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Lettere 20-26 ottobre

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Gent.ma redazione,
seguo da tempo con soddisfazione la vostra trasmissione domenicale di lettura e commento dei passi biblici.
Ho ascoltato il commento di Marco 7 di Stefano Levi Della Torre, che apprezzo molto per la cultura e la chiarezza espositiva, che lo contraddistingue. Ho trovato che commentare passi, come Mc 7, senza far cenno alla questione antropologica - che distingue il monismo corporeo od esteriore dei testi biblici più antichi alla base della cultura giudaica tradizionale, dalla visione antropologica olistica che caratterizza il giudaismo ellenistico dei tempi di Gesù e Gesù stesso - rischi di non mettere a fuoco i termini della questione nel loro presupposto filosofico. D'altronde sappiamo che l'ebreo Gesù confrontandosi con i giudei incontra raramente quelli di cultura ellenistica, peraltro maggioritari ai tempi di Gesù - sia in diaspora che in Palestina, e mai usa una terminologia astratta. Perciò solo raramente il tema viene affrontato filosoficamente da parte di Gesù, ma talvolta questo avviene, come ci riporta l'evangelista Luca in 11,40, che ci illumina su come i farisei non riescano a distinguere l'interiorità dell'uomo, dato il loro presupposto antropologico (monismo corporeo). Da questo presupposto deriva tutta la problematica inerente a quanto esposto in Mc. 7. 
Vi ringrazio di cuore.
Carlo Elinghi
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Salve,
stamattina nel corso della puntata sul buddhismo di Thich Nhat Hahn ho ascoltato alcuni canti che vorrei riascoltare, mi potete dare i riferimenti?
Grazie
Sabina Betti
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Gentilissima redazione,
seguo la vostra trasmissione e mi aiuta molto a concentrarmi nel mio alimento creativo che è la pittura. Le parole ascoltate nella prima mattina sono le più belle per caricare la giornata di significati.
Così mando a Voi questo messaggio per comunicare la passione della mia vita che è l'arte e la pittura e la musica. Ho realizzato un video con altri musicisti e pittori, dove queste cose sono mescolate e trovano nella Parola di Peguy un cardine fondamentale . Si tratta di un collettivo di improvvisatori radicali (legati a Mediterraneo radicale) che fanno musica come esperienza di un evento trasformativo, cioè musica che accade sul momento e reagisce alla Parola recitata. In questo caso si tratta di Peguy e la sua Passione, tratta dal Mistero della Carità di Giovanna d'Arco. Stiamo preparando questo tipo di performance per la recita in musica a Roma, presso la chiesa del ss. Nome di Maria ai Fori Imperiali. Si tratta di un piccolo contributo a che la musica contemporanea entri nella chiesa di oggi, senza elitarismi, ma con passione e voglia di ascoltare e farsi provocare dai suoni della fede. Volevo condividere con  voi questo sforzo e questo tentativo. 
Un  cordiale saluto.
Stefano Pavarini


