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Lettere di giugno

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Tenera e  poetica la fotografia del mese di luglio. 
Anna Paola
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... la chiacchierata con Enzo Bianchi sulla vecchiaia mi è piaciuta infinitamente, così umana, profonda, e serena pur nella malinconia inevitabile che l'età che avanza porta con sé…

Grazie ancora e sempre per il vostro lavoro!
Con stima
Michela Dall'Aglio Maramotti
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L'espressione gergale “messin' around with another man” indica un comportamento che va dalle effusioni spinte fino al fare sesso.
Se vogliamo, Hendrix canta di quello che in Italia si sarebbe chiamato “delitto d'onore”.
...e complimenti per la trasmissione.
Enrico Guastini
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Sarebbe forse anche il caso di ricordare che fino a pochi decenni fa era proibito (dalla chiesa) avere una bibbia in casa, perche' doveva essere letta solo tramite un sacerdote. (la rivoluzione di lutero non era tanto nella traduzione, quanto nel fatto di aver consentito a chiunque, chiunque sapesse leggere, di leggersi la bibbia a proprio comodo e piacimento chez lui). altra cosa. l'idea che l'ebraismo sia ormai una religione morta (come il latino e' una lingua morta) perche' soppiantato dal cristianesimo, deriva dalla stessa costruzione della bibbia cristiana: prima viene l'antico testamento, e poi il nuovo. il fatto stesso di chiamare uno antico e l'altro nuovo, da' l'idea che il vecchio sia morto e defunto.  o no? terzo punto. ma se c'e' tanta ignoranza religiosa, non sara' anche un pochino colpa della chiesa???
Marina
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Tema interessantissimo, ma, credo, lo scienziato in studio è troppo poco conoscitore del mondo delle fedi per essere adatto alla Vs bella trasmissione.
Buona domenica
Luigino
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Gentile Signora Caramore,
" fiducia in una speranza ",  non poteva dare una definizione migliore della parola " fede ".
La faccio mia in toto.
Con i miei ossequi.

 Enzo Giusti
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Cara Gabriella Caramore,   
ho seguito la puntata di Uomini e Profeti col fisico Carlo Rovelli, l'argomento è stato di grande interesse. Ho avuto la sensazione che con riferimento a religione e fede Rovelli avesse in mente più la "istituzione" religiosa e di fede (ad es. sottolineando l'atteggiamento negativo della Chiesa di Roma verso la modernità), mentre lei mi pare intendesse più l'esigenza di base dell'essere umano ad aprirsi a un qualcuno/qualcosa che possa dare senso e speranza all'esistenza.
Peccato che questo ha impedito di ragionare diffusamente su come le moderne visioni scientifiche possano avere profonde implicazioni sul terreno della spiritualità, cosa che non è della visione scientifica tradizionale, quella "meccanicistica", la scienza di Galilei, Newton e Laplace tanto per intenderci, che è poi quella che corrisponde all'attuale concezione della realtà da parte della maggior parte delle persone ed è quella che viene prevalentemente insegnata nelle scuole, dove le nuove visioni scientifiche, e soprattutto le loro implicazioni culturali, sono purtroppo trascurate. Tra l'altro Rovelli, parlando della ricchezza e complessità della realtà quale si dispiega, appunto, alla luce delle più recenti visioni della scienza, o citando il Salmo " I cieli narrano la gloria di Dio ecc. ecc.", ha espresso anche lui implicitamente questa tensione verso un orizzonte di senso che qualcuno chiama fede
Mi sembra che il problema sia - ancora una volta - quello di un dialogo "sintonizzato", in cui i termini usati abbiano ambiti di significato condivisi, almeno in gran parte. Mi rendo conto che questo è particolarmente difficile, soprattutto quando ci si classifica come appartenenti a categorie diverse o addirittura contrapposte (almeno apparentemente), come atei vs. credenti, e tuttavia non credo esistano scorciatoie.   
Un saluto cordiale
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Ringrazio tantissimo per la trasmissione di oggi e per il prezioso e sapiente intervento di Enzo Bianchi. 
 
