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Macchine musicali al tempo di Händel

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L’orologiaio inglese Charles Clay (morto nel 1740) si specializzò nella costruzione di orologi con organo (organ clocks) capaci di riprodurre, con un realismo fino ad allora mai sperimentato, musiche di elevata qualità come arie d’opera, preludi e sonate. Dei suoi tre orologi superstiti in grado di funzionare come in origine, quello più antico (1730), ora a Napoli, è descritto in questo volume. I dieci pezzi musicali che l’orologio esegue, metà dei quali identificati per la prima volta come composizioni di Georg Friedrich Händel, sono stati trascritti direttamente dal cilindro musicale per documentare, anche con immagini del cilindro stesso, le sfumature espressive accuratamente programmate. I rapporti tra Clay e il più anziano musical clock maker Christopher Pinchbeck, la decennale collaborazione tra Clay e Händel e la tradizione che da questa prese avvio sono attentamente ricostruiti in un quadro di riferimenti europei. Mentre, sul piano più propriamente culturale, è svolta un’inedita indagine sulle modalità d’ascolto legate, nel Settecento, alle macchine musicali d’uso domestico e sull’idea di ‘realismo’ che stava a loro fondamento.

 

Credits

Curatori
Monica D'Onofrio, Paola Damiani e Stefano Roffi
Redazione
Leda Bianchi, Giorgia Niso
Regia
Chiara D'Ambros
Conduttori
Francesco Antonioni, Oreste Bossini, Nicola Campogrande, Riccardo Giagni, Andrea Ottonello, Andrea Penna, Stefano Valanzuolo, Guido Zaccagnini

Sede Rai di Milano:
Nicola Pedone





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