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Il Senato dei 150 senza stipendio come all’estero

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Bicameralismo perfetto: questa formulazione un po’ oscura significa che i due rami del Parlamento italiano, Camera e Senato, hanno praticamente le stesse competenze. Dopo la fine del fascismo, si decise di dare non uno ma due contrappesi al potere del governo. E allora perché su 193 Paesi del mondo che hanno un Parlamento solo e soltanto l’Italia adotta il modello del bicameralismo perfetto?

Perché la pratica ha registrato infinite degenerazioni, che hanno contribuito a diminuire la qualità e ingolfare il motore della vita politica italiana.

Ecco due casi tipici. Per approvare una legge, serve il parere positivo sia della Camera che del Senato. Ma basta che uno dei due ne cambi anche solo un comma, per dover ricominciare tutto da capo. E’ una “navetta” che spesso finisce per far naufragare la legge. Quel che è peggio, però, è che entrambi hanno il potere di sfiduciare il governo; grazie alle strampalate leggi elettorali del nostro Paese, il vncitore delle elezioni puo’ ritrovarsi con la maggioranza alla Camera e in minoranza al Senato. Quindi, nell’impossibilità di mettere in pratica il mandato dei votanti, sotto ricatto e nell’obbligo di trovare “intese” sempre più larghe e incoerenti. Succede solo da noi. In tutti i Paesi europei il Senato o il suo organismo corrispondente hanno una funzione particolare, più o meno separata da quella dell’altra camera: ne vedremo qui i tre esempi principali.

Lord inglesi a tempo indeterminato:

Il sistema in vigore nel Regno Unito, da molti considerato come la vera e propria culla del parlamentarismo, affonda le radici nella storia britannica. La House of Lords, Camera dei Lord, era tradizionalmente l’organo principale del parlamento inglese: i suoi membri venivano nominati tra i principali esponenti della nobiltà e della chiesa e la loro carica era ereditaria. (…) Già un centinaio di anni fa, questa leggendaria assemblea fu ridotta a un rango inferiore rispetto alla Camera dei Comuni: le rimase la possibilità di modificare le leggi solo per una quantità limitata di tempo e di volte, e con il passare del tempo perse anche altre prerogative, insieme ad ogni possibilità di influire sulla vita del governo. (…)

Francia, si prega di non disturbare

Nemmeno il Senato francese è eletto direttamente dal popolo. I 348 rappresentanti sono periodicamente inviati da ogni dipartimento, cioè da ogni provincia del Paese, e scelti da un collegio di delegati degli enti locali. Dato che nella ripartizione delle nomine i piccoli centri, solitamente più conservatori, hanno un grande peso, il Senàt  vede spesso al suo interno una maggioranza di centrodestra, anche quando è la sinistra a vincere le elezioni generali; così è stato dal 1958, anno della sua istituzione, al 2011. Questo ha fatto sì che molti esponenti socialisti ritengano il Senato “un anacronismo”. Anche perché la seconda camera francese è associata all’Assemblea dei deputati nel compito di approvare le leggi. Navetta come in Italia, allora? Boicottaggio del governo democraticamente eletto? Niente affatto: il governo, in caso di disaccordo tra Senato e Assemblea, attraverso una procedura speciale può decidere di affidare a quest’ultima il parere definitivo sull’approvazione di qualsiasi legge. In realtà si è ricorso poco a questo espediente: la sua semplice eventualità funge da ottimo deterrente sui senatori, che finiscono quasi sempre per adeguarsi al voto dei loro colleghi deputati.

Lander tedeschi, la voce degli stati

Come in Francia, la seconda camera tedesca è ideata per rappresentare le collettività territoriali. I 69 membri del Bundesrat, o Consiglio Federale, sono indicati dai governi dei Lander che compongono la Germania, e dunque il suo colore politico cambia a ogni elezione regionale. I Lander però non sono semplici regioni, sono dei mini-stati dotati di ampi poteri , che partecipano alla vita politica del Paese proprio attraverso questo organo. Il Bundesrat infatti ha la facoltà di bloccare quelle leggi  che riguardino in qualche modo gli interessi finanziari e amministrativi degli enti locali. (…) Inoltre può esprimere dei pareri speciali su tutte le questioni che riguardano l’Unione Europea, e ha il diritto di eleggere la metà dei giudici della Corte Costituzionale. Il modello che c’è in Germania è dunque equilibrato (….)

da "Il Mattino" del 7 febbraio 2014

Credits

A cura di Paola De Monte
In redazione:
Maria Chiara Beraneck, Natascia Cerqueti, Marco Pompi, Gianfranco Rossi

Francesca Sforza



Francesca Sforza lavora alla Stampa dal 1999. Ha trascorso quattro anni a Berlino come corrispondente e due anni a Mosca. Nel corso di questo periodo all’estero è stata più volte inviata in Polonia, in Repubblica Ceca, in Slovenia e a più riprese nel Caucaso. Il suo libro “Mosca-Grozny: neanche un bianco su questo treno” (2006, Salerno Editrice) ha vinto il Premio Antonio Russo  e il Premio Maria Grazia Cutuli. Dal 2007 al 2011 ha lavorato a Torino come caporedattore del Servizio Esteri. Attualmente è responsabile dei contenuti digitali della redazione romana per il sito www.lastampa.it

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