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Lettere dal 14 al 18 febbraio

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Ho molto apprezzato la trasmissione di domenica 13 di Uomini e Profeti, che ha avuto il coraggio di affrontare un tema scomodo, come quello della violenza insita nelle religioni. Dal testo scelto, il Levitico, è scaturito un dibattito vivace, aspro a volte, ma ricco di spunti da approfondire, nodi da sciogliere (o tentare di sciogliere). L’argomento mi ha indotto a fare delle riflessioni ulteriori su alcuni aspetti della  religione cristiana. In particolare sul tema della violenza del Padre, che per soddisfare la sua sete di giustizia nei confronti di Adamo e di tutto il genere umano, che in lui avrebbe peccato, sceglie di sacrificare il suo unico figlio, sia pure allo scopo di redimere l’umanità. La narrazione cristiana parla di atto di somma misericordia e giustizia, atto che passa però attraverso il versamento di sangue, il sangue del figlio, che è sangue di Dio. Come uscire da questo impasse?
Cordiali saluti
Maria Fausta Adriani
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Carissima redazione di Uomini e Profeti, Gentilissima Dott.ssa Caramore,
grazie per la puntata di ieri mattina  (domenica 13/02), davvero interessante per contenuti e forma.  
Volevo portare una mia riflessione che potrebbe suonare come una provocazione ma non vorrebbe affatto esserlo.  
La Bibbia è sempre più difficile da comprendere (il brano del Levitico di ieri è uno dei tanti casi), e questo è uno dei motivi che rende distante la gente comune dalle più comuni forme di spiritualità cristiana. Mi sono spesso chiesto e mi piacerebbe una Vostra opinione a riguardo, se il motivo di questa distanza tra testo sacro (o spirituale se vogliamo essere più laici possibile), e società sia legata al fatto che la Bibbia è cristallizzata, non è più possibile cioè scriverla oggi, con le esperienze spirituali degli ultimi 20 (!) secoli. Ai tempi di Gesù l'Antico testamento era per gli ebrei immutabile e il Cristianesimo si è posto, con tutte le conseguenze del caso, come una riforma. Infatti noi cristiani abbiamo aggiunto il Nuovo Testamento. Forse un giorno arriverà il momento in cui sarà necessario aggiungere, in qualche modo, il "Testamento Moderno", con tutti i progressi spirituali compiuti da teologi, filosofi (e perché no... scienziati), alla ricerca della Verità. E anche qui le conseguenze saranno...imprevedibili.  
Del resto il cammino dell'Uomo verso la comprensione della Spiritualità non può essersi concluso 2000 anni fà (per noi cristiani), c'è bisogno di dialogare ancora con lo Spirito, a meno di non voler accettare subdolamente che la Parola di Dio non raggiunge più i cristiani da allora.
 
