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Lettere dal 17 al 23 dicembre

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Gentile redazione, 
che bello !  
Che bello notare che un buio esteriore a volte apre una visione interiore !  
Il mio beneamato Pascoli dice:
 
                 .. Forse... Ora che ai vivi
 apri l'animo, o notte, ombri le cose;
 
(Canti di Castelvecchio: Tra San Mauro e Savignano, v. 14).  
Letteralmente sembra che per Tolentino Mendoza la notte "apra", e per Pascoli "ombri" le cose: ma in realtà si tratta dello stesso sentimento di apertura interiore, evocato dall'attenuarsi degli stimoli esteriori; non le pare ? Che la notte ci "apra l'animo" credo sia esperienza di tutti, e una bellissima esperienza.  
Un cordiale saluto e molti auguri  
Luca Erizzo
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"Già finito?!" ho esclamato poco fa , al termine della puntata di oggi. I 45' sono volati, ed io non riesco a planare. Grazie, Gabriella. Ti chiederei  "più poesia". Negli anni passati ci hai condotti più spesso a queste sorgenti di verità..........
Buone Feste a te e a tutta la redazione. Vi seguo dal 1992.
Grazie.
M.Natalia Alessi
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Grazie tanto per riprendere le trasmissioni su Geremia: con le nuove tecniche a nostra disposizioni possiamo ri-ascoltarle con calma al tempo opportuno. In riferimento alla seconda trasmissione sulle confessioni del profeta, il commento mi ha rimandato a Giovanni 9, dove viene proposto la guarigione del cieco nato dalla nascita che riacquista. Seguendo il racconto l’evangelista ci fa sapere che, se da una parte viene liberato dal “dover” dipendere dagli altri, dall’altra però costui si trova a vivere quei conflitti inediti ed anche insanabili con le persone che gli stanno attorno. Finché non vedeva non aveva problemi di sorta: continuava a vivere di elemosina ai bordi della strada, e la gente che incontrava lo accoglieva così com’era... Ma quando gli viene dato il dono della vista ecco che iniziano per lui non pochi problemi: come persona “conosciuta” dai vicini che non sanno chi si trova davanti… Come figlio: gli stessi genitori, per paura dei giudei li scaccino dalla sinagoga, se riconoscono il miracolo operato da Gesù, non prendono posizione, rinnegando ogni relazione con lui. Ed infine come ebreo: le autorità religiose che lo "cacciano" dalla sinagoga… Dal racconto giovanneo emerge pure il fatto che a tutti preme sapere “come” lui abbia recuperato la vista, non si accontentano di avere di fronte a loro una persona che ora ci vede! Così questo povero tapino si vede costretto a ripetere sempre la stessa storia, ben consapevole che ciò che veramente conta per lui,  che ora sia una persona che non dipende più dagli altri, non più costretto a rimanere ai bordi della strada, ma liberamente la può percorrere da solo e così si può guadagnare il pane: è un uomo in piedi!!!… Il natale vicino, ci ricorda che se anche a noi non è dato di vedere, cioè venire alla luce, cioè ri-nascere, potremmo sentirci attorniati anche da una folla di persona, ma sempre incapaci di camminare sulla nostra strada in libertà.
Ricordiamoci del nostro paese, delle chiese cristiani e di tutti gli uomini e donne di buona volontà che, per grazia, possano passare attraverso questo esodo.
Cordialmente e con tanta stima per voi tutti saluto.
Giovanni Belloni
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Spett.le redazione di Uomini e Profeti,
seguo con grande interesse le trasmissioni della serie "leggere la Bibbia" sin dalle primissime puntate; apprezzo moltissimo il servizio di podcast che puntualmente tenete aggiornato. Ho scaricato ed ascoltato più volte tutte le puntate ed in particolare quelle due dedicate alla figura di Giobbe. Ho molto apprezzato i commenti di Amos Luzzatto e del sempre magnifico Paolo de Benedetti. Tuttavia penso che sarebbe molto interessante (almeno per me) sentire un commento su Giobbe fatto da un cristiano (quanto mi piacerebbe ad esempio ascolatre una ripresa del libro di Giobbe fatta con Enzo Bianchi!!!). Mi piacerebbe ascoltare in particolare cosa ne pensa un cristiano dell'epilogo di questo libro.
Sono inoltre un "fan" di rav Carucci: a quando potrò riascoltare i suoi commenti a qualche libro dell'antico testamento?
Grazie per il vostro lavoro.
Stefano Spini
