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55a Biennale d'arte di Venezia - II parte

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"Non una fiera come tante ma un vero proprio universo": queste le parole con cui  Massimiliano Gioni, curatore della 55a Biennale di Venezia,  presenta la sua idea di un'Esposizione d'arte internazionale articolata tra ricerca e catalogazione, in una caleidoscopica rappresentazione del mondo del talento creativo e non solo. Secondo Gioni,  l'oggi è così  strettamente legato alla cultura dell'immagine che proprio da  essa  si deve partire per misurarne la 'forza ed il senso artistico', lasciando che la creatività ne valuti il peso, la inglobi e la usi per la messa a punto di un discorso intellettuale fatto di differenze e contenuti d'arte variegati e molteplici. E tutta questa frammentazione espressiva è in realtà "sintomo"  della realtà di oggi e produce nel visitatore infinite sollecitazioni, guidandolo in un percorso  ideale che dà spazio alla spiritualità ed all'inconscio collettivo e che consente, mediante la lettura di suggestioni fantasiose e particolarissime, generate dalla 'sapienza' di un popolo o dai furori nascosti della 'normalità' individuale, la formazione di un universo artistico contemporaneo  sorprendente  e meraviglioso.

La coesposizione  di opere di generazioni diverse di artisti vissuti tra Ottocento e Novecento e di autori contemporanei, in mostra insieme con la produzione creativa di persone comuni -quelle che Gioni chiama dilettanti "non professionisti dell'intrattenimento"- crea un confronto e un  dialogo appassionante, fortemente caratterizzato  dalla valorizzazione di ogni spunto, di ogni ispirazione. La scelta della Wunderkammer, la camera delle meraviglie, diventa quasi un richiamo suggestivo all'affollamento dei grandi musei del mondo, di quelli del genere degli Uffizi, in cui si ritrova una grande concentrazione di capolavori l'uno accanto all'altro, in un mix di culture e prospettive di indagine e di studio  che genera  un affannoso godimento intellettuale, in un affidarsi anche  alla forza espressiva e  comunicativa del 'vissuto normale', delle  pulsioni e dei deliri inconsci della gente comune, che trovano in questo modo dignità ed ascolto pari a quelli dell'arte.

Il padiglione italiano è curato quest'anno da Bartolomeo Pietromarchi direttore del MACRO di Roma. L'arte italiana viene raccontata attraverso sette antinomie utilizzate come ispirazione del lavoro di 14 artisti di età diverse che, pur provenienti da contesti culturali variegati e assolutamente eterogenei, tendono a dare unità ad uno scenario frammentario e ricco di stimoli.

Credits

Un programma a cura di Cettina Flaccavento
Conduce Elena del Drago

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