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Signora Caramore,
ancora una volta ho ascoltato una puntata particolarmente interessante ed illuminante sui Vangeli, e forse proprio perchè a trattare l'argomento è uno studioso di cose ebraiche.
Non è la prima volta che ho il piacere di sentire la voce di Stefano Levi Della Torre, ed ad ogni occasione apprezzo la sua capacità di dare sempre nuova luce e nuova vita a passi delle Scritture che credevo di conoscere già.
Un ringraziamento ed un plauso a Lei, alla Curatrice del programma ed a tutta la Redazione: per me siete una importante fonte di nutrimento.
Luca
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Salve,
ho
riascoltato da poco il commento di Borgonovo su Giobbe: ho ritrovato tantissimo del meraviglioso film di Malick "The Tree of Life", come il  cercare sempre la luce, che nel film compare sempre. Siccome anche un altro lavoro di Malick, "La sottile Linea Rossa", ha qualcosa che va oltre l'artistico, è qualcosa di mistico, chiedo se non sia possibile, prima o poi, dedicare una puntata di riflessione sul cinema di questo maestro, soprattutto su questi due film. Grazie per l'attenzione e per tutto quello che fate.
Andrea Furin
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Cara redazione,
grazie di tutto e ora la riflessione:
Gesù  riferendosi alla richiesta di andare dal padre morente risponde :  "....lascia che i morti seppelliscano i morti" ne avete parlato ma io osservo che è in netta contrapposizione con il quarto comandamento dove è detto: "Onora tuo padre e tua madre" perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio" (Libro dell'Esodo 20 ... volevo un vostro parere)
Grazie. 
Ivo Pellegrini
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Gentile Signora Gabriella...
desidero rinnovarle il mio grazie per questa preziosa lettura della Bibbia e per la ancora più preziosa presenza di tante voci che ci aiutano a trovare una via di comprensione per un Libro che non è proprio facile, per i tempi e i modi in cui è stato scritto. Mi sono goduta particolarmente - questa mattina - nell'ascoltare l'ottimo Stefano Levi della Torre poiché con le sue riflessioni mi ha fatto riandare a diversi anni fa, quando, per preparare gli incontri con i bambini di Prima Comunione, ho scoperto che Gesù "citava". Non so come spiegare l'emozione che ho provato e come all'improvviso questo personaggio abbia preso spessore e senso per me. Ora non ho più l'energia per affrontare un gruppo di bambini o di adolescenti, ma il mio sforzo è trasmettere alle catechiste questa scoperta e le assicuro che il senso di meraviglia che suscito è sempre grande. Le sue tiratine d'orecchie sono doverose, noi cattolici consideriamo la Bibbia un libro talmente sacro da non poterlo nemmeno toccare; ma non va scordato che quasi 2.000 anni di proibizionismo non si cancellano con qualche decennio di apertura (Concilio Vaticano II°). Apertura che, del resto, è rimasta molto in superficie. Inoltre, la nuova edizione della Bibbia voluta dalla CEI e stampata nel 2007, manca totalmente dei riferimenti che possono collegare il Nuovo all'Antico Testamento e un libro a un altro libro; mancano anche tutte le annotazioni a fondo pagina che - a parere mio - sono di grande aiuto.  Anche con le note e i vari riferimenti - comunque - c'è sempre una grande necessità, per noi comuni mortali, di ricorrere a chi, come i suoi ospiti, trascorre la vita studiando e approfondendo i testi. Infine, mi chiedo come  i responsabili abbiano potuto mutilare così la Bibbia e come possano pensare che chi si avvicina per la prima volta a questi testi abbia voglia di continuare.  
...Con tanta cordialità
Lucia Tibaldo
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Carissimi,
la pioggia e il sole ci regalano un autunno gradevole. Nei
giardini ancora rose fiorite; nelle Puglie e altrove ferve la racollta delle olive. I più precoci, come il sottoscritto, hanno già inaugurato il primo raffreddore. Il papa ha indetto l'anno della fede. Autunno fecondo! 
Vi invio alcuni pensieri, a cui aggiungo tanti saluti.
Luciano

