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Idee di razza

03/12/2012

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Lo conosciamo soprattutto per la sua rivoluzionaria teoria dell’evoluzione. Ma esiste anche un altro lato di Charles Darwin, quasi del tutto sconosciuto: il suo odio per la schiavitù e il razzismo. Che ebbe un ruolo fondamentale nell’elaborazione delle sue concezioni sulla storia della vita. Lo sostiene James Moore, storico della scienza alla Open University, coautore del libro La sacra causa di Darwin (Raffaello Cortina, 2012). Lo ha incontrato per noi la giornalista scientifica Roberta Fulci.

Al microfono Rossella Panarese.








James Moore e La sacra causa di Darwin
Intervista di Roberta Fulci 

Quali sono gli aspetti di Darwin che vi son sembrati ancora in ombra e che avete voluto indagare?
Darwin era il giovane più rispettabile che si potesse incontrare. Proveniva da una famiglia benestante, una famiglia di medici. Aveva molto da perdere facendo un passo falso. Avendo fallito sia con la medicina sia nel tentativo di entrare nella Chiesa diventando parroco, se ne andò in giro per il mondo sul Beagle per cinque anni. Giovane, non ancora trentenne, imbarcato per un giro intorno al mondo, da solo, decide di cimentarsi con la più sconcertante delle domande nella biologia dei suoi giorni: si cimenta con quella che noi ora chiamiamo evoluzione. E ai suoi tempi questa era una scelta molto poco rispettabile. Non esisteva una scienza dell'evoluzione, non esisteva un pubblico, eccetto a Parigi, e nel continente, dove comunque gli evoluzionisti erano considerati dei rivoluzionari, degli agitatori. Ed è andato avanti, per vent'anni, finché non ha pubblicato L'origine delle specie. Perché ha toccato l'intoccabile? Perché ha scelto di flirtare con la rovina? 

Darwin ha quindi dimostrato una grandissima determinazione. E' andato contro la mentalità  del suo tempo, rischiando di rimetterci la propria credibilità. Secondo lei, cosa ha spinto Darwin a portare avanti la sua idea nonostante le difficoltà?
Abbiamo capito che ci voleva una persona speciale per questo. Qualcuno che sentisse di avere qualcosa da guadagnare in prima persona vedendo il mondo in evoluzione. Abbiamo capito cosa fosse, ed è questa la sacra causa di Darwin. Lui credeva che i neri africani, e i bianchi caucasici, e tutte le razze di questo mondo appartenessero a una sola famiglia discendente da un antenato comune. Questa non era la scienza del suo tempo: i neri erano così diversi dai bianchi, dovevano avere origini separate, probabilmente erano animali! E quando Darwin era sul Beagle vide persone trattate proprio come animali, da altre persone che si comportavano come animali. E uno dei suoi modi di dare sostanza a questo pensiero sulla fratellanza degli uomini è stato sviluppare una teoria dell'evoluzione in cui siamo tutti imparentati ad antenati comuni, non solo le razze umane, ma tutti i primati, e tutti i funghi, e tutti i vermi. E' una generalizzazione di vastissima portata, ma Darwin credeva che fosse moralmente superiore alla visione creazionista, secondo cui Dio avrebbe creato separatemente ogni razza e ogni specie. 

Le viene in mente un passaggio in particolare, nell'opera di Darwin, che faccia pensare a questa convinzione?
Ne L'origine delle specie, Darwin parla di formiche che apparentemente schiavizzano altre formiche. Le chiamano 'formiche schiaviste'. E fa riferimento all'odioso istinto schiavista nelle formiche. E' un giudizio morale dell'istinto schiavista nelle formiche.Pensate a quanto peggio si sentisse Darwin all'idea del presunto istinto umano di schiavizzare i neri africani. 

Per scrivere La sacra causa di Darwin, non vi siete basati solo sulla letteratura classica e sugli scritti di Darwin che tutti conoscono. Avete studiato anche documenti inediti o poco noti: lettere, appunti...
Settimane e mesi di lettura di manoscritti sbiaditi ed edizioni di libri che nessuno ha letto per 150 anni! La gente sa di questi documenti, sono negli archivi delle biblioteche e nelle catalogazioni dei manostritti. E' fantastico che si possano trovare immagini dei libri antichi online. Il mio collega Adrian Desmond ha scaricato migliaia di libri, li ha scansionati, resi dei file pdf, e indicizzati, un magnifico lavoro! Ed è letteratura rara. Nel frattempo io sono andato all'archivio delle carte della famiglia Wedgewood, la famosa famiglia di industriali - Darwin sposò una Wedgewood, e anche sua madre era una Wedgewood - e ho iniziato a spulciare questa carte, cercando per la prima volta riferimenti allo schiavismo. Tutti hanno sempre cercato notizie sull'industria dei Wedgewood, oppure riferimenti letterari. Nessuno aveva mai setacciato quelle lettere in cerca di riferimenti allo schiavismo. Ed è emerso tutto improvvisamente, proprio da quelle pagine. 

