto Tsipras dalle offensive di Berlino, con l’Italia di Renzi impegnata a fare altrettanto, anche se da una posizione meno avanzata. Ora c’è un nuovo ultimatum, con un negoziato che prenderà una mesata. Atene otterrà anche 12 miliardi per pagare la Bce e gli stipendi pubblici sino a metà agosto. Non sono regalati ma è meglio che fallire. Posto che il mancato rispetto degli impegni chiuderà i rubinetti e porterà fuori dall’euro.  

 

Il prestito  

Pagherà l’European Stability Mechanism, non appena le condizioni saranno state realizzate. Il comunicato finale del vertice nega ogni ipotesi di taglio nominale del debito, ma apre a un suo diverso profilo: tempi più lunghi; tassi più bassi. 

 

Privatizzazioni  

Sarà creato fondo di garanzia di circa 50 miliardi, con sede ad Atene e non in Lussemburgo come ambivano i tedeschi. Guideranno i greci con la supervisione delle istituzioni creditrici. Conterrà pezzi di patrimonio e anche le banche, con 25 miliardi per ricapitalizzarle. I profitti generati da questo strumento, dopo aver sanato il conto del consolidamento del credito, saranno investiti nell’economia greca.  

 

Le riforme  

Entro domani intervento su fisco (Iva) e previdenza, con l’età pensionabile a 67 anni. Entro il 22, adozione del nuovo codice di procedura civile e il recepimento delle norme Ue per le crisi bancarie. L’intesa stipulata tra l’Ue e la Grecia sarà monitorata dai creditori. E’ il ritorno della Troika. 

 

Il prestito ponte  

In attesa dell’accordo e degli esborsi dell’Esm, la Grecia ha bisogno di soldi per pagare i debiti (3,5 miliardi alla Bce il 20 luglio), 2 miliardi al Fmi, più quelli che occorrono per gestire la cosa pubblica in patria. Un gruppo tecnico ha cominciato a lavorare a una soluzione giudicata «molto complessa». Probabile un Eurogruppo virtuale giovedì mattina. Si parla di utilizzare il tesoretto degli utili maturati dall’acquisto di bond avviato da Bce nel 2010 (3,3 miliardi) e si immagina il ricorso al vecchio fondo anticrisi Ue, l’Efsm (ha in cassa 13 miliardi). Nel frattempo, in presenza dell’intesa politica di cornice, la Bce fornirà liquidità alle banche. Serve a prendere tempo. E a scongiurare una Grexit, se tutti faranno quello che è stato promesso nella lunga notte di Bruxelles: in particolare i sei Parlamenti, prevalentemente «falchi», che dovranno approvare l’intesa


sito della Stampa 

Credits

A cura di Paola De Monte
In redazione:
Maria Chiara Beraneck, Natascia Cerqueti, Marco Pompi, Gianfranco Rossi

Francesca Sforza



Francesca Sforza lavora alla Stampa dal 1999. Ha trascorso quattro anni a Berlino come corrispondente e due anni a Mosca. Nel corso di questo periodo all’estero è stata più volte inviata in Polonia, in Repubblica Ceca, in Slovenia e a più riprese nel Caucaso. Il suo libro “Mosca-Grozny: neanche un bianco su questo treno” (2006, Salerno Editrice) ha vinto il Premio Antonio Russo  e il Premio Maria Grazia Cutuli. Dal 2007 al 2011 ha lavorato a Torino come caporedattore del Servizio Esteri. Attualmente è responsabile dei contenuti digitali della redazione romana per il sito www.lastampa.it

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Padri naturali - Massimo Gramellini - La Stampa

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Burocrazia, un dietrofront tra le vigne - Michele Brambilla - La Stampa

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Separati, non abbandonati - Maurizio Crippa - Il Foglio

La forza di vivere - Marina Corradi - Avvenire

Se questa è democrazia - Sotto attacco - Il Fatto Quotidiano 

Giannini: "Partita la caccia, il premier ha slegato i cani" - Int. a Massimo Giannini - Il Fatto Quotidiano

Mare nostro - Stop trivelle - Il Manifesto

"300 mila firme non bastano" - Int. a Pippo Civati di Daniela Preziosi - Il Manifesto



 


La Nuova Ecologia - il mensile di Legambiente di luglio-agosto 2015




Attenuare il rischio climatico rinaturalizzando le città. Adottare stili di vita flessibili per
vivere meglio e sprecare meno. Sorella resilienza. Così possiamo cogliere la sfida del cambiamento e salvaguardare la casa comune dell'umanità. All'interno un'intervista a James Lovelock. 


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