Commemorando i 50 anni dall'inizio del Concilio Vaticano secondo, il papa ha indetto “l'anno della fede”. I cattolici nel mondo hanno accolto l'iniziativa come un'occasione di grazia. Ovunque si avverte la necessità di purezza e profondità nel cammino di fede, perché oggi la fede è particolarmente appesantita e frastornata da cose in più. Il settimanale cattolico giapponese pubblica già da tempo delle riflessioni e testimonianze sulla fede oggi. L'anno della fede sia l'occasione perché ciascuno chieda a se stesso se la sua è vera fede, oppure opportunismo religioso. Un modo semplice per questa verifica è chiedersi se crederemmo lo stesso qualora vivessimo in un ambiente avverso, dove credere è andare contro corrente. Crederemmo lo stesso con la gioia nel cuore? L'augurio quindi è che questo anno non decada in una serie di manifestazioni esteriori, tipo l'anno santo, ma invece sia un tempo di ascolto profondo. Sia un anno in cui lasciamo emergere i dubbi tenuti nascosti o in catene, appunto per non perdere la fede. La fede vera è quel qualcosa che sussiste sotto i dubbi che essa stessa suscita. “La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono”, sta scritto nella Bibbia (Eb 11,1). Per essere fondamento della nostra speranza, la fede deve essere profondamente radicata in noi, al punto da sostenerci nel continuare a sperare e ad attendere ciò che ancora non è, al punto che ciò che ancora non è realmente diviene e nasce. La fede è come il seno gravido della donna che tutto fa per quel bambino che ancora non ha visto, finché quel bimbo nasce davvero. La fede vera genera ciò che crede, dopo averlo gestito a lungo nel silenzio. 
“La fede è prova delle cose che non si vedono”. Per credere così, occorre buttarsi nel cammino della vita e spremere le proprie energie, al punto di giungere al limite dal cui bordo si percepisce l'oltre il limite. Nella chiesa cattolica ci sono i gesti che suscitano la fede: sono i sacramenti, dove gli elementi naturali quale l'acqua, l'olio, il pane, il vino insieme con la parola e la preghiera dischiudono alla dimensione della fede. Ci sono anche ostacoli alla fede: sono i dogmi che interpretati come definizioni mortificano la verità e la grazia dentro il limite delle parole stesse. Nella fede, ogni definizioni ha il valore di simbolo, perché la fede dischiude la parola a oltre la parola.
Torino Spiritualità ha pubblicato: “PERCHE' CREDO – interviste su Dio” (Edizione SEI FRONTIERE – Euro 13,00). Il libro contiene 23 interviste a testimoni del cammino di fede, uomini e donne, la maggior parte laici. Le domande poste sono personalizzate con ogni testimone. Contiene anche una mia testimonianza che il lettore di questa lettera ha già sentito tante volte e può ritenersi dispensato dal rileggerla. Alcune testimonianze sono molto attuali, profonde e coraggiose. Da tali testimonianze ho tratto grande conforto: sono quelle di Maurizio Maggiani  giornalista, di Telmo Pievani docente universitario, di Antonietta Potente teologa che vive fra gli indio della Bolivia.  Altri nomi che seguono: Luigi Ciotti, Vito Mancuso, Gabriella Caramore, Marco Guzzi, Fredo Olivero... Invito caldamente alla lettura di queste testimonianze, non come risposte ai propri dubbi, ma come conforto fraterno nel pellegrinaggio variopinto dentro la verità, sempre più grande e profonda del nostro cammino e che contemporaneamente lo contiene e lo permea.
Oggi mi sono procurato l'ultimo numero di MicroMega. Il tema trattato è: “la Chiesa gerarchica e la chiesa di Dio”. Prima di scrivere questa lettera, ho avuto solo il tempo di leggere l'intervista di Scarpinato a mons. Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, dal titolo: “Dio, mafia, potere”. “Siamo in clima di restaurazione” riconosce il vescovo. L'anno della fede deve essere la chiesa cattolica un tempo di onestà storica. La fede che per stare in piede deve nascondere la realtà storica è finta. Quello che di vero e di bello c'è nella fede cristiana, proprio perché è vero e bello, rimane anche se vi si abbattono sopra le critiche mosse dall'umanità. Anzi, la fede spogliata da ciò che è deturpante sovrappiù, diviene amica come una lampada accesa nella notte. L'umanità ha il diritto e il dovere di criticare, per discernere a chi affidare la guida del proprio destino. Invito quindi, chi vuole, alla lettura di MicroMega, ultimo numero. 
L'albero e l'uomo
Il vangelo di queste domeniche ha il sapore autunnale: in modo pacato indica come si matura lungo il cammino della vita. In questo suo insegnamento il Vangelo gode della cordiale collaborazione degli alberi, in particolare – nel nostro mondo mediterraneo – la collaborazione della vita, del melo e dell'ulivo. Un grappolo d'uva, una drupa d'olivo, una mela testimoniano che c'è un sapore e un profumo a cui ciascuno deve maturare. Si matura, coltivando nella fede. 

Credits

Un programma di Gabriella Caramore
a cura di Paola Tagliolini
regia di Ornella Bellucci
consulenza musicale di Cristiana Munzi
in conduzione Benedetta Caldarulo,
Irene Santori
(Storie)
Gabriella Caramore (Questioni)
Via Asiago n. 10 - 00195 Roma

Moni Ovadia a Uomini e Profeti

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