Cosa si legge nell'archivio dei Wedgewood?
L'intera famiglia era organizzata, i Wedgewood avevano proprio proprio una loro associazione antischiavista. Erano tutti addentro. Darwin è nato in quel clima. Prima di essere un evoluzionista, è stato un abolizionista. Prima di credere che fossimo tutti imparentati in una sola genealogia, Darwin credeva che le razze fossero imparentate. Quello che fece fu estendere questa immagine dall'unità delle razze in una sola famiglia, all'unità di tutte le razze di tutti gli animali e le piante, in un unico grande albero della vita. E Darwin è unico da questo punto di vista. 

Avete studiato anche l'archivio personale di Darwin. Cosa avete scoperto in quelle pagine, che non si possa evincere dalle opere che Darwin ha pubblicato?
L'archivio personale di Darwin e le note che ha scritto a lato dei suoi libri sono una fonte ricchissima. Tutto è già stato visto da qualcuno, ma ci sono cose che, pur essendo state viste da qualcuno, non sono note. Le note a margine di Darwin, nelle stampe scientifiche che leggeva – ci sono centinaia e centinaia di libri nella sua biblioteca, di numeri di giornali e riviste... - sono proprio un tappeto di annotazioni. E quando leggi i testi, e leggi a fianco quello che Darwin annotava… io l'ho fatto con i miei studenti quano ero ad Harvard. Loro riportavano quello che Darwin aveva scritto in una fotocopia dei testi che lui aveva letto. E lui tornava in vita, perché potevi proprio vedere che  interagiva, ad esempio con un autore che credeva che Dio avesse creato i neri africani come una specie separata. In fondo alla pagina Darwin scrive 'proh pudor', cioè 'che vergogna'. E nessuno l'ha notato! Finché non l'abbiamo trovato noi e l'abbiamo letto. 

Nel vostro libro, fate riferimento ad alcune incongruenze che costellano le diverse opere di Darwin. Punti in cui Darwin apparentemente si contraddice. Quali sono queste incongruenze?
Nel 1871 finalmente esce allo scoperto e dice quel che pensa sull'origine dell'uomo. La maggior parte del libro (L'origine dell'uomo e la selezione in relazione al sesso) è su come le razze si sono originate, cioè attraverso la selezione sessuale. Ma all'inizio del libro lui è molto chiaro nel suo credere in una gerarchia tra le razze.Per questo oggi Darwin è talvolta anche attaccato. Ma va visto nel suo contesto. La sua conquista, moralmente parlando, venne nella prima parte della sua vita, quando rifiutò di seguire le teorie prevalenti. 

Dopo La sacra causa, cosa ancora vorrebbe scoprire sul conto di Darwin? Ci sono domande ancora senza risposta?
Nel diciannovesimo secolo ci fu una terribile guerra civile in America, tra il 1861 e il 1865. Questo sconvolse Darwin da una parte, perché fu un massacro. Ma era una guerra per l'abolizione della schiavitù negli stati del sud. E le persone che venivano a trovare Darwin erano legate al movimento abolizionista. Quello che volevano da lui era questo: ora che abbiamo liberato gli schiavi, liberiamo le menti della gente! Quello che è interessante è che possiamo vedere, studiando – e c'è un sacco di lavoro da fare – la gente che veniva da Darwin dopo la guerra dall'America che lo riconosce come un grande paladino dell'antischiavismo. Se loro potevano vederlo così chiaramente, anche noi dobbiamo vedere Darwin altrettanto chiaramente. Questa è una parte della storia che non è in La sacra causa di Darwin. Un intero capitolo che è ancora in attesa di pubblicazione. Vogliamo capire se altre persone che odiavano lo schiavismo guardavano anche loro all'evoluzione come alla risposta a un problema morale, come io credo che Darwin facesse. Non lo so ancora. Nessuno se l'è ancora chiesto. 



Credits

A cura di Rossella Panarese
In regia Costanza Confessore
In redazione Paolo Conte, Matteo De Giuli, Roberta Fulci, Marco Motta

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