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Finale, una pietra a testa per ricostruire la torre caduta

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di Jenner Meletti

Non ci sono bambini, nel cortile della scuola elementare Elvira Castelfranchi. Soltanto pietre, ma speciali. Mattoni di terracotta rossa, altri di argilla scura. Sono i venticinquemila pezzi di una torre che è stata buttata a terra dal terremoto ma che non vuole morire. «Sto solo dormendo, svegliatemi», c’era scritto nei cartelli.
SONO stati appesi nelle piazze e nelle case, quando sei mesi fa si alzava la polvere delle case crollate. Nei cartelli parlava lei, la Torre dei Modenesi, nata 799 anni fa e tagliata a metà dalla prima scossa, come fosse un’anguria. «Sto solo dormendo… ». Ma anche la mezza Torre ha resistito solo qualche ora, tenuta su più dall’orgoglio che dalla malta ormai diventata sabbia.
Non è che manchino i problemi, a Finale Emilia e dintorni. In una città di 16.072 abitanti ci sono 1.035 case inagibili e 621 parzialmente inagibili. Sono crollate o piene di crepe anche 22 chiese. Ma attorno alla Torre, fin dal primo giorno, i finalesi si sono trovati come accanto al letto di un amico all’ospedale. «È quel vuoto che si vede oggi — dice il sindaco Fernando Ferioli — che ci fa male. La torre dei Modenesi non è solo un simbolo di Finale ma è Finale. Per questo la rivogliamo. Per dire a noi stessi che difendiamo le nostre radici. E che siamo ancora forti».
La prima pietra sarà rimessa al suo posto già all’inizio del prossimo anno. Sarà scelta fra le 25.000 che adesso sono nel grande cortile della scuola elementare, sopra a 570 bancali. Coperte dai nylon e dalle foglie cadute dai platani. Si prevede una spesa di 800.000 euro, finanziata da sponsor privati che hanno offerto denaro e lavoro. «Stiamo già preparando il progetto — racconta l’assessore alla cultura Massimiliano Righini — assieme alla Sovrintendenza. Vogliamo aprire il cantiere nel 2013 perché l’anno prossimo la torre compie i suoi primi 800 anni». Nel corridoio della scuola ci sono i resti del grande orologio spezzato, pezzi di ferro, pietre disegnate… «A tirare su le pietre, per mesi, sono stati i ragazzi di Finale. Poi è nato un gruppo Facebook, “I volontari della Torre”, e tanti sono arrivati anche da fuori. Chi per un giorno, chi per una settimana. Il Comune ha messo a disposizione martelli, scalpelli e spazzole. Abbiamo offerto il cibo e un letto sotto le tende. Tutte le operazioni di recupero sono state filmate, i bancali sono stati numerati, così rimetteremo ogni pietra al suo posto».
Ogni pezzo della torre antica è stato ripulito. «Ma in qualche caso non ce n’è stato bisogno. I mattoni erano tenuti assieme da malte poverissime, fatte di sabbia, calce e acqua, e purtroppo è rimasta solo la sabbia. Ci sono state però anche belle sorprese. Nel preparare il futuro della torre abbiamo scoperto il suo e il nostro passato. Abbiamo trovato punte di
lance e dardi di balestra, scarpe del ‘700, ossa, ferri, utensili… Su una pietra c’è il disegno di un castello. C’è una scritta strana, “oibò” che faceva parte di una parola più lunga, ma che ora
sembra un’esclamazione. A diversi livelli abbiamo trovato anche i segni delle piene del fiume Panaro, che un tempo passava proprio in centro. Abbiamo recuperato la campana del 1776,
che fu forgiata per celebrare la promozione di Finale a città».
Quando tornerà ai suoi 32 metri — in una terra piatta come un biliardo tornerà a mostrarsi anche agli altri paesi — la torre diventerà il museo di se stessa. «Metteremo in mostra — dice l’assessore alla cultura — le cose trovate. Racconteremo i suoi 800 anni. La torre deve tornare dove era e come era, utilizzando le nuove tecniche di costruzione, perché possa resistere ad ogni evento». Ci sono molte gru e cantieri aperti, nel cratere del sisma. «Nella torneria Bcr — racconta Angelo d’Aiello, assessore alle attività produttive — il tetto era crollato ed è già stato ricostruito. Anche molti altri capannoni sono stati messi in sicurezza. Purtroppo
ci sono aziende metalmeccaniche che erano riuscite a riprendersi, lavorando all’aperto o sotto tendoni, che adesso sono state fermate dalla crisi di ordini ». Sono 38.726 le verifiche fatte nell’intero cratere dopo il terremoto di maggio, fra case (24.564), fabbriche (2.075), scuole (868) e chiese (782). Il 36% sono inagibili, il 18% parzialmente inagibili, il 36% agibili. Tredici miliardi e 273 milioni i danni stimati. «Questi numeri — dice il sindaco Fernando Ferioli — ci raccontano quanto sarà difficile la ripresa. Ma noi ci crediamo. E per salvare la nostra identità, dopo la Torre salveremo anche il Castello». Il recupero è già iniziato, con le pietre prese una ad una. Come reliquie.

sito di Repubblica

Credits

A cura di Paola De Monte
In redazione:
Maria Chiara Beraneck, Natascia Cerqueti, Marco Pompi, Gianfranco Rossi

Francesca Sforza



Francesca Sforza lavora alla Stampa dal 1999. Ha trascorso quattro anni a Berlino come corrispondente e due anni a Mosca. Nel corso di questo periodo all’estero è stata più volte inviata in Polonia, in Repubblica Ceca, in Slovenia e a più riprese nel Caucaso. Il suo libro “Mosca-Grozny: neanche un bianco su questo treno” (2006, Salerno Editrice) ha vinto il Premio Antonio Russo  e il Premio Maria Grazia Cutuli. Dal 2007 al 2011 ha lavorato a Torino come caporedattore del Servizio Esteri. Attualmente è responsabile dei contenuti digitali della redazione romana per il sito www.lastampa.it

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