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"Rodin. il marmo, la vita" e "D’après Rodin: scultura italiana del primo Novecento"

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 Al Complesso delle Terme di Diocleziano questa mostra su uno degli scultori più apprezzati degli ultimi anni: Auguste Rodin, allestita nel museo del complesso termale romano per un mix tra antico e contemporaneo pieno di somiglianze e contrasti. La mostra è dedicata sia alla fase giovanile dell’artista con Homme au nez cassé, rifiutato dal Salon parigino del 1864 e a quella più matura fino alla elaborazione plastica dell’artista con il concetto del non-finito michelangiolesco, in cui sono presenti i ritratti di letterati e amici di Rodin (come Victor Hugo).

Alla sensualità del marmo ci aveva già abituato Bernini, ma con Rodin la sensualità va oltre e diventa proibita. La nudità dei corpi scolpiti è assoluta e non smette di far parlare i ben pensanti dell’epoca.La tematica su cui ruota la mostra è incentrata sul piacere sensuale che deriva dalla carne, o meglio, dal marmo. Del resto per lo scultore francese il contatto con la materia è fondamentale tanto che fino alla morte fu lui stesso a tagliare il marmo, prima di infondergli la vita.

Sconvolge l’improvvisa forza con la quale i soggetti scolpiti emergono dal marmo grezzo, appena sbozzato. La contemporaneità di Rodin sta nel conferire al movimento un significato esistenziale di soggetti pronti a manifestare un’emozione compressa sul punto di esplodere. Rodin non analizza meticolosamente: l’anatomia possente michelangiolesca non è scolpita con dettagli maniacali. Rodin come chi è spinto dalla passione, riversa nel marmo un’emozione. I soggetti sembrano animati da una febbre che li consuma che li rende liquefatti. Non nascono dal marmo, ma si consumano con l’aria circostante. La dimensione dello spazio è simile a quella di Giacometti, di qualche anno più giovane. Per Rodin lo spazio è la conquista che i gruppi scultorei fanno attraverso il movimento: è come se il movimento e non la nudità, fosse la loro colpa nascosta da un’impostazione classica. Le sculture vivono e diventano altro da ciò per cui sono state create: ce lo dimostra la Porta dell’Inferno ispirata all’inferno di Dante alla quale lavorò per oltre trent’anni sviluppando i soggetti come gruppi scultorei autonomi.



In concomitanza con la mostra “Rodin. Il marmo, la vita” presso il Museo Nazionale Romano alle Terme di Diocleziano, la Galleria nazionale d’arte moderna organizza una esposizione, a cura di Stefania Frezzotti,  incentrata sulla diffusa e trasversale influenza  esercitata da Auguste Rodin sulla scultura italiana dei primi decenni del Novecento.

 

La mostra propone opere di scultori italiani in gran parte presenti nelle collezioni della Galleria nazionale d’arte moderna, fra i quali Medardo Rosso, legato allo scultore francese da sentimenti di ammirazione e conflittualità; da altre collezioni sia pubbliche che private provengono opere di artisti che hanno trovato nella plastica di Rodin un modello ispirativo che arriva fino alle soglie degli anni Quaranta.

 










Credits

Curatori
Monica D'Onofrio, Paola Damiani e Stefano Roffi
Redazione
Leda Bianchi, Giorgia Niso
Regia
Chiara D'Ambros
Conduttori
Francesco Antonioni, Oreste Bossini, Nicola Campogrande, Riccardo Giagni, Andrea Ottonello, Andrea Penna, Stefano Valanzuolo, Guido Zaccagnini

Sede Rai di Milano:
Nicola Pedone





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