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Gentilissime  di Uomini e Profeti: visto l'argomento di Isaia di cui vi state occupando in questi giorni, unitamente ai miei complimenti Vi invio in tutta umiltà la segnalazione del mio lavoro: Montale e il Deuteroisaia, l'occasione dell'incontro perduto,  apparso su "Oggi e Domani", anno XXXVI, n° 1/3 del 2009.
Grazie e Buon Natale,
Paolo Bertini
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Carissima Gabriella Caramore e redazione di Uomini e Profeti ,
ho ascoltato con interesse la vostra discussione di oggi, 18 12 11, circa il significato della responsabilità del dio unico della Bibbia verso il male: un dio "immagine dell'uomo" che, in virtù del suo essere unico, quindi in ragione della sua natura di dio "del bene e del male" (ed in ultima analisi, di ente primario responsabile del male stesso), costituisce, senza nessuna possibilità di appello, la fonte di un'analoga responsabilità dell'uomo.
Ora, da non credente, da psichiatra e psicoterapeuta, da molto tempo tendo a pensare che i numerosi dualismi e/o pluralismi teologici pre-monotestici (fra i quali non solo il manicheismo, ma lo stesso politieismo pagano), abbiano rappresentato delle proto-coscienze, ossia delle coscienze umane ancora frammentate, ed in quanto tali, delle semplici tappe nella formazione di quella coscienza umana unitaria, e spietata, di cui disponiamo oggi (la quale contempla peraltro anch'essa un'eccezione ed un "rifugio" più o meno rinfrescante, quello dell'inconscio).
Un indizio di ciò è dato dal fatto che, quando un credente "si ribella" all'idea che un dio buono, onnipotente ed onnisciente possa permettere Auschwitz, o anche soltanto la morte d'un bambino innocente, non fa altro, in fondo, che gemere, lamentarsi ed alla fine ribellarsi sotto il peso insopportabile della propria coscienza (qualcosa che è appannaggio solo della nostra specie!): una coscienza che gli fa intravvedere nel carnefice di Auschwitz un suo simile, ed il fatto che molti bambini innocenti non muoiono di leucemia ma anche, per fare un esempio, per mano delle loro madri. La coscienza, dunque, ci fa non solo percepire, ma anche prevedere e cogliere in tutte le sue implicazioni la realtà della morte, ed in particolare di quella, per lo più di natura predatoria, che proviene sia dai nostri simili che da noi stessi; ciò in quanto apparteniamo ad una specie, oltre che cosciente ed intelligente, anche profondamente predatoria e portata allo sfruttamento e/o alla soppressione dei propri simili (una specie, mi spingo a dire io, sostanzialmente cannibalica).
Ora, il monoteismo, con l'invenzione del "dio unico", fonte sia del bene che del male,  di cui siamo fatti ad immagine e somiglianza, sembra averci fatto capire per la prima volta che non c'è scampo, che non c'è salvezza (posto che una salvezza possa esserci davvero!) che non passi per l'auto-coscienza, quindi per il dolore e per la disperazione circa la propria natura, ed ha perciò posto fine ad ogni possibilità di proiezione su altri ("i cattivi") delle proprie caratteristiche negative. Naturalmente un'ingente quota di proiezione di sé e della propria "cattiveria" sugli altri è sopravvissuta, in realtà, anche dopo la nascita del pensiero ebraico-cristiano; però il primo passo, almeno sul piano della conoscenza, è stato fatto: esso fra l'altro trova un interessante corrispettivo anche in Psicoanalisi, laddove ad esempio Melanie Klein postula una gerarchia fra una fase psichica infantile basata proprio sulla proiezione della propria "cattiveria" sugli altri e sulla conseguente dissociazione (quella schizo-paranoide"), ed una fase di re-integrazione, di consapevolezza del proprio male, e quindi di coscienza più "unitaria" (quella depressiva).
Cordiali saluti
Volfango Lusetti

 

 

Credits

Un programma di Gabriella Caramore
a cura di Paola Tagliolini
regia di Ornella Bellucci
consulenza musicale di Cristiana Munzi
in conduzione Benedetta Caldarulo,
Irene Santori
(Storie)
Gabriella Caramore (Questioni)
Via Asiago n. 10 - 00195 Roma

Moni Ovadia a Uomini e Profeti

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E’ stato interessante il discorso sulla bellezza di domenica scorsa. Riflettendoci su vorrei sottolineare che esiste anche una seduzione negativa delle cose e che sarebbe opportuno evidenziare la differenza tra la seduzione di cui avete parlato, riferita alla bellezza legata alla verità,  e quella che invece riesce ad attrarre per la sua capacità di mimetizzare il vuoto a lei sottostante...

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