Sento di condivedere pienamente quello che ci ha rappresentato perchè anche io sono stata educata nei confronti della vecchiaia all'atteggiamento che ci ha evidenziato ed inoltre perchè oggi sono fortunata di poterne dare testimonianza: sono vicina a mia madre che presto compirà 95 anni.  
Come dice lei, si sente ancora utile e viva anche per l'importanza e l'attenzione che le dedichiamo in famiglia e per quello che ancora fa per noi (certamente ci vuole una buona dose di ... pazienza e, soprattuto di saper superare tutte le incomprensioni del passato).
A questo proposito, ripeto, ringrazio la vita che mi ha dato l'occasione (differentemente da altri familiari che si sono allontanati da lei: siamo cinque figli e lei e vedova da tantissimi anni) di riflettere ed apprezzare tante cose; la vicinanza fa bene a lei, ma veramente tanto tanto bene anche a me.  
Vorrei evidenziare che non è stato toccato un aspetto importante della nostra società di oggi.  
Ho 63 anni compiuti, "civilmente" separata da più di venti anni, vivo sola, ho una figlia unica trentenne che ha dato e continua a dare a noi genitori tante soddisfazioni: scolastiche, professionali, umane.  
Per motivi di studio, prima, e di lavoro, poi, vive lontano da noi (attualmente è nell'oceano pacifico) e non credo che tornerà qui a Roma dove io vivo.
Mi apprezza, è particolarmente unita a me ed è molto attaccata ad entrambi i suoi genitori.  
Comunque, il mio costante pensiero è stato sempre quello di non voler costituire per lei, nella mia vecchiaia, un impedimento ecc...  
Le famiglie oggi hanno una struttura diversa (separazioni, molti figli unici, lavoratori all'estero, ecc.): non sentiamoci abbandonati se i nostri figli non possono e non potranno esserci quotidianamente vicino: forse per loro sarà impossibile e non graviamoli di sensi di colpa, che non servono a nulla.  
Forse, ci converrebbe ancora giovani ad allargare la nostra famiglia per avere sostegno e compagnia in vecchiaia (non mi riferisco alle bravi badanti)? Non so. Chissà se Enzo Bianchi potrà darci qualche utile e sereno suggerimento.  
Grazie e complimenti a tutta la redazione per la trasmissione.
Daniela
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Buongiorno,
Vi scrivo per farvi i complimenti e ringranziarvi del vostro impegno.
Sono lontano dall'Italia per lavoro e tutte le sere ceno ascoltando una puntata di Leggere la Bibbia. Grazie a voi il pensiero ritorna alle cose importanti della vita, sentendomi a casa anche in un posto lontano.
Davide
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Le parole di Sergio Romano nel 2006, e le parole oggi di papa Francesco
Il giorno 11 giugno 2006, sul Corriere della Sera, ad una mia lettera in cui auspicavo che la Chiesa dispensasse i sacerdoti dall’obbligo del celibato, Sergio Romano rispondeva, tra l’altro, con le seguenti parole: “Secondo Ravasi «il nesso tra sacerdozio e celibato, secondo il Concilio Vaticano II, ha un alto "rapporto di convenienza" (illustrato poi da Paolo VI nella Lettera apostolica "Sacerdotalis coelibatus" del 1967), ma non è un vincolo teologicamente necessario e strutturale». Sorge allora un altro quesito cui lei allude implicitamente nella sua lettera. Se il celibato non è un obbligo evangelico, apertamente proclamato da Cristo, e se altre Chiese cattoliche (quelle orientali) permettono il matrimonio dei sacerdoti, perché Roma non dovrebbe rivedere le proprie posizioni, soprattutto in un momento in cui deve far fronte a casi frequenti di omosessualità e pedofilia?”. Ed ecco oggi le parole di papa Francesco:  "La Chiesa cattolica ha preti sposati, nei riti orientali. Il celibato non è un dogma di fede, è una regola di vita, che io apprezzo tanto e credo che sia un dono per la Chiesa. Non essendo un dogma di fede, c'è sempre la porta aperta. Credo che la risposta a questa domanda vada ricercata nell'importanza che la Chiesa attribuisce alla sua struttura gerarchica e ai vincoli di disciplina che sono il necessario cemento della sua unità. Anche quando ha consacrato se stesso al servizio divino, un uomo sposato è sempre necessariamente distratto da altre realtà: la moglie, i figli, i loro studi, le loro carriere, le loro amicizie". Al papa farei umilmente osservare che “le regole di vita” ad un giovane che sente la vocazione sacerdotale, si consigliano e non si impongono.
Veronica Tussi
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Buongiorno, sono un affezionato ascoltatore. Sto ora ascoltando l'interessante puntata sui Tamil. Molto affascinante la caratteristica di questa cultura ad essere cosí inclusiva. Un esempio affascinante è stato l'ascolto del pezzo musicale che avete trasmesso. Potreste darmi qualche riferimento per poter riascoltare questa cantante indiana?
Grazie.
Mauro Ciavoni, Roma

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Bunongiorno.
sono un ascoltatore di Radio3 e in particolare di "Uomini e Profeti".
Nelle puntata di sabato 31/05/2014 che trattava della diaspora Tamil, è andato in onda un brano di una cantante di origini indiane molto interessante perchè univa musica religiosa Indù al gregoriano ecc...  mi è sfuggito il nome è possibile avere qualche informazione sull'artista ?
Grazie e cordiali saluti.
                                                   Giuseppe Fabbris

Credits

Un programma di Gabriella Caramore
a cura di Paola Tagliolini
regia di Ornella Bellucci
consulenza musicale di Cristiana Munzi
in conduzione Benedetta Caldarulo,
Irene Santori
(Storie)
Gabriella Caramore (Questioni)
Via Asiago n. 10 - 00195 Roma

Moni Ovadia a Uomini e Profeti

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Lettere a U&P



E’ stato interessante il discorso sulla bellezza di domenica scorsa. Riflettendoci su vorrei sottolineare che esiste anche una seduzione negativa delle cose e che sarebbe opportuno evidenziare la differenza tra la seduzione di cui avete parlato, riferita alla bellezza legata alla verità,  e quella che invece riesce ad attrarre per la sua capacità di mimetizzare il vuoto a lei sottostante...

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Medhat Shafik - Porta D'Oriente
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