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Sotto la lente: Felicien David

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Orfano fin dall’età di cinque anni, Félicien David cominciò la sua formazione nella cantoria della cattedrale di Aix-en-Provence prima di iscriversi al Conservatorio nel 1830. Qui frequenta le classi di Millault (armonia), Fétis (contrappunto) e Benoist (organo), seguendo contemporaneamente l’insegnamento di Reber. Periodo di breve durata tuttavia, poiché già nel 1831 abbandona l’istituzione senza aver ottenuto alcun premio e aderisce, sotto l’influsso del pittore Pol Justus, alla comunità saint-simoniana, della quale diventa il compositore ufficiale. Lo scioglimento di quest’ultima da parte del governo un anno dopo, lo spinge a lasciare la Francia per un lungo periplo alla volta dell’Egitto attraverso il Medio Oriente. A questo periodo risale la sua spiccata passione per l’esotismo, di cui sono testimonianza le ventidue Mélodies orientales per pianoforte, pubblicate nel 1836, poco dopo il suo ritorno a Parigi. Anche se non riesce a integrarsi nell’ambiente musicale, David compone in questi anni ventiquattro piccoli quintetti per archi (Les Saisons), quattro sinfonie e due nonetti per ottoni. Ma è con la prima esecuzione de Le Désert, nel 1844, che acquista un’autentica notorietà: questa ode symphonie descrittiva e orientaleggiante suscita un entusiasmo che non verrà mai meno per tutta la seconda metà dell’Ottocento. Con La Perle du Brésil (1851) David si rivolge per la prima volta all’opera; seguiranno Herculanum (1859), Lalla-Roukh (1862), La Captive (terminata nel 1864) e Le Saphir (1865). Ricoperto di onori negli ultimi anni di vita, succede a Berlioz nel 1869 come bibliotecario del Conservatorio e membro dell’Institut de France.

 

Credits

Curatori
Monica D'Onofrio, Paola Damiani e Stefano Roffi
Redazione
Leda Bianchi, Giorgia Niso
Regia
Chiara D'Ambros
Conduttori
Francesco Antonioni, Oreste Bossini, Nicola Campogrande, Riccardo Giagni, Andrea Ottonello, Andrea Penna, Stefano Valanzuolo, Guido Zaccagnini

Sede Rai di Milano:
Nicola Pedone





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