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Sotto la lente

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Oggi "sotto la lente" uno splendido cofanetto edito dalla Decca  dedicato a Sviatoslav Richter, considerato uno dei più grandi pianisti del XX secolo, che strabiliò il mondo per la profondità delle sue interpretazioni e un virtuosismo che rubava il fiato. 

L’amore per la musica era un tratto comune della famiglia Richter; scorreva rapida e impetuosa nel sangue e veniva tramandata, come una preziosa eredità, di padre in figlio. Il primo grande amore del giovane Sviatoslav Richter fu tuttavia la pittura. La passione per la musica e il pianoforte arrivò solo in un secondo tempo, ma si rivelò fatale.

Il dramma della fucilazione del padre, un pianista di origine tedesche, da parte dei sovietici che vedevano in lui una spia del nazismo segnarono profondamente il giovane pianista che si rifiutò di parlare per anni alla madre, ritenuta responsabile della morte del padre. La donna, follemente innamorata di un altro uomo, si era infatti rifiutata di lasciare la Russia, mettendo così il marito in serio pericolo di vita.

La carriera di Richter, nonostante i drammi privati, i ripiegamenti interiori, non conobbe battute d’arresto. Negli anni Cinquanta la sua fama valicò gli oceani, conquistò l’America e trionfò in tutta Europa.

Le grandi sale da concerto comunque non erano particolarmente amate da Richter, che preferiva un ambiente più intimo, in tarda età volle suonare quasi sempre in piccole sale, quasi oscurate, a volte con una sola piccola lampada che illuminava pianoforte e leggìo. Il segreto della sua memoria (per molti anni suonò impegnativi programmi senza spartito ma in seguito abbandonò questa abitudine, che in tarda età stigmatizzò come un vezzo inutile), era semplicemente il risultato della straordinaria abnegazione con cui si applicava nello studio: si dice che studiasse in media 10-12 ore al giorno (anche se lui stesso smentì quest'affermazione, dicendo che non superava mai le tre ore). La forza e la padronanza dello strumento acquisite con questo impegno hanno fatto di Richter un punto di riferimento per i pianisti di nuova generazione, da Martha Argerich a Maurizio Pollini.

Colpito da un attacco cardiaco mentre stava preparando una tournée concertistica, morì a Mosca all'età di ottantadue anni. La sua tomba si trova nel Cimitero di Novodevicij di Mosca.

 

Credits

Curatori
Monica D'Onofrio, Paola Damiani e Stefano Roffi
Redazione
Leda Bianchi, Giorgia Niso
Regia
Chiara D'Ambros
Conduttori
Francesco Antonioni, Oreste Bossini, Nicola Campogrande, Riccardo Giagni, Andrea Ottonello, Andrea Penna, Stefano Valanzuolo, Guido Zaccagnini

Sede Rai di Milano:
Nicola Pedone





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