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Lettere dal 4 al 10 febbraio

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Gentilissima redazione,
grazie per la commovente lettura di Nissim, che non conoscevo, ma che presto conoscerò, grazie per il ricordo dell'adorata Szymborska, che tengo sempre sul comodino, ma soprattutto grazie per aver detto che Roma (cittá che amo anche se me ne separano ben 600 km. di distanza) era magnifica sotto la neve! È triste sentir parlare di "inferno bianco", di "montagna assassina", di "mare impazzito",insomma sentir insultare in maniera così insensata la nostra Madre natura. Che terribile frattura culturale s'impone con questo linguaggio fra noi e le nostre radici.
Questo davvero è il peccato.
Vi ascolto sempre con grande gioia, davvero grazie di cuore.
Chiara Frassi
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Io sono colui che "sarà", sottolinenando l'incompletezza della mia traduzione (non ho studiato ebraico, bensì arabo) è quanto ho sostenuto nella mia tesi sulla traduzione.
Grazie per essere la prima volta che sento una conferma ufficiale di quanto ho imparato e sostenuto.
EGM
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Buongiorno. Sono Laura da Venezia. Sto ascoltando la trasmissione sulla lingua ebraica, e sono stata colpita dall'estrema somiglianza di strutture e lessico evidenziati finora con corrispondenti strutture e lessico della lingua araba, che conosco un po' essendomi laureata in arabo ahimè molti anni fa... 
Chissà che un giorno non vi sia possibile approfondire l'argomento delle radici comuni alle due lingue, se non altro per quanto riguarda l'ambito delle Scritture, e chissà che un giorno, temo purtroppo molto più lontano, le cose comuni possano contribuire a facilitare il dialogo fra i due popoli.
Grazie per le belle trasmissioni, e buon lavoro.
Laura Casotto
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Cara redazione,
anche oggi, come sempre - quando possibile - ho ascoltato con grande interesse il programma, di cui una particolare affermazione del vostro ospite (credo Facioni, ma ho acceso la radio in ritardo) mi ha rirpotato alla mente un fatto per lo meno curioso della liturgia cristiana.
A proposito delle differenze di significato che s'incontrano nella traduzione di una lingua in cui non vengono scritte le vocali, egli ha citato, come primo esempio, la frase che compare in Isaia 40 "Voce che grida: Nel deserto preparate la via del Signore"  e in Marco 1 "Voce che grida nel deserto: Preparate la via del Signore", figura che, com'è stato detto, viene identificata col Battista.
Ora, alla II Domenica d'Avvento, nei testi della Messa questa discrepanza appare evidentissima: infatti nella I lettura (Isaia 40, 1-5.9,-11) che è tratta da una traduzione post -conciliare fatta direttamente dal testo ebraico, si dice: "Voce di uno che grida: Nel deserto ecc." mentre il Vangelo di Marco, che ovviamente è tratto dall'originale versione in Greco, recita: "Voce di uno che gria nel deserto: Preparate ecc".
Sarebbe interessante indagare se questa differenza di interpretazione, che compare a distanza di pochi minuti, all'interno della stessa celebrazione, sia stata voluta o meno.
Vi ringrazio ancora per le meravigliose trasmissioni e vi  saluto cordialmente.
Silvia Tarabocchia 

 

Credits

Un programma di Gabriella Caramore
a cura di Paola Tagliolini
regia di Ornella Bellucci
consulenza musicale di Cristiana Munzi
in conduzione Benedetta Caldarulo,
Irene Santori
(Storie)
Gabriella Caramore (Questioni)
Via Asiago n. 10 - 00195 Roma

Moni Ovadia a Uomini e Profeti

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