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"Da mio fratello atto di responsabilità"

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“Da mio fratello atto di responsabilità. E ora non sarà un pontefice ombra” (estratto)
Colloquio con Georg Ratzinger di Paolo Lepri

 

Signor prelato, è passata più di una settimana dalle dimissioni del Papa. Ora sono in molti a ritenere che la sua scelta abbia avuto anche il senso di una rivolta contro la tradizione, di un passo compiuto per cambiare la Chiesa. E’ un’interpretazione giusta?

“No, non credo che quello fosse il suo scopo. La sua missione è stata un’altra. Guidare la gente a vivere nella parola di Dio. Una missione difficile in una società secolarizzata”.

 

E’stato lodato il coraggio di Benedetto XVI, ma il suo gesto nasconde anche una sconfitta personale?

“ No, non è stata assolutamente una sconfitta personale. Nella vecchiaia l’uomo perde tante capacità. Lo vedo in me stesso. La vecchiaia è una frattura nella vita, che ci impedisce di fare quello che prima era normale. L guida della Chiesa richiede qualcuno che sia in possesso di tutte le sue energie, perché ci sono tante domande cui bisogna rispondere”.

 Non avete nemmeno accennato, nel vostro colloquio di allora alle possibili conseguenze negative delle dimissioni?

 “ No, anche se mi è sempre stato chiaro che avrebbero prodotto una grande fatica psicologica. Ero d’accordo con lui, condividevo il suo senso di responsabilità nei confronti della Chiesa. Si sentiva di doverlo fare e bisognava farlo, con tutte le conseguenze possibili.”

 

Il teologo Hans Kung ha parlato della possibile presenza di un “papa ombra”. Quale la sua opinione?

 “No, mio fratello non vuole essere un papa ombra. Non desidera mettere il suo successore in difficoltà. Il suo incarico pubblico è finito e al centro della sua vita futura ci sarà soltanto la responsabilità verso Dio e la meditazione. Credo però che continuerà a chiamarsi Benedetto XVI”.
sito del Corriere della Sera

Credits

A cura di Paola De Monte
In redazione:
Maria Chiara Beraneck, Natascia Cerqueti, Marco Pompi, Gianfranco Rossi

Francesca Sforza



Francesca Sforza lavora alla Stampa dal 1999. Ha trascorso quattro anni a Berlino come corrispondente e due anni a Mosca. Nel corso di questo periodo all’estero è stata più volte inviata in Polonia, in Repubblica Ceca, in Slovenia e a più riprese nel Caucaso. Il suo libro “Mosca-Grozny: neanche un bianco su questo treno” (2006, Salerno Editrice) ha vinto il Premio Antonio Russo  e il Premio Maria Grazia Cutuli. Dal 2007 al 2011 ha lavorato a Torino come caporedattore del Servizio Esteri. Attualmente è responsabile dei contenuti digitali della redazione romana per il sito www.lastampa.it

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La Nuova Ecologia - il mensile di Legambiente di luglio-agosto 2015




Attenuare il rischio climatico rinaturalizzando le città. Adottare stili di vita flessibili per
vivere meglio e sprecare meno. Sorella resilienza. Così possiamo cogliere la sfida del cambiamento e salvaguardare la casa comune dell'umanità. All'interno un'intervista a James Lovelock. 


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