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La parola mafia

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Gentile Redazione,

vi scrivo ad un'ora lantana dalla vostra programmazione -diciamo fuori onda-, mentre la mia compagna e la mia bambina di neanche sei mesi dormono nella stanza sopra al mio studio. Queste precisazioni, di carattere apparentemente privato, rappresentano l'innesco di un ragionamento durato qualche giorno e che chiude il suo cerchio proprio con la ricorrenza del ventennale dell'assassinio di Borsellino. Partecipare alla crescita di una bambina, ti permette di ripercorrere a ritroso anche le tappe importanti della propria vita e del proprio sviluppo. Per questo si comincia a capire l'importanza dei vocalizzi del bimbo, i primi monosillabi, i tentativi di farli risuonare più a lungo possibile; fino all'affiorare della parola. La parola. Quanto pesa una parola, quanto riverbera, quanto si adagia e si deposita una parola!

La mafia. Ecco la parola. Tutto questo preambolo in realtà serviva per portarvi a questa parola, oggi. Mi è capitato,attraverso una discussione nata su FaceBook, di percepire quanto questa parola crei ancora imbarazzo,quanto ancora incuta timore -che poi non è altro che una forma distorta di rispetto. Si, la parola mafia viene ancora rispettata, soprattutto,non solo, in Sicilia. Può benissimo capitare che qualcuno sfregi la statua di Falcone, ma ancora non capita che qualcuno sfregi la parola mafia, magari scrivendo "abbasso la mafia" su un muro qualsiasi di Palermo, o Catania , o Messina (giusto per citare alcuni luoghi, ancora peggio nei piccoli paesi). La si usa invece come i carbonari,in luoghi chiusi,tra persone fidate o fuori regione. Alle istituzioni nazionali e regionali tocca fare la loro parte, combattendo la mafia con tutti i mezzi passibili, così come hanno cercato di fare alcuni giudici barbaramente uccisi. Ma a noi, soprattutto a noi siciliani, tocca cominciare a vincere sulle parole. Cominciamo a mancare di rispetto alla parola mafia; come fanno i ragazzini nei confronti degli avversari della loro squadra del cuore. Abbasso la mafia. Così, con modi anche rozzi, popolari, quasi ingenui. Così, perché è in questi modi-luoghi che la mafia comincia a vincere, salendo fino a piani più raffinati della società. Sul mio profilo FaceBook ho scritto "abbasso la mafia, i mafiosi fanno schifo". Ho invitato alcune persone a farlo,senza risultato. In compenso qualcuno, sicuramente per scherzo, dieci minuti dopo questo mio inserimento, ha fatto comparire una lapide con scritta la data e i motivi della mia morte, usando un software apparso di recente sul social network. E se almeno per un giorno tutti scrivessero abbasso la mafia? dove capita, su un marciapiede, sopra un cassettone della spazzatura, sul proprio profilo Face Book o su twitter, o sulla carrozza di un treno nella stazione di Palermo? Rozzamente,perché certe volte, in certi ambienti, fa più breccia la rozza ingenuità, la semplice popolarità dei termini. Mafia è una parola simbolicamente cruda, ma anche ben carica di orpelli. Cruda, terrosa e ombrosa, che tocca smuovere dal basso; perché in questi anni ha scelto il profilo basso per impregnare meglio la società civile.

Spero che mia figlia impari a pronunciare la parola mafia molto presto, affinché possa usarla quando, quanto e dove vorrà. Che possa essere lei a creare il contesto d'uso, senza che nessuno glielo imponga come una leggera minaccia, come un timore sotterraneo perpetuo; leggero, continuo, sconfinante nella sua coscienza di ragazza.

Scusate la lunghezza della mail, scusate eventuali imperfezioni dovuti alla fretta e alla stanchezza.

un caro saluto

Salvo Scafiti

Credits

Carlo D'Amicis,Michele De Mieri,Lea Gemmato, Clementina Palladini, Daniela Pirastu, Laura Zanacchi, Regia di: Benedetta Annibali A cura di: Susanna Tartaro
Conduce: Loredana Lipperini

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