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Masuyama e Scheda: Sorolla’s gardens

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Hiroyuki Masuyama ha realizzato spettacolari light boxes frutto di una sovrapposizione di centinaia di fotografie digitali, un lavoro di grande meticolosità ispirato alle stagioni della natura e al trascorrere del tempo su di esse (ha fotografo lo stesso luogo per un’intera stagione ogni giorno per poi sovrapporre digitalmente tutte le immagini). Come scrive Luigi Meneghelli, “se Masuyama deve documentare l'immagine di un parco ce ne fornisce una veduta a 360 gradi, spostando la macchina da presa di un grado al giorno (o all'ora), riuscendo a rendere presenti simultaneamente tutti i possibili punti di vista e tutte le possibili variazioni di stagione (o dei momenti della giornata). Non si danno più spazi separati di passato, presente e futuro, ma solo fatti diversi raccolti nel medesimo momento. La stessa memoria che per Roland Barthes è riferita a qualcosa di trascorso ("io non credo alle foto vive") in Masuyama diventa invece forza attiva, una dimensione temporale che non interrompe il suo divenire. Essa non è mai un dato che viene dopo ciò che è avvenuto, ma è in gioco nel momento stesso in cui si scattano una o più foto. Eppure la realtà che egli riprende è sempre riconoscibile, quotidiana, se non addirittura banale (prati, monti, nuvole)”.

Stefano Scheda invece ha fotografato un vecchio casolare di campagna abbandonato e ricoperto di una rigogliosa vegetazione inserendo degli specchi nelle finestre vuote, come se fossero aria; specchi che riflettono quindi ciò che si trova alle spalle dell’osservatore (un gioco alla Velásquez). L’artista ha poi ripetuto questa operazione nelle quattro stagioni dell’anno. Le case di Scheda mostrano quindi finestre e porte che sono specchi in cui si riflette tutto quello che c’è di fronte, con i relativi cambiamenti di paesaggio stagionali. Dimore ovviamente sbarrate, in cui abitano soltanto immagini, metafore dell’esserci, alle quale accostarsi con prudenza. Perché si vede se stessi,  forme transeunti, che passano e scompaiono. Semplici case su cui Scheda realizza delle opere-performance-installazioni, creando una dialettica tra la realtà della foto e l’ illusione che produce lo specchio: un dialogo fra il vero e il falso. Un doppio sguardo sul mondo.

Ad accompagnare le foto ci sarà anche una installazione ambientale in cui da mobili e sedie escono germogli vegetali, come a riappropriarsi della natura originaria: mobilio che sarà parte dell’arredo già esistente nella camera da letto della casa-galleria di Maria Livia Brunelli, ad interazione di una visione che vuole proiettarsi verso l’esterno. Non a caso la mostra proseguirà anche all’esterno della galleria, attraverso uno spiazzante intervento artistico in un’area verde di grande fascino della città (che evocherà invece l’intimità domestica della home gallery).

Credits

Un programma a cura di Cettina Flaccavento
Conduce Elena del Drago

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