Grazie per l'attenzione.
Marco Rossi
Provincia di Venezia
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Ho ascoltato la bellissima trasmissione di oggi focalizzata su Levitico 26. Devo anzitutto rilevare che non mi è stato sempre facile seguire il filo degli interventi perché i numerosi oratori concentravano forzatamente  concetti anche complessi in poche  parole. Ciò che mi ha lasciato perplesso è che si parlasse di quanto scritto nelle Sacre Scritture come “parole “ di Dio,quasi gli autori non siano stati, ovviamente, uomini in carne ed ossa , afflitti da problemi esistenziali visti con gli occhi del loro tempo. Mi è parso che l’uomo sia stato riportato al centro delle riflessioni solo da  Bianchi e meno chiaramente  Levi Della Torre e mi chiedo: perché Dio è il vertice del problema del  bene e del male? Perché s’ignora il fatto che prima e oltre le  religioni monoteiste ,cioè nella storia dell’umanità, vi siano state altre centinaia di religioni e di Dei ?
Grazie.
Francesco Cozzi
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Cara Gabriela Caramore, 
dopo parecchio tempo, torno a scriverle per ringraziare lei e  i suoi ospiti, in modo particolare il teologo Enzo Bianchi,    della trasmisione di stamani.  Vissuto in ambienti  dove, grazie al fatto di avere anche un fratello (novantenne) sacerdote,  ho avuto spesso la possibilità, sin dai primi anni della mia adolescenza, di scambiare idee con telologi, ma  non riesco ancora a superare una concezione immanentistica e, forse  per deformazione professionale di medico psichiatra per l'età evolutiva, ad accettare la sofferenza specialmente delle creature delle altre specie. Mi sembra che sia comunque pedagogicamente negativo il testo del Levitico, Però, se ci fosse il "se", secondo come interpretato dal Bianchi, in fondo, potrebbe essere in linea con la visione paracelsiana ed oraziana dei nostri comportamenti  in rapporto alle "leggi della natura" nonché d'accordo con quanto emerge dalla pluridecennale ricerca eco-psicosociale ...
Cordialmente,
Pier Luigi Lando
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Gentila redazione, 
ascoltando le vostre considerazioni di oggi, 13 febbraio  2011, sulla violenza nelle religioni e nelle sacre scritture, mi viene in mente una notazione che voglio condividere con Voi.
Uno dei vostri ospiti, Levi della Torre, ha già accennato ad un'ottica diversa da quella devota (il "Dio del bene"), quella del "Dio della vita e della morte": un'ottica, questa, che voglio provare a radicalizzare un poco. Se ci si muove in una prospettiva antropologica, viene da pensare che la funzione principale delle religioni (moltissime delle quali, se non tutte, contengono un'aspetto terribilmente  violento e talora spietato, sia con i fedeli che con gli "infedeli") sia quella di fronteggiare la violenza insita nell'uomo (e nella natura!), e che perciò il destino ineluttabile delle religioni sia quello di assorbire e di ritrasmettere questa violenza, anche se solo in forma ritualizzata, cioè concentrata ad alcuni atti concessi da Dio (ovvero "patteggiati" dall'uomo nell'ambito del rapporto con la divinità ed in cambio della rinuncia ad una violenza ancora più terribile e generalizzata): insomma, la violenza religiosa, almeno nelle intenzioni iniziali, è circoscritta al rituale (anche la guerra è una violenza rituale!): ciò si osserva in numerosissimi riti di passaggio ed iniziatici narratici dalla mitologia e dalla storia delle religioni universali, in  particolare in relazione al "sacrificio". Se ciò fosse vero, però, dovremmo indagare non tanto sulle religioni, quanto sulla natura della violenza che esse si sforzano di neutralizzare e che finiscono per ritrasmettere in forma rituale...
Cordiali saluti
Volfango Lusetti
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GRAZIE PER LA BELLA PUNTATA ! 
BUON LAVORO, Eva Maio
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Mi sembra che, soggiacente alle parole fin qui dette, si possa riconoscere un quesito terribile che io, da ignorante, così esprimerei: se d’un lato Dio è Creatore, e d’altro lato è un Dio che ha una immagine precisa dell’uomo, perché allora ha creato un uomo diverso dalla stessa immagine che Egli ne ha? 
Può essere necessario che la vita preveda la sofferenza, ma perché devono esistere uomini che desiderano e causano la sofferenza altrui? Sono questi uomini un “difetto di fabbricazione” da parte di Dio? 
Grazie,
Carlo Casagrande
ROMA
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Cari amici,
credo che non  si possa affrontare, oggi,  questo difficile e controverso tema, senza citare e senza misurarsi con T. de Chardin e la tematica evoluzionistica.  Come fa, correttamente, Carlo Molari. Se si continua in una lettura statica, e non dinamica, si resta fermi a una lettura non problematica e non adeguata.  Dio crea l'uomo, si, ma lo crea con la sua struttura che contiene tutti i limiti, dato il suo carattere temporale. La perfezione non esiste all'origine, si sviluppa in una successione di avvenimenti biologici e culturali. Perciò il male è lo scotto da pagare. E la Parola di Dio riflette questa dimensione storica ed evolutiva.
Grazie!
Sergio (Bologna)
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Credo che il vangelo di oggi chiarisca la distinzione tra parola di Dio indirizzata al popolo di Dio e contrapposizione del popolo di Dio contro quelli che rigettano la parola di Dio. Ci sono quelli che la accettano e la rifiutano sia all' interno che all' esterno del popolo di Dio.
Insomma se il comandamento è non uccidere questo vale per i cattolici, gli ebrei e i musulmani o per gli atei. Ma se uno Stato ,un popolo, o all' interno di uno stato stesso, si vuole annientare il popolo di Dio e se si scatena quindi una "guerra", il sangue scorrerà e Dio sarà per la nostra Fede, con il suo popolo, cioè quelli che rispettano la Sua legge, per farlo "vincere".
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Mi sembra importante ricordare la necessità di un approccio umile alla Bibbia considerando il graduale processo di maturazione dell'uomo che comporta fasi di crescita. Da bambini si capisce meno che da adulti. Se Dio dialoga con l'uomo, quest'ultimo capisce in base alle possibilità date a lui dalla sua capacità di comprensione. Questo porta a considerare che la Verità va cercata con fatica e che non è presente nelle scritture per farsi possedere, ma per aiutarci a crescere.  
Gabriella Pironi
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Carissima redazione, 
scriviamo in tempo reale per dire quanto ci abbia toccato la  trasmissione di stamattina, sabato 12 febbraio, quante suggestioni, quante sorprese avranno gli ascoltatori che, come noi, da anni la ascoltano, nel sentire che un filo comune unisce i sottili gambi di achillea dell'I Ching, le canzoni di George Harrison, i quaderni d Eranos, la sincronicità di Jung...   
Con grandissima stima
Carmela e Franco Todaro



   

Credits

Un programma di Gabriella Caramore
a cura di Paola Tagliolini
regia di Ornella Bellucci
consulenza musicale di Cristiana Munzi
in conduzione Benedetta Caldarulo,
Irene Santori
(Storie)
Gabriella Caramore (Questioni)
Via Asiago n. 10 - 00195 Roma

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