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Lettere 13 - 19 aprile

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Gentile redazione,
mi colpisce molto, dopo avervi ascoltato oggi con la massima attenzione, con quanta circospezione si arrivi a dire ("quasi un balbettio") che dando un nome cominciamo a considerare che qualcuno esiste. Riascoltiamo le nostre voci migliori (Francesco d'Assisi) e prendiamo un po' più di coraggio. Si tratta, diceva Simone Weil, DI CONVINCERSI CHE GLI ALTRI ESISTONO. Per altri io intendo gli esseri viventi. Non ci siamo solo noi.
Vivo con esseri viventi uguali a me (mio marito) e con tre esseri viventi (due gatti e un cane, tutti salvati dalla strada) diversi da me (e spesso più pazienti, affettuosi e disponibili di me). Come potrei pensare di ucciderli per mangiarli? Fa differenza che animali che non conosco vengano invece annientati? No, non fa differenza. Diamo un nome, se ne abbiamo bisogno. Ma cominciamo a cambiare.
Un ottimo libro per cambiare prospettiva anche a proposito dell'immenso mondo vivente vegetale è il bello (malgrado il linguaggio divulgativo) e recente VERDE BRILLANTE. SENSIBILITA' E INTELLIGENZA DEL MONDO VEGETALE. di Stefano Mancuso e Alessandra Viola. I vecchi cacciatori amanti della natura li ho conosciuti anch'io (mio nonno, per esempio) ma il nostro mondo è cambiato e ha bisogno di una prospettiva diversa. Cambiare prospettiva sugli esseri viventi vuol dire diventare migliori. Non cambia gli animali, cambia noi.
Non salva solo loro, salva noi. La legge della giungla che Marcoaldi ricordava NON CI RIGUARDA. Siamo esseri culturali e possiamo cambiare, è quello che ci distingue nel bene e nel male dagli animali. Facciamo che sia nel bene.Vedendo un programma recente con la scena terribile di un giovane leone che isola dal gregge un agnellino e lo cattura, ho pensato proprio a questo: il giovane leone non può fare diversamente, noi vogliamo? Essere liberi è forse, prima di tutto, questo: non uccidere.
Grazie
Chiara Poltronieri
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Grazie  per questo tema, gli animali che io amo tantissimo. Sono davvero gli "ultimi", nessuno se ne interessa, nè le religioni, nè la new age, spesso mi chiedo il perchè di questa indifferenza e crudeltà dell'essere umano, questo arrogante antropocentrismo, nessun diritto, mangiati, scuoiati, resi schiavi, vivisezionati, incatenati, sfruttati, spremuti vivi...e tutto questo non interessa quasi a nessuno, sembra incredibile ma è la normalità. Vi 
ascolto sempre,spero che in qualche prossimo programma vogliate approfondire l'argomento "animale" anche in rapporto al cristianesimo, ho letto un interessante libro di Monsignor Canciani che afferma che Gesù era vegetariano, provenendo dalla tribù degli Esseni. Ho letto anche che l'anno scorso c'è stato un "raduno" di cattolici vegetariani presso il convento dei frati a Bocca di Magra. Mi sembra un argomento molto importante per la spiritualità! 
Vi saluto e  vi ascolto sempre, grazie :-)
Sandra Falconi
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Grazie per aver trattato questo tema etico. All'animale amato si può chiedere il sacrificio di " morire per noi", e lo si ringrazia di questo. Rimando ad Adriana Zarri, che allevava e macellava personalmente gli animali di cui si cibava, amandoli, appunto , e ringraziandoli. 
Un caro saluto a questo illuminato veterianario, auspicando che queste esperienze facciano scuola. 
Laura Lunardon
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Splendida e commovente testimonianza del dr. Marco Verdone….  Civiltà, umanità e spiritualità invocano la compassione e un futuro vegano….
Cordiali saluti
Paola Tenaglia
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Complimenti per aver sollevato il problema...il tema di come trattiamo gli animali è un tema troppo importante da un punto di vista religioso, spirituale ed etico per poterlo liquidare come fanno alcuni.
Gazie a voi e grazie anche al veterinario di Gorgona, sicuramente leggerò il libro!
Michela
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Complimenti per il lavoro e le intuizioni di Marco Verdone, da un decennio il mio veterinario cura i miei gatti e me in sinergia, le patologie delle mie bestiole sono le specchio dei miei squilibri, invito Marco a contattare questa realtà con il dott Andrea Serginpieri
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Gentile e bravissima Gabriella,
nella trasmissione di sabato 20 aprile, uno dei suoi ospiti concluse il suo intervento dicendo che molti cacciatori amano più la natura di quanto non la amino certi ecologisti.
Lei non commentò questa affermazione, mi auguro per riguardo al suo ospite! E' una affermazione davvero inaccettabile. I cacciatori amano la natura come un pedofilo-stupratore ama l'infanzia.
Se a quest'ultimo venisse posta la domanda sull'amare l'infanzia, certo direbbe che l'ama moltissimo (pensando fra sè che non c'è nessun gusto a stuprare un infante africano col ventre gonfio, le gambine scheletriche e gli occhi cisposi e pieni di mosche). Non ricordo il nome del suo ospite che fece questa infelice affermazione, ma sarei felice se lei potesse passargli questo mio commento. Quella stessa puntata col veterinario in crisi di coscienza è stata veramente molto bella. Io sono vegetariano da 40 anni. Quando ho cominciato eravamo in Europa circa sei milioni. Ora sembra che ce ne siano più di ottanta. Questo dato sarà gradito al suo ospite veterinario.
Con molta stima.
Ugo Bernardi 
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Buon giorno,
I nostri nonni, in montagna, avevano con le vacche che allevavano lo stesso rapporto di confidenza descritte dal dott.Verdone. Davano loro un nome proprio, le spazzolavano, piangevano se si ammalavano...
Erano animali utili per il latte e per...il letame, quindi non allevati per mangiarli.
Ma oggi, con la politica di contenimento della produzione del latte (ed il suo prezzo irrisorio al produttore) un'attività così non sarebbe economica. Infatti quei meravigliosi alpeggi sono deserti, mentre in Austria, pochi chilometri più in là, troviamo stupendi masi e prati e mucche al pascolo... 
Se i desideri del dott:Verdone si realizzassero, se cioè diventassimo vegetariani, non ci sarebbero proprio più mucche. E nemmeno buon fertilizzante naturale per i nostri orti (nei campi l'hanno sostituito da tempo...).
Con stima
Anna Maria
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Gentile Gabriella Caramore e Redazione,  
volevo ringraziarvi oggi per la lettura de Il cigno, non conoscevo questa poesia di Baudelaire, ma ad ascoltarla sono rimasta incantata, in effetti non so se chiamarlo incantamento quando capita di ascoltare parole una dopo l'altra senza riuscire a fare altro che a seguirle, poi finito il testo si rinviene e con un certo stupore ci si chiede: dov'ero? Come se avessimo girato l'universo in un lampo; più che una poesia mi è parsa la descrizione di un'esperienza mistica. Ho visto Il cigno come un simbolo divino - e dunque non si esclude anche come simbolo del figlio di Dio, come la testimonianza di una purezza innocente che consente di ricordare ognuno, persino i calunniatori del cielo e mi sono chiesta se non fosse nella celebrazione di questo sguardo onnicomprensivo - e che tuttavia non elimina le differenze - il motivo della dedica alla narrazione di Victor Hugo.
Comunque, grazie di nuovo e buon prosieguo.
Rita Bagnoli 
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Gentile Gabriella Caramore,
le invio una breve riflessione sulla poesia "Il cigno" , che ho avuto il piacere di riascoltare e ripensare. Colgo l'occasione per augurare a lei e alla Redazione di Uomini  Profeti un sereno 25 Aprile.
Rosella Marvaldi 


La dedica a Victor Hugo punta al centro del discorso, al dolore degli ultimi: vedove, esuli, sventurati di tutti i tempi, noti e sconosciuti.
La bellezza dissacrata e la naturale eleganza del cigno sono contraddette dal goffo annaspare di zampe palmate sul pavé riarso, lungo la riva di un rigagnolo essiccato.
Ma il dolore dell’immagine va oltre, si contrae rivelandosi nel peso delle cose, attraverso il simbolo del cigno, perché –come ebbe a dire Hermann Hesse- “le religioni, le mitologie, come la poesia, sono un tentativo dell’umanità di esprimere in immagini l’indicibile”. (H.Hesse, Religione e mito, Mondadori, Milano, 1989, p. 35)
All’interno del simbolo sono compresenti, a mio parere, sia il Modello, sia la sua reiterazione tipologica. Quel cigno, visto da Baudelaire presso il Carousel di una Parigi divenuta estranea e irriconoscibile, corrisponde a un altro cigno, il poeta, araldo di ogni cigno, di ogni infelice viandante, di ogni eterno pellegrino, di ogni perdente, perfino nell’angusto tratto di libertà provvisoria così faticosamente conquistata. E, infine, corrisponde al Cigno, quello che condensa su di sé tutta la “foresta di simboli” dell’umanità, divenendone il Salvatore: “Deve rialzarsi da solo,/ deve farsi carico dei bisogni e delle speranze dei fratelli,/ di nuovo venire crocifisso.”
(H.Hesse, Op. cit., p. 94)
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Buon pomeriggio,
volevo sapere se avete già avuto occasione di parlare degli ebrei messianici in qualche puntata o se avete intenzione di farlo. Si tratta di una realtà molto controversa (e molto discussa) all'interno dell'ebraismo contemporaneo e dello stesso cristianesimo; tuttavia se ne parla di rado ed è arduo trovare anche una bibliografia di riferimento seria e rigorosa, come voi soli sapete fornire. Purtroppo non sempre riesco ad ascoltare e a seguire le vostre trasmissioni (anche in poadcast): vi ringrazio, dunque, se potrete rispondervi brevemente per email. Non posso concludere, tuttavia, senza lasciarvi poche righe di ammirazione e di stima per le ore (intelligentissime e profonde) che ogni sabato e domenica ci dedicate.
Vi confesso che non mi sono mai pentita di pagare il canone Rai, grazie a voi e alla vostra trasmissione.
Un caro saluto
Roberta Casarini
Montalto Pavese (Pavia)
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Gentile Gabriella Caramore,
già altre volte le ho scritto e lei, carinamente, mi ha sempre risposto e confortato con le sue parole. Ho seguito, come cerco di fare sempre, la lettura della Bibbia del 21 aprile u.s. L'ho poi risentita in podcast ieri sera perchè volevo che l'ascolto avvenisse nel pieno silenzio della notte. L'argomento è troppo importante e delicato per passare oltre. Sono una nonna e quindi non più giovane. Tutta la vita giovanile l'ho trascorsa all'ombra del vecchio catechismo. Crescendo, ho letto , mi sono fatta delle domande, ho ascoltato persone qualificate compreso i suoi ospiti. Nonostante trovi giusto un diverso approccio ai testi evangelici, una gestione responsabile della lettura dei vangeli canonici (gli apocrafi intendo leggerli al più presto), un atteggiamento non di rifiuto alla critica moderna sull'argomento ciò nonostante, dicevo, mi sento un abbastanza sbandata. Spesso mi scopro più protestante che cattolica. Le chiedo, intanto, delle letture che mi aiutino in questo percorso , ma le chiedo anche, se è possibile, ritornare sul commento di ieri approfondendo con ulteriori argomentazioni le problemantiche discusse con i  suoi ospiti: Gaeta e l'altro di cui non ricordo il nome. Forse non sono sola in questo desiderio di ascoltare ancora.....
La ringrazio e la saluto affettuosamente
Maria  

Credits

Un programma di Gabriella Caramore
a cura di Paola Tagliolini
regia di Ornella Bellucci
consulenza musicale di Cristiana Munzi
in conduzione Benedetta Caldarulo,
Irene Santori
(Storie)
Gabriella Caramore (Questioni)
Via Asiago n. 10 - 00195 Roma

Moni Ovadia a Uomini e Profeti

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Lettere a U&P



E’ stato interessante il discorso sulla bellezza di domenica scorsa. Riflettendoci su vorrei sottolineare che esiste anche una seduzione negativa delle cose e che sarebbe opportuno evidenziare la differenza tra la seduzione di cui avete parlato, riferita alla bellezza legata alla verità,  e quella che invece riesce ad attrarre per la sua capacità di mimetizzare il vuoto a lei sottostante...

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Pablo Picasso, Ragazza che legge al tavolo Le letture bibliche di Uomini e Profeti in podcast >> Per  leggere i contenuti clicca su  archivio >>

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Medhat Shafik - Porta D'Oriente
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