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Auguri a Mirella Freni

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Mirella Freni è stata una "bambina prodigio", essendosi già esibita in pubblico all'età di dieci anni in un concorso RAI cantando Un bel dì vedremo dalla Madama Butterfly imparata ad orecchio.
«Non c’è stato nessun calcolo all’inizio. Non mi sono mai detta “voglio diventare una grande artista”, ho cominciato da un grande amore per la musica, per la voce umana, da quando ero bambina. Io adoro la voce, non solo la mia, adoro sentire cantar bene».
«Uno dei più grandi soprani del Novecento» (Alfredo Gasponi), «la più radiosa, corposa, splendente voce di soprano lirico che si sia mai udita, stilizzazione compiuta della liquidità vocalica della lingua italiana» (Luca Fontana), «aveva 30 anni la cantante modenese, tesa per l’imminente esordio newyorkese nella parte di Mimì nella pucciniana Bohème, quando sentì bussare al camerino della vecchia sede del Met, intenta agli ultimi ritocchi del trucco. “Benvenuta nella nostra famiglia”, l’abbracciarono il tenore Richard Tucker e il baritono Robert Merrill, celeberrimi padroni di casa. Anche il pubblico americano l’ha adottata con passione fin dall’inizio. Scrisse di quella interpretazione d’esordio il critico del New York Times Harold Schonberg: “Un’attrice cantante assolutamente superiore. Miss Freni non ha tenuto fede alla fama che l’ha preceduta qui, ha fatto di meglio”. Da allora la sua carriera al Met annovera 13 ruoli di primo piano, con tante altre Mimì e una spumeggiante Elisabetta nel Don Carlos di Verdi, conservata in Dvd. Tanti successi per le sue eccezionali qualità, che il giornalista Ronald Blum della AP ha così riassunto: “Ha sempre avuto presenza, voce, abilità di recitazione, tenerezza e una capacità di comunicazione con il pubblico tale da suscitare emozioni”» (Glauco Maggi).
L’unica contestazione nella Traviata del 63 di Zeffirelli e Von Karajan, «in cui la giovane Mirella Freni steccò nella cabaletta “Sempre libera” e si presentò stizzita con le mani sui fianchi a prendersi fischi» (Pierluigi Panza).
Fu Beniamino Gigli a incoraggiarla: «Avevo dieci anni: lui si meravigliò per la voce e perché cercavo già di fare dei colori. Ma mi raccomandò di smettere in attesa dello sviluppo. Aveva ragione».
«Mio padre faceva il barbiere, ma in quegli anni è stato tanto in guerra, e c’erano tante donne attorno a me. Mia madre lavorava alla manifattura tabacchi, gomito a gomito con la mamma di Luciano Pavarotti».
«Nella mia famiglia amavano tutti la musica, l’Opera in particolare. Mia nonna da quando avevo dieci anni mi portava a teatro. Mi ricordo ancora adesso la prima opera che vidi, era la Tosca. Da allora, la felicità più grande era che la nonna mi portasse all’opera».
«Il mio primo maestro è stato uno zio, che era cantante dilettante. Con lui cantavo di tutto, anche le parti da baritono e basso».
«Otello è un mio pezzo forte. Poi preferisco le opere che conosco e frequento, è logico: al primo posto Desdemona, poi Don Carlos, l’edizione magnifica di Ronconi alla Scala, indi molti Falstaff e Simon Boccanegra e anche qualche Traviata».
Su Herbert von Karajan: «Lui mi chiamava sempre Mirellina... allora ero magra e giovane. Amava la mia voce, amava la mia musicalità, il mio sentimento del fraseggio. Alla prima della Carmen, a Salisburgo, arrivata alla mia aria, “Je sais que rien ne m’épouvante”, lui ha detto ai Filarmonici di Vienna, “seguite lei!”, e poi ha allargato le braccia e le ha appoggiate alla balaustra, con tutto il pubblico che vedeva. E si è goduto il canto a occhi chiusi. E cantare con quel velluto d’orchestra era come fare all’amore!».
«Avere la Freni in scena è come avere un altro maestro sostituto. Lei sa tutto. È studiosa, come dite voi in italiano, è secchiona» (Carlos Kleiber).
«Debuttava nella Manon Lescaut a Barcellona. Arrivai da Torino con una quindicina di parrucche, le provò tutte, mi riempì di complimenti, poi, da un sacchetto di plastica tirò fuori una specie di topo... Era il suo portafortuna e andò in scena con quella orribile parrucca» (Mario Audello, maestro parruccaio).
Un lungo sodalizio con Luciano Pavarotti, con cui pare avesse condiviso persino la balia («con lei ho fatto di tutto tranne l’amore»).
Nel 2010 le è stato assegnato l’Oscar della lirica alla carriera.

Giorgio Dell’Arti
Catalogo dei viventi 2015

Credits

Curatori
Monica D'Onofrio, Paola Damiani e Stefano Roffi
Redazione
Leda Bianchi, Giorgia Niso
Regia
Chiara D'Ambros
Conduttori
Francesco Antonioni, Oreste Bossini, Nicola Campogrande, Riccardo Giagni, Andrea Ottonello, Andrea Penna, Stefano Valanzuolo, Guido Zaccagnini

Sede Rai di Milano:
Nicola